Petra: droni, archeologia e qualche polemica

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Petra: droni, archeologia e qualche polemica

Giordania-Petra-17Petra, l’antica città rosa d’Oriente, fondata dai Nabatei molti secoli prima della venuta di Cristo, fu scoperta solo nel 1812 dal viaggiatore svizzero J. L. Burckhardt. Petra è stupore, fiato che si spezza e occhi troppo piccoli per una bellezza così grande.

Ancora oggi, come allora, il viaggio nel tempo inizia dopo aver percorso una stretta gola nel deserto per giungere al Siq, canyon arenario di 1 km e mezzo. Indescrivibile l’emozione che si prova camminando tra le pareti alte sino a 200 metri, disegnate dal caldo vento della Giordania e dipinte dalle mille sfumature delle rocce. Proprio alla fine del Siq ci aspetta il rosa tiepido e surreale del Tesoro o Khazne, una grande facciata scolpita nella pietra con figure divine e mitologiche a decorare la tomba del re Aretas III.

Sono centinaia i monumenti scavati nella roccia: terme, teatri, tombe, colonne, strade e  luoghi di culto in un’area di 264 chilometri quadrati, da sempre oggetto di studio e ricerche archeologiche.

Petra-Jordan-Night-ViewIn particolare Sarah Parcak e Christopher Tuttle da anni stanno censendo l’area col supporto delle nuove tecnologie. Grazie a foto satellitari e all’utilizzo di droni – che consentono di esplorare, misurare e scansionare,  producendo immagini ad altissima risoluzione – hanno finalmente dimostrato l’esistenza di una grande superficie quadrata di interesse eccezionale, a 800 metri dal cuore dell’antica città.
Al centro dell’area quadrata esaminata vi è una zona di poco più piccola una volta pavimentata in pietra, delimitata ad est da colonne poste al termine di una scalinata. Al centro della superficie un piccolo edificio di 16 metri quadrati, luogo evidentemente riservato a pochi eletti.

Il mondo scopre così uno dei monumenti più grandi di Petra destinato a cerimonie pubbliche, per grandezza secondo solo al Monastero dei Nabatei poco distante. La scoperta è importante perché dà inizio a nuove ricerche che possono farci scoprire aspetti sconosciuti dell’antica città. L’uso dei droni e delle tecnologie più sofisticate hanno permesso all’archeologia di poter ampliare le nostre conoscenze, finalmente oggi è possibile attraverso il PC ricostruire in 3D interi siti dopo averli misurati e scansionati al millimetro.

Di certo sarà lo scavo la vera conferma di quanto si è ipotizzato e ricostruito virtualmente, e saranno sempre indispensabili  le mani sapienti di che sa dove e come soffiar via la polvere dei secoli sui tesori nascosti.

pianta tempio petra
Pianta tempio di Petra

Resta da fare una triste considerazione: le campagne di scavo vengono spesso fatte da gruppi di coraggiosi e appassionati studiosi che vengono miseramente retribuiti, con contratti di collaborazioni sporadici. In Italia tanti esperti archeologi vengono per decenni nominati stagisti, ad essi dopo tanto sudore non resta che la gioia per aver contribuito a ricostruire parte della storia dell’umanità. Sono uomini e donne che lavorarono in condizioni atmosferiche anche estreme, instancabili lavoratori che amano il loro lavoro senza poter progettare il domani.

Maledizione, tutto questo accomuna i nostri archeologi agli stessi uomini coraggiosi che costruirono a Petra  quelle meraviglie migliaia di anni fa!

Spero che la prossima grande scoperta sia europea, anzi italiana, e che sia riconosciuta ad un gruppo di studiosi che abbiano un contratto a tempo indeterminato, che siano supportati dalle istituzioni e da investimenti privati che credono ancora nel valore della storia.

Sia questa bella notizia sulla splendida città rosa un’occasione per ribadire che abbiamo bisogno non solo di scoperte internazionali, ma di impegno e rispetto. Per il passato e per il presente!

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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