Brexit: benefici o svantaggi per il mondo dell’arte?

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Brexit: benefici o svantaggi per il mondo dell’arte?

Image 4Nello scorso maggio, diversi artisti e professionisti della cultura hanno sottoscritto una lettera aperta contro la Brexit dichiarando che la Gran Bretagna non solo è più forte nell’Unione, ma che dalla permanenza ne ricava anche immaginazione e fantasia.

Fra i firmatari della lettera il fotografo tedesco Wolfgang Tillmans, da anni residente a Londra, il quale attraverso una serie di 26 manifesti ha illustrato il motivo per cui la Gran Bretagna dovrebbe rimanere in Europa, sintetizzando il suo pensiero con il motto «What is lost, is lost forever».

Anche l’artista britannica Tacita Dean ha espresso il proprio dissenso affermando che:

Brexit potrebbe far tornare Londra un centro d’arte provinciale, come è stata in passato.

E proprio la prospettiva dell’uscita del Paese dall’area europea ha suggerito un lavoro che la stessa Dean sta completando, ispirato ad una commedia di Shakespeare intitolata The Tempest, nella quale il protagonista, Prospero, viene lasciato alla deriva in alto mare.

Un’immagine, quella della nave alla deriva, che raffigura esattamente la generale situazione di turbolenza che la Gran Bretagna sta attraversando.

Image 1Ciononostante, vi è da rilevare che nel mercato dell’arte conseguenze drammatiche non dovrebbero determinarsi in quanto i principali operatori del settore, galleristi e case d’asta con sedi a Londra, sono già strutturati a livello globale e operano regolarmente nei mercati extra europei. Lo conferma l’asta tenutasi lo scorso 28 giugno da Sotheby’s, nella quale si sono registrati risultati tendenzialmente indifferenti all’esito del referendum, seppur molti hanno evidenziato che la stessa avrebbe beneficiato in particolar modo della debolezza della sterlina, che ha così favorito il dinamismo di compratori americani ed asiatici.

Sotto una diversa prospettiva di indagine, con riguardo alla regolamentazione della circolazione di opere d’arte al di fuori dell’UE, la normativa italiana prevede dei meccanismi piuttosto complessi volti proprio a garantire controlli uniformi in tutte le frontiere dell’Unione Europea in modo da impedire la fuoriuscita illegittima dei beni artistici.

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs. 42/2004) prevede infatti, all’articolo 74 che, qualora il proprietario di un’opera d’arte intenda trasferirla in un paese extra europeo, debba adempiere ad una serie di “passaggi” burocratici. Concretamente, quindi, il soggetto interessato ad esportare un’opera d’arte in Gran Bretagna, d’ora in avanti si potrebbe trovare a dover richiedere il rilascio della c.d. Licenza di esportazione, al fine di presentarla a sostegno della Dichiarazione di esportazione, al momento dell’espletamento delle formalità doganali.

Image 2Un iter sicuramente più complesso e gravoso, rispetto alle regole che disciplinano la circolazione e gli scambi intracomunitari, che potrà di conseguenza comportare una contrazione delle esportazioni verso la Gran Bretagna e porla in una posizione di svantaggio rispetto ad altre piazze artistiche europee come quella di Parigi, da sempre caratterizzata da una legislazione meno restrittiva in materia di circolazione di beni artistici.

A distanza di pochi giorni dall’esito del referendum è comunque ancora troppo difficile dire con esattezza quali saranno gli effetti di Brexit nel lungo periodo, in particolare nel mondo dell’arte.
Anche le sensazioni generali sono molto discordanti fra loro. Il dibattito è tuttora aperto e vede da una parte chi considera Brexit una scelta per certi versi sonnambula, dettata dalla paura e da sentimenti nazionalistici, e chi invece, molto più semplicemente, la ritiene una scelta dettata dalla nostalgia verso un passato imperiale, che vede da sempre la Gran Bretagna incerta nella sua appartenenza geografica e culturale all’Europa.

Il dilemma è palpabile e limitare i confini potrebbe determinare una battuta d’arresto nella circolazione delle persone, dell’idee, e porre un freno alla stessa creatività degli artisti internazionali che, al contrario di Brexit, hanno bisogno di apertura, connessioni e programmi di scambio.

Greta Zuccali per MIfacciodiCultura

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