Le sette note: troppo poche per evitare i plagi?

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Le sette note: troppo poche per evitare i plagi?

plagiIl mondo delle arti credo sia storicamente teatro di plagi, furti e copiature di ogni sorta. Oltre ad essere terreno fertile per i vari arrivisti che tentano di fare cassa rubacchiando qua e là, è anche doveroso ammettere che l’universo dell’arte si fonda sulla citazione. Il richiamo ad altre opere, ad altri artisti è uno dei fondamenti dell’arte. Pittura, scrittura, scultura eccetera. La stratificazione degli stili, dei temi e delle tecniche ha da sempre permesso il processo di evoluzione dell’arte in generale. Si potrebbe addirittura dire che copiare è un tratto genetico dell’arte, da quando i nostri avi hanno dipinto sulle pareti umide e scure delle grotte delle copie stilizzate di cervi e altri animali, allora considerati sacri.

La questione dunque non è se copiare sia corretto o meno, almeno dal mio punto di vista. Il punto sostanziale sta nel COME si copia. Un po’ come a scuola durante i compiti in classe (un’arte anche quella se mi è concesso).

Alcuni esempi del modo più sbagliato di copiare ci vengono offerti dal settore musicale, in maniera anche troppo sfrontata. Dell’ultimo minuto è infatti l’accusa ai Led Zeppelin che avrebbero copiato il brano Taurus degli Spirit, per poi dare alla luce Stairway to Heven, supermegaclassico dell’hard rock. Ora, ascoltati i due pezzi, è indubbia la somiglianza, ma il processo relativo a questo presunto plagio si è appena concluso dopo una disputa quasi quarantennale tra le due band: il giudice ha assolto il gruppo di Jimmy Page e Robert Plant, ponendo fine alla vicenda.

2Altri tentativi più famosi, ormai entrati di diritto negli annali dei plagi, sono quelli dei Beatles che avrebbero rubacchiato da Bobby Parker, Watch your step sarebbe infatti il brano origine da cui i Fab Four avrebbero ricavato I fell fine. Prima ancora da Chuck Berry, Can’t catch me avrebbe fornito gli spunti per Come together, definito da Lennon stesso come icona del rock & roll vivente.

Tentativo tutto nostrano ancora più maldestro del maldestro è quello che ha visto come attori Al Bano e Michael Jackson. Nel 1992 infatti il cantante pugliese, icona del Festival di Sanremo e della musica leggera italiana anni ’70, decise di citare in giudizio niente di meno che il re del pop, accusandolo di aver copiato la canzone I cigni di Bakala (di Carrisi) per ideare Will you be there. Al di là della spontanea ilarità che scaturisce dall’immaginarsi Michael Jackson attraversare mari e monti per giungere nel Belpaese dove, all’ombra delle sue lubriche intenzioni, decide di rubare una canzone cantata da Al Bano e Romina Power, ciò che è risultato ancora più ironico (o drammatico, dipende dai punti di vista) è che entrambe le canzoni siano in realtà state scritte prendendo come spunto un brano del 1939, sprovvisto di diritti d’autore, degli Ink Spots intitolato Bless you for be an angel. Beffa finale, gli Ink Spots si ispirarono a loro volta ad una melodia tradizionale dei nativi americani, che in quanto a furti credo siano il popolo più vittima nella storia delle vittime. Quindi un plagio, di un plagio, di una citazione. Il processo si concluse con la vittoria di Al Bano, dato che 37 note della canzone di Michael Jackson risultarono identiche alla versione italiana, anche se in ultimo appello il tribunale di Milano stabilì la concretezza del rapporto stretto fra entrambi i brani con quello del ’39, che però essendo sprovvisto di copyright non portò a ripercussioni.

3Come morale della questione vi porto, come ormai spesso accade, alcune mie considerazioni. Le note sono sette, il concetto è assolutamente veritiero nella sua banalità. Alcuni teorici hanno anche difatti già annunciato che sia praticamente impossibile oggigiorno creare delle nuove melodie pop, dato l’enorme bagaglio che la storia della musica porta con sé. Quello che penso però è che, come nel campo della fisica, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Come ho cercato di spiegare in apertura, nel mondo dell’arte il riferimento al precedente è fondamentale, indispensabile, tutto sta però nel come poi questo riferimento venga rielaborato dalle capacità dell’artista. L’arte sta nel dare nuova forma e vitalità a ciò che la nostra sensibilità ha colto da artisti che hanno offerto alle muse il proprio sangue, la propria vita.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

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