La rinascita della Pinacoteca di Brera

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La rinascita della Pinacoteca di Brera

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Il Cristo morto

È bello e soddisfacente vedere che le cose possono cambiare, che i musei italiani possono diventare dei luoghi vivi e coinvolgenti. Spesso bastano piccoli e pochi accorgimenti. È il caso della Pinacoteca di Brera, che da qualche mese, grazie al nuovo direttore James Bradburne e a tutto il personale del museo, sta rinascendo. Tante le intuizioni, le operazioni e i piani che in questi giorni si stanno attuando a Milano. Il Museo poco per volta sta tornando nel cuore della gente! Questo il proposito del nuovo direttore. L’audience del museo finalmente non viene più considerata passiva ma attiva e partecipe. Quello che mancava forse era il fatto che i visitatori non riuscivano a vivere delle emozioni, ad essere coinvolti e a portare a casa delle esperienze uniche e indimenticabili.

Uno dei primi passi è stato infatti quello di conoscere il proprio pubblico anche attraverso un uso più cosciente dei social network e il rifacimento del sito della Pinacoteca. Diverse anche le azioni di comunicazione in città. Ad esempio in questi giorno Il Cristo morto del Mantegna è andato in tram, per pubblicizzare il Secondo dialogo che il direttore di Brera ha organizzato in Pinacoteca. Una corretta strategia di comunicazione influisce sicuramente positivamente all’aumento dei visitatori. Di questi ultimi giorni è infatti la notizia che nel primo semestre di quest’anno i visitatori sono addirittura aumentati rispetto allo stesso periodo nell’anno di Expo. Si sa che l’Esposizione internazionale non ha portato un boom di visitatori nei musei, ma i dati dicono che il grande lavoro svolto in preparazione di Expo è stata un’onda lunga, che in certi casi, ha sollevato fino a oltre il 30 per cento l’incremento dei visitatori rispetto al primo semestre dell’anno scorso. Brera infatti aveva chiuso il 2015 con un totale di 324.800 ingressi. Nel primo semestre 2016 sono già oltre 162 mila, quasi il 15 per cento in più rispetto ai corrispettivi mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2015.

Bambini (1)Oltre che a una buona comunicazione il successo si deve all’introduzione e alla valorizzazione della collezione permanente grazie anche ai due Dialoghi: Lo sposalizio della Vergine di Raffaello a confronto con quello di Perugino e Il Cristo morto del Mantegna esposto faccia a faccia con quelli di Annibale Carracci e Orazio Borgianni che in questi mesi hanno attirato tanto pubblico alla Pinacoteca. La strategia di Bradburne – nessun prestito per tre anni, niente grandi mostre, solo valorizzazione della collezione permanente – sembra dunque funzionare. I temi e gli obiettivi sono dei più nobili: non più meri eventi ma occasioni di confronto e di scambio culturale a livello mondiale. Il punto di forza di Brera sta sicuramente nelle eccezionali e singolari opere che il museo conserva, tutela e valorizza. È giusto quindi puntare e cercare di valorizzare al meglio quello che il museo possiede, come tratto distintivo e valore aggiunto per il pubblico. Questo è stato fatto con il riallestimento di alcune sale, in particolare quelle dedicate alla pittura veneta del Quattrocento di un bel blu acceso, che adesso accolgono i visitatori. Grande prestigio ha dato anche la nuova collocazione del Cristo Morto di Mantegna, riposizionato dove stava originariamente ma soprattutto, le nuove didascalie di formato grande e bel leggibile. Tra le novità della Pinacoteca c’è anche una nuova vetrata all’ingresso nel corridoio principale, trasparente e che permette lo sviluppo del museo con un percorso più chiaro.

Allestimento BreraLa nuova Pinacoteca inoltre, oserei dire finalmente, offre un’esperienza concreta in cui, il momento della fruizione dell’opera si accompagna a una serie di servizi e di attività educative e sociali che rendano l’esperienza memorabile. I bambini, grazie ai tanti laboratori organizzati, sono diventati in questi ultimi mesi, veri protagonisti. Ogni giovedì sera, inoltre dal 30 giugno al 29 settembre, la Pinacoteca di Brera è aperta fino alle 22.15 e in quelle giornate il costo del biglietto (normalmente tra i 7 e i 10 euro) è di 2 euro a partire dalle 18.00. Anche questa è un’occasione per scoprire in maniera low-cost il nuovo riallestimento delle sale della Pinacoteca. Il museo sta inoltre offrendo nuovi servizi, come delle banali panchine all’ingresso e ha in progetto di offrirne altri come: la caffetteria, un nuovo bookshop e un nuovo ingresso. Gli strumenti di informazione, la caffetteria, il bookshop, il guardaroba, i servizi igienici ma soprattutto l’accoglienza all’ingresso in termini di gentilezza, cordialità e completezza di informazioni sono elementi che non possono mancare e su cui bisogna ancora lavorare. Il fatto di entrare ancora dal bookshop è inammissibile per un museo di tale prestigio. Risulta infatti disorientate per il visitatore che concepisce il bookshop come tappa conclusiva del suo percorso. Bisogna riaprire la porta principale della Pinacoteca chiusa dal 1930.

Quello del nuovo direttore era un piano ambizioso che piano piano si sta realizzando. Un piano ambizioso che include anche l’aumento degli spazi (nel 2018 tutta la collezione moderna verrà spostata a Palazzo Citterio). Coerente con gli intenti che aveva dichiarato durante la conferenza stampa di insediamento alla Pinacoteca, Bradburne, ha mantenuto la priorità di migliorare subito l’offerta al visitatore del sistema Brera, partendo dalla trojka «ascolto, accessibilità, accoglienza». Una Grande Brera non in senso immobiliare, ma come visione cittadina per rilanciare l’intero quartiere.

La vera rivoluzione che stiamo vivendo è l’aver puntato sull’esperienza di ogni visitatore e mettere l’opera d’arte al centro della trasformazione della visita e questo è veramente un nuovo obiettivo e tutta la visione della Brera del futuro che dovrà tenere conto del visitatore, della sua esperienza, delle sue emozioni, ovviamente con l’opera d’arte come punto di partenza.

tram (1)L’obiettivo infatti non è il semplice valore economico sotto forma di visite turistiche ma è quello di creare un luogo dove poter ritrovare il nostro passato per aiutarci a costruire il nostro futuro. Una visione ampia del museo come istituzione che vuole «alimentare i propri problemi di conoscenza, più che per subire alienanti e coercitive lezioni» come disse nel 1971, Franco Russoli, allora direttore della Pinacoteca. È evidente quindi che il museo oggi per essere competitivo a livello mondiale deve soddisfar tre concetti fondamentali: l’accoglienza, l’accompagnamento e il coinvolgimento dei visitatori. Soltanto dialogando con il pubblico e avvalendosi di strumenti tecnologici e di comunicazione adeguati, il museo, può puntare alla partecipazione e alla creazione di un’esperienza unica e indimenticabile per tutti i visitatori che speriamo possano nei prossimi mesi continuare ad aumentare sempre di più.

Laura Cometa per MIfacciodiCultura

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