I 100 collezionisti d’arte contemporanea più influenti del 2016

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I 100 collezionisti d’arte contemporanea più influenti del 2016

Miuccia Prada (1)
Miuccia Prada

Anche quest’anno Artnet ha stilato la classifica dei Top 100 art collectors, ossia i 100 collezionisti d’arte contemporanea più influenti e, aggiungerei, più ricchi del mondo.

Tra questi 100 nomi classificati in ordine alfabetico – per non far torto a nessuno – compaiono infatti alcuni tra i cosiddetti HNWI, gli individui (12 milioni) il cui patrimonio supera il milione di dollari. Fin qui tutto bene, ma da qualche parte del mondo esistono gli ultra-HNWI, meno dell’1% degli HNWI, con disponibilità superiori ai 30 milioni di dollari.

Gli ultra si concentrano negli Stati Uniti, paese che ha un ruolo preponderante anche nella classifica di Artnet. “Certo, non avevano niente prima del 1492“, dice il luogo comune, eppure io, che non ho armi (potere, soldi, opere d’arte, niente) per sfatarlo, mi sento di appoggiare questo allenamento tutto americano nei confronti dell’arte contemporanea; la mia impressione è che, qui da noi, nonostante possiamo vantare il n% di patrimonio artistico, non ci siano le stesse forze (istituzionali? Boh) per sostenere la carriera, la vivacità, la fatica dei nostri artisti. A pizza e mandolino ci potremmo aggiungere Biennale di Venezia, perché, a livello internazionale, dove siamo influenti artisticamente?

Se il Belpaese si difende è anche merito di singole individualità, e non solo figli di, che puntano i piedi e riescono a lasciare un segno e una speranza, soprattutto verso le nuove generazioni che al di fuori delle Accademie il più delle volte si limitano ad osservare e sognare la gloria altrui.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (1)
Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Tra i Top 100 (pt. 1, pt. 2) sono segnalate solo due italiane, Miuccia Prada e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. Poi ci sarebbe Leonardo Di Caprio, che di italiano ha solo i bisnonni e il nome, dato che il primo colpetto nella pancia della madre (così dicono) lo diede agli Uffizi, di fronte all’Annunciazione di Da Vinci. Un destino segnato dall’arte, quello del premio Oscar, che nella sua collezione vanta un’opera di Frank Stella del ’73 e un Takashi Murakami.

Gli artisti emergenti, i talenti sconosciuti: ecco uno dei grandi rischi dell’arte contemporanea, il non andare sul sicuro. Perché non puntare, che so, su Van Gogh? Perché collezionare è guardare con l’occhio che sa cogliere la rarità, la preziosità, che non è solo in senso economico, ma soprattutto in senso storico. Collezionare è potenzialmente accaparrarsi un pezzo di storia, di conseguenza imprimere il proprio nome di collezionista, oltre a quello dell’artista.

Speculazione? Forse, ma il collezionista influente non è quello che acquista un capolavoro e se lo tiene in salotto, coperto da un velluto, come fosse L’origine du monde, influente è colui che favorisce la circolazione dell’arte, che istituisce fondazioni, che presta il suo patrimonio in favore di un ampio pubblico. Influente (e filantropo) è quel collezionista che anche grazie al suo denaro valorizza un’espressione, che grazie al suo potere istituzionale e mediatico è in grado di far capire che un’opera vale davvero.

Per questo il collezionismo influenza la critica sulle “novità”. Così sono nati il MOMA e il Guggenheim.

Che cos’è arte? Che cos’è mercato? La dicotomia del nostro secolo.

Dasha Zhukova e la poltrona ''razzista'' (1)
Dasha Zhukova e la poltrona ”razzista”

Tra i 100 collezionisti ci sono marito&moglie, star come Di Caprio, leader del calciomercato come Roman Abramovich, grandi ereditieri come Lawrence Benenson, collezionisti storici come François Pinault, principi nigeriani, grandi sostenitori di Jeff Koons (primi tra tutti Bill e Maria Bell, che hanno comprato la sua suprema fatica, Play-Doh), Dmitry Rybolovlev iscritto nei Panama Papers (si dice collezioni Van Gogh e Leonardo), personaggi che investono denaro per dar luce al proprio paese, come i coniugi  Samdani in Bangladesh, e i più ricchi del mondo (Bernard Arnault in Europa, fondatore della Fondation Louis Vuitton), con una netta distinzione di genere. C’è anche chi sfocia nel mondo del gossip con accuse di razzismo, come Dasha Zhukova, seduta su una poltrona a forma di donna di colore mezza nuda.

Emerge nella classifica la supremazia di alcune donne, tra cui Alice Walton, la donna più ricca del mondo, o la sceicca Al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani, sorella dell’emiro del Qatar, la donna più potente nel mondo dell’arte che in un anno spende un miliardo di dollari in capolavori. È suo I giocatori di carte di Paul Cézanne, il record da $250 milioni.

Magnifiche collezioni dall’altra parte del mondo che per molti di noi, ahimè, rimangono sogni.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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