“Mirror box”: performance artistica o esibizionismo di Milo Moiré?

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Mirror box: performance artistica o esibizionismo di Milo Moiré?

Mirror BoxIn un mondo così complesso esiste ancora l’Arte Contemporanea?

Prima di interrogarsi sulla validità artistica della performance di Milo Moiré reputo necessario avere un’idea chiara di quello che è successo la scorsa settimana a Londra.

Il 23 giugno scorso è stata arrestata a Londra, per la seconda volta, Milo Moiré durante la sua performance. Il motivo del fermo: atti osceni in luogo pubblico. L’artista svizzera (classe 1983) si faceva masturbare dai passanti che inserivano la propria mano all’interno di una gonna trapezoidale specchiata (la Mirror Box che da il titolo all’opera) attraverso un’apertura rettangolare, in corrispondenza delle parti intime, chiusa da una tenda rossa. La ragazza coinvolgeva i passanti di Trafalgar Square per trenta secondi, tempo massimo della durata della masturbazione, che cronometrava.

Attraverso un megafono dava una spiegazione dell’esibizione:

I am standing here today for women’s rights and sexual self-determination. Women have a sexuality, just like men have one. However, women decide for themselves when and how they want to be touched and when they don’t.

È così chiaro che l’artista ha deciso di scendere in piazza in difesa degli abusi e delle violenze alle donne. Il corpo femminile diventava specchio del desiderio maschile; le reazioni delle persone si riflettevano sul parallelepipedo e così erano i voyeur a ritrovarsi ad essere, tramite un’inversione di ruolo, l’oggetto in vista.

Mirror Box è una provocazione: la provocazione è un’espressione dell’arte che il Novecento ha inaugurato con il Futurismo e con la rottura degli schemi tradizionali: provocare per far reagire il pubblico.

Quali reazioni ha provocato questa performance? È Arte Contemporanea? Per farlo è bene capire il significato del termine contemporaneo e quello di arte, inseguito ognuno trarrà le proprie conclusioni.

Che cosa significa contemporaneo?

VALIE EXPORT
VALIE EXPORT

La contemporaneità si dà indipendentemente dalla durata. Contemporaneo è tutto ciò che esalta la natura profonda di beni che hanno a che fare con l’oggi; ciò che porta in sé valori che non finiscono. Nell’esistenza di forme passate è possibile ci sia un archetipo che le renda contemporanee, più contemporanee di quanto non lo fossero nel momento in cui sono state rappresentate.

Che cosa si intende con il termine arte?

L’arte è un fenomeno ambiguo: innanzitutto è l’opposto della pubblicità. Nella nostra epoca ‘del trash’ si è passati da una comunicazione ricca e vivace ad una più rapida e semplificata che inizialmente genera, tra il pubblico, consenso; successivamente, con i suoi messaggi semplici e banali, provoca un senso di vuoto vertiginoso. L’arte invece complica il messaggio, lo rende confuso: più è ambiguo, più è in grado di comunicare a persone diverse messaggi differenti e più riesce a durare nel tempo. Non è immediata perché, riprendendo Pollock, è «rappresentazione di ciò che ogni artista è» e l’artista, in quanto individuo, è irrimediabilmente complicato. Egli riesce a far pulsare il mondo facendocelo intuire così come lui lo percepisce; con l’opera d’arte rappresenta la sua verità. La sua arte non è il semplice specchio della nostra società ma ancora di più, va oltre: ha la capacità di generare una pulsione di coscienza, di mutare le percezioni. Questo perché il vero artista esce dai limite del capibile opponendosi all’arte vetrinistica; quest’ultima parla attraverso elementi che già si conoscono e nei quali ci si identifica immediatamente.

