Una dea in cerca di fedeli: il caso della “Venere” di Morgantina

1 1.513

Una dea in cerca di fedeli: il caso della Venere di Morgantina

4 (1)Nel cuore orientale della Sicilia, ad Aidone, in provincia di Enna, un piccolo tesoro è custodito tra le mura dell’ex convento dei Cappuccini: si tratta della dea di Morgantina.
Imponente con i suoi due metri e venti d’altezza, la dea fu scolpita nel  V secolo probabilmente da un allievo di Fidia, operante nella Magna Grecia. Si tratta di uno pseudo-acrolito (dal greco àkros, “estremo” e lithos, “pietra”), ovvero è una scultura che presenta le estremità (testa, braccia e mani) in marmo pario, mentre tutto il resto è realizzato con un materiale meno pregiato, un calcare colorato proveniente da una cava locale: in questo modo si risparmiava sì sui materiali, ma si creavano sorprendenti giochi luministici dati dal contrasto tra materiali dai colori e dalla consistenza diversa. Non sappiamo esattamente quale dea essa rappresenti (sebbene venga indicata generalmente con il nome di Venere), né dove fosse collocata, tuttavia il fatto che sia lavorata fin nei minimi dettagli anche nella parte posteriore, dove il panneggio è riccamente caratterizzato, farebbe pensare ad un’esposizione dell’opera su un piedistallo, perfettamente visibile da ogni angolazione.

Colpisce il visitatore il suo “stile ricco” post-fidiaco, diffusosi in Grecia durante gli anni della guerra del Peloponneso: la veste presenta il cosiddetto “effetto bagnato” che mette in risalto i lineamenti del corpo (basti pensare alla Nike di Olimpia o alle Vittorie del Tempio di Atena Nike ad Atene) come se aderisse perfettamente alla nuda pelle in seguito ad un forte colpo di vento. Questa soluzione stilistica, oltre ad essere indicativa di un’epoca, rende vivi i soggetti scolpiti, animati e palpitanti sotto quello strato aderente di tessuto. Una forza dirompente che, purtroppo, oggi si ritrova con qualche ragnatela sparsa qua e là, una divinità “solare” con braccia possenti e corporatura massiccia, simbolo eloquente della ricca Magna Grecia, illuminata, oggi, con flebile luce da qualche faretto destinato a fulminarsi.

3La dea fu ritrovata tra la fine degli anni ’70-inizi ’80 nel sito archeologico di Morgantina a seguito di numerosi scavi clandestini e giunse senza nessun ostacolo, in un camion di carote, in Svizzera dove, attraverso Robin Symes, – grande acquirente internazionale per conto di importanti musei – quindi rivenduta nel 1986 al Getty Museum di Malibù, senza creare allarmi di troppo presso le Soprintendenze. Tuttavia, a seguito della Convenzione di Roma del 2007 tra il Ministero dei Beni Culturali, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e il Getty Museum, si è finalmente conclusa una lunga e complessa vicenda giudiziaria e diplomatica: la dea nel 2011 torna a casa. Rientro trionfante, degno di una dea, appunto: tanti festeggiamenti e promesse.

Ma, una volta sedotta e fatta accomodare nel suo nuovo tempio, è stata abbandonata. Dopo un primo entusiasmo, con quasi 49mila visitatori nel 2011, e un incasso complessivo di 115mila euro, il successo della dea è calato a picco. Un’inchiesta dell’Espresso mostra come, tra l’altro, dei 22mila ingressi del 2014 i due terzi sono stati gratuiti e nel primo semestre del 2015 solo il 17% dei visitatori ha pagato il biglietto. Un grave problema per il museo, già soffocato dai tagli alla cultura degli ultimi anni: ogni anno perde sempre più visitatori e le critiche sono molte: dalla cattiva gestione alla irraggiungibilità del luogo espositivo. Difficile da raggiungere, non ben collegato, strade interrotte, segnaletica stradale mancante, non esiste un bookshop, solo un piccolo negozietto di merchandising: sono questi gli scoraggianti commenti che si trovano sul web. Eppure a 10 chilometri di distanza la villa romana di Piazza Armerina vanta 300mila visitatori in più. Un discorso analogo potrebbe, d’altra parte, essere fatto per il museo del Satiro a Mazara del Vallo e Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, che ospitano rarissime sculture in bronzo, invidiate da tutto il mondo.

2Il problema sta dunque ab origine: non riusciamo a sfruttare il potenziale culturale e turistico che il museo di Aidone ha ed è solo grazie alla valorizzazione che la dea, da Didone abbandonata quale è oggi, può ritornare ad essere una femme fatale come lo era al Getty, corteggiata e desiderata.

Come recita l’articolo 6 del nostro Codice dei Beni Culturali, la valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura.

Dopo essere stata rapita una prima volta, la Venere di Morgantina torna ostaggio. Vittima innocente dei tagli alla cultura, della mancata valorizzazione e del disinteresse collettivo.
È forse destinata a morire di solitudine? Se così fosse, sarebbe un fallimento davvero misero per la cultura italiana.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.