“El Bosco”: il misterioso mondo di Hieronymus Bosch al cinema

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El Bosco: il misterioso mondo di Hieronymus Bosch al cinema

Prado (1)È stato presentato in Spagna il 10 giugno 2016 l’interessantissimo documentario El Bosco, una brillante iniziativa del Museo del Prado in occasione del quinto centenario della morte del pittore olandese Hieronymus Bosch (‘s-Hertogenbosch, 2 ottobre 1453 – 9 agosto 1516).

La ricerca del Prado vuole essere un viaggio all’interno dell’opera forse più celebre e complessa allo stesso tempo di Bosch, il trittico de Il Giardino delle Delizie. In esso realtà e mondo immaginario si fondono l’uno con l’altro fino a frammentare le credenze dello spettatore, tanto che ogni cosa, anche la più assurda, viene accettata con il fermo stupore di un bambino che scopre il mondo per la prima volta e decide di fidarsi dei racconti dei genitori.

È così che convivono nei quadri di Hieronymus Bosch le creature più strane: una miriade di esserini fantasmagorici dai colori pastello, una natura pullulante di vite, ognuna diversa, ognuna a sé, ognuna in procinto di ballare su quella linea sottile che separa sogno e veglia. Ed è proprio a cavallo di quella linea che si colloca il documentario El Bosco, ideato dallo storico dell’arte Reinaert Falkenberg e diretto da José Luis López-Linares, che si pone come inchiesta poliedrica al servizio della quale sono state sfoderate le innovative possibilità che il mondo audio-visivo ci sa oggi regalare.

El-Bosco la-locandina (1)Il documentario è suddiviso in due grandi blocchi narrativi, frammentati in un’alternarsi mai disordinato, che pare quasi una danza.

Da un lato troviamo interviste e testimonianze di personalità del mondo della cultura tra cui figurano artisti, scrittori musicisti