Quando l’arte è vera funzione come metro di misura anche per i politici: i giovani artisti immaginano il futuro della società e fanno la rivoluzione. E così successe quando nel 1967 Waltraud Höllinger cambiò il suo nome in VALIE EXPORT (scritto a lettere maiuscole). Il nome, VALIE, si collegava al logo di una famosa marca di sigarette austriache: le sigarette erano il simbolo di piacere consumato rapidamente, di libertà e di trasgressione. Con EXPORT, l’artista, si riteneva invece «esportatrice di valori e di trasformazioni politiche e sociali», negando il cognome paterno e del marito in segno di ribellione.

Philippe Daverio, riportando parole non sue, diceva nell’incontro a Torino condotto da Maurizio Braccialarghe:

L’artista vero nasce da una sofferenza molto profonda che è una sofferenza di specie, non individualista. È la specie che soffre di non potersi identificare; quando l’individuo si identifica compie l’arte.

VALIE EXPORT -Tap and Touch Cinema- 1968
VALIE EXPORT, Tap and Touch Cinema (1968)

E VALIE, con i suoi gesti di auto-determinazione, affermò la sua identità all’interno della scena artistica viennese e compì l’arte. La sua azione nasceva dal bisogno di documentare, di denunciare e di trasgredire i modi in cui le rappresentazioni dei media trattavano delle donne e della loro dignità. Il suo essere femminista la portò ad affrontare diverse opere e azioni tra le quali Tap and Touch Cinema rievocato da Milo Moiré con Mirror Box.

Questa scatola è una sala cinematografica, Il mio corpo è lo schermo. Questa sala, però, non è fatta per guardare, è fatta per toccare.
Questo è Touch Cinema. Anche se lo stato non ammette la pornografia, voi potete sentirvi liberi di sperimentarlo ma solo per tredici secondi. Quando lo fate, comunque, sarete visti da tutti..

Questo succedeva a metà degli anni sessanta, in una società molto diversa dalla nostra, quando le donne iniziavano a lottare per i loro diritti, per fare sentire la loro voce, per la parità di sesso, per l’autonomia e l’indipendenza; quando la nudità era censurata ed il mondo non era pieno di immagini, suoni e video come al giorno d’oggi. Il suo intervento fu rivoluzionario allora ma nella nostra epoca, in cui la nudità è sempre meno censurata, dove il confine tra pornografia e normalità è sempre meno marcato, che riscontri può avere Mirror Box? Porta in sé una rivoluzione? O risulta una performance semplice e banale e quindi arte da vetrina?
Consideriamo adesso tale performance un semplice omaggio a VALIE EXPORT e alla sua azione che toccò un tema tanto importante allora quanto oggi; l’artista viennese, ora settantaseienne afferma:

Il mio corpo era lo strumento più importante. Sentivo che, da un punto di vista politico, era importante utilizzare il corpo femminile per fare arte. Così quando realizzavo una performance, di solito lo facevo nuda, perché mi interessava lo sguardo degli uomini. Sapevo che, spogliandomi, sarebbe cambiato il modo di guardare del pubblico (soprattutto di quello maschile). Ma non volevo suscitare nessuna forma di desiderio pornografico o erotico-sessuale, e in questo modo facevo nascere una contraddizione.

CensoredPerché allora Milo Moiré ha proposto, nel video caricato su Youtube, oltre alla visione della performance ripresa esternamente, anche ciò che succedeva all’interno della gonna trapezoidale ripreso da una telecamera? E ancora: Perché, sotto il video censurato è presente un link per acquistarlo a 7,99 euro senza censure? Perché nascondere dietro ad un’apparente difesa dei diritti delle donne un’attività a scopo di lucro?

Concludo riportando le parole della politica birmana e Premio Nobel per la pace nel 1991 Aung San Suu Kyi. Attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo paese, con queste parole esprime adeguatamente il concetto di rivoluzione politica che, a parer mio, vale anche per quella artistica:

L’autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale della necessità di cambiamento degli atteggiamenti mentali e dei valori che modellano il corso dello sviluppo di una nazione. Una rivoluzione finalizzata semplicemente a trasformare le politiche e le istituzioni ufficiali per migliorare le condizioni materiali ha poche probabilità di successo.

 

Fiammetta Pisani per MIfacciodiCultura

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