“Pinocchio”: da 135 anni è storia d’Italia

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Pinocchio: da 135 anni è storia d’Italia

Carlo Collodi (1826-1890) ha consegnato, esattamente 135 anni fa, al popolo italiano un intramontabile capolavoro della letteratura di fine Ottocento: Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino.

"Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino", edizione illustrata Bemporad (1890)
“Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, edizione illustrata Bemporad (Firenze, 1890)

Un testo dalla risaputa funzione pedagogica che iniziò la sua vita in quel lontano 1881 sulle pagine del Giornale dei bambini, per poi trasferirsi in volume nell’anno 1883. Fra il mese di luglio e la fine del mese di ottobre del 1881, i primi quindici capitoli della storia collodiana sono stati un appuntamento fisso, abbastanza regolare, per i lettori curiosi e affiatati delle pubblicazioni a puntate. Al termine delle vicende in quegli anni, il sipario calava con nostra triste sorpresa sull’impiccagione del burattino per opera del Gatto e della Volpe. Un finale quasi sicuramente voluto, almeno inizialmente, dall’autore, data la tanto classica quanto tradizionale parola ‘Fine’, posta in conclusione.

Iscritto con unanime consenso dei critici nel novero della narrativa fantastica, l’impianto e l’intento educativo sono ben strutturati e manifesti. Il messaggio che ci viene, con velata sottigliezza, veicolato dalla penna di Collodi è destinato in prima istanza al mondo dei fanciulli, ma non è del tutto fuori luogo ragionare su un rapporto tra la pubblicazione di Pinocchio e il contesto post-unitario degli anni Ottanta dell’Ottocento. Da quel periodo storico esce uno spaccato sociale che, nel campo della formazione umana, ha ancora molto da apprendere e molta strada da percorrere affinché il vero Italiano risulti completo. I ceti dirigenti che si trovano a capo dei decenni posteriori al 1861 comprendono la reale e concreta difficoltà ravvisata in una necessaria costruzione culturale del neonato Paese. Gli stessi scrittori, uomini di lettere di acuto spirito d’osservazione, ritengono indispensabile un’azione editoriale per risanare e instradare la storia italiana. Ecco che giunge in soccorso il personaggio di Pinocchio, lui, burattino vagabondo incline all’avventura ed emblema della trasformazione. Non è la cattiveria che caratterizza Pinocchio, ma sono la superficiale imprudenza e l’ingenua distrazione a fare del burattino una raffigurazione dei freni italiani, quelli che bloccano e inibiscono il progresso civile e culturale.

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“Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, edizione illustrata Bemporad

È stato il critico Asor Rosa a identificare in Pinocchio «la più vera fra le tante ricerche di identità nazionale che l’Ottocento ci ha lasciato». Una popolarità e una universalità del personaggio tale per cui anche oggi, a distanza di oltre un secolo, siamo in grado di avvertirlo come vicino. Tutti noi abbiamo un Paese dei Balocchi. Tutti noi cadiamo in tentazioni. Un’impalcatura dialogica e semantica che ha del sempre-vero, in diversi luoghi e tempi, come attestano infatti le innumerevoli traduzioni in tutto il mondo nel corso degli anni.

Nessuno di noi avverte soggezione di fronte agli elementi magici e favolistici presenti nella narrazione, anzi, si sente coinvolto e vicino al burattino, tanto da percepirsi a un palmo di mano dal Grillo Parlante o dalla Fatina dai capelli turchini.

Collodi, quindi, non è stato solamente uno scrittore per l’infanzia, come generalizzando potrebbe sembrare e come le analisi più scontate lo hanno voluto far passare – accanto al tanto e altrettanto acclamato De Amicis con Cuore. Il Collodi di Pinocchio è stato uno scrittore nazionale, un reale interprete della verità post-unitaria dell’uomo Italiano, colui che sa di possedere un bene solo quando lo ha perso, colui che apprezza le proprie ricchezze solo quando le vede svanire. Una conquista e un rischio di perdita continui. Un burattino che non è pienamente consapevole perché manca di esperienza e solide basi, entrambe ottenute con scotti e scivoloni patiti in prima persona.

Una storia, dunque, quella di Pinocchio, che riempie la nostra tradizione di orgoglio e fierezza per essere custodi di un lavoro di tale portata, ovvero di un’opera che non è solamente una comune storia di fantasia giocata su elementi del mondo infantile. Pinocchio si rivela per tutti noi un verso testimone di un’Italia bisognosa di elevarsi culturalmente. Un documento scritto e pubblicato per la prima volta 135 anni fa e che non è stato capace di perdere luminosità e attualizzante verità. È un pezzo letterario di tutti noi, di tutte le generazioni succedutesi da quel 7 luglio 1881, e che continua a rivelare una sempiterna lezione di crescita sociale e culturale.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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