I 160 anni della tragica Madame Bovary

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I 160 anni della tragica Madame Bovary

img14Nell’aprile del 1856 fu pubblicato a puntate Madame Bovary ad opera dello scrittore francese Gustave Flaubert. Per gli argomenti trattati, il romanzo fu brutalmente censurato e l’autore venne accusato “oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai buoni costumi”. Scagionato l’anno successivo, grazie all’amico Sénard, il manoscritto suscita moltissimo interesse, attirando moltissimi lettori, tanto da diventare un best seller.

Flaubert viene sfidato a scrivere un “libro sul nulla”, narrando in modo realistico e oggettivo della vita della medio-borghesia di campagna, senza ricorrere ad alcun genere di licenza poetica. Madame Bovary diventerà, in modo inconsapevole, il manifesto del Verismo Letterario, precursore di scrittori del calibro di Zola e Verga.

Il romanzo si ispira a fatti di cronaca avvenuti in quegli anni a Ry in Normandia ad una donna di nome Delphine Delamare. Questa come Emma, la protagonista di Gustave, aveva tradito il marito con numerosi amanti, entrando in una spirale di autodistruzione che le condusse al suicidio.
Con Emma l’eroina romantica viene dissacrata. Quella di Flaubert vuole essere una severa critica a quelli che sono i miti del Romanticismo, che impregnano le convenzioni socio-culturali della piccola borghesia, sottolineando la desolazione della vita di provincia. Madame Bovary è una vittima inconsapevole del Romanticismo, delle idee trasmesse dai libri da lei molto amati, tanto da arrivare ad una scissione tra illusione e realtà, tra ciò che è la sua asfissiante e noiosa quotidianità con il marito Charles e le sue superficiali e inconcludenti relazioni extraconiugali segnate dallo sperpero, ispirate da quelle idee romantiche incontrate nei suoi romanzi.

Madame BovaryProprio a questo personaggio si ispirerà una corrente di pensiero sviluppatasi nella seconda metà dell’Ottocento, chiamata Bovarismo, caratterizzata dall’insoddisfazione psicologica e sociale per la propria esistenza che trova rifugio nella lettura, vista come mezzo di svincolo dalla realtà.

Nel profondo del suo cuore, aspettava che accadesse qualcosa. Come i marinai naufraghi, rivolgeva uno sguardo disperato alla solitudine della sua vita, nella speranza di scorgere una vela bianca tra le lontane nebbie all’orizzonte… Ma non accadeva nulla; Dio voleva così! Il futuro era un corridoio oscuro e la porta in fondo era sbarrata.

Flaubert nel suo realismo impassibile utilizza una focalizzazione interna, il lettore si trova davanti a tanti punti di vista. Il narratore racconta i fatti in modo distaccato, senza alcuna sorta di giudizio morale nei confronti di Emma e degli altri protagonisti. Nonostante ciò l’autore sembra attratto dalla sua protagonista, celebre è la sua frase «Madame Bovary c’est moi»: attraverso la giovane vuole rappresentare le sue malinconie, le sue velleità di adesione giovanile al pensiero Romantico da tempo rinnegato, denunciando quell’ideale che si è trasformato in un mito piccolo-borghese, segnato da superficialità e non dalla profondità dei sentimenti.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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