“La Calenda Milanese”: la metropoli in mostra

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La Calenda Milanese: la metropoli in mostra

Opere di Monica Previtali (sopra) e Monica Anselmi (sotto)
Opere di Monica Previtali (sopra) e Monica Anselmi (sotto)

Dal 21 giugno al 15 luglio la Galleria Previtali ospita la mostra La Calenda Milanese, una collettiva con vari artisti regionali che indagano sull’essenza di Milano a partire sia dal proprio vissuto personale, sia da una speculazione ontologica “esterna”.
Un compito difficile data la natura complessa della metropoli ed il suo caos intrinseco. Infatti la città sembra un magma che, in seguito all’eruttare di un vulcano (ossia il sistema capitalistico), continua a scorrere incessantemente senza concedere apparentemente alcuna possibilità di scampo. Dico “apparentemente”, perché con la dovuta attenzione si può arrivare a dei risultati, come quelli che troviamo ne La Calenda Milanese. Questi ultimi sono molto interessanti, poiché partono da una dialettica tra le opere dei vari artisti: le diverse prospettive giocano molto sulla continua contrapposizione tra un “habitus poieticus” e un “habitat tecnico“, ovverosia tra una dimensione contemplativa ed una strumentale.

Basti pensare innanzitutto alle opere di Marina Previtalile cui dense campiture cromatiche rendono tutto il peso delle strutture architettoniche della città, catturandone le tensioni e le contraddizioni. Infatti le costruzioni, che cercano di erigersi a equilibrio nel caos del potenziamento urbanistico, risultano dinamiche nel loro infinito progresso e statiche nella loro non-finitezza perpetua. Una contrapposizione-identità in cui l’essere umano non appare, in cui la meccanicità dell’artificiale si sostituisce al suo stesso “faber”.

Opere di Mauro Falsini (sopra) e Francesco Stile (sotto)
Opere di Mauro Falsini (sopra) e Francesco Stile (sotto)

Vi sono poi i dipinti di Monica Anselmi, che raffigurano appieno il campo del postmoderno. La sua pittura è nettamente materica ed accompagnata da collage di stampo poverista, con l’uso di materiali di scarto o commerciali (come cartelloni pubblicitari): in questo modo l’artista arriva a rendere la violenza delle emozioni ed a scandagliare l’umanità nella sua Storia e nella sua essenza. Passa così dall’analisi sul linguaggio a quella sulla femminilità ed il genere, in un intreccio intertestuale ricco di spunti di riflessione e tendente all’astratto.

A tal proposito, dall’altro estremo si trova Giovanni Lo Presti, che preferisce rimanere nel solco figurativo privilegiando uno stile realista; la sua attenzione per il dettaglio però non si traduce in una mera rappresentazione della contingenza, bensì in un ordinato disegno del sostrato psicologico ed antropologico della metropoli.

Un orizzonte considerato anche da Yoon Si-Young, anche se si dirige più verso un’iconografia post-impressionista. La sua particolarità risiede nella resa appannata di angoli cittadini tramite una leggera patina di acrilico: il suo intento è di mettere in mostra la differenza ontologica tra lo spettatore e l’opera d’Arte. Una relazione imprescindibile e quantomeno fondamentale nella comprensione dell’opera stessa.

Opere di Giovanni Lo Presti (sopra) e Yoon Si-Young (sotto)
Opere di Giovanni Lo Presti (sopra) e Yoon Si-Young (sotto)

Analogamente “impressionista” è poi Mauro Falsini, il quale tende però a dare ancora più importanza alla psiche degli individui della periferia milanese, effigiati con la massima semplicità; questo non deve però portare a pensare che la sua sia un’iconologia “facile”, perché nei suoi ritratti urbani si sente tutta la complessità dei contesti abbandonati e dell’alienazione caratteristica dei  continui mutamenti cittadini.

La rassegna si chiude con Francesco Stile, artista che predilige invece i “still-life” (in italiano “nature morte”) piuttosto che le ambientazioni milanesi; in questi però rende con precisione iperrealista vari frutti quotidiani, entrando nel profondo della loro fisicità nell’ordine di una metafisicità iconica.

La Calenda Milanese è una mostra che mette dunque in scena un gioco di contrasti sur-reali che avvolge anche Milano. Un’occasione per conoscere la metropoli meneghina sotto un altro aspetto e così poterla vedere con unp sguardo rinnovato.

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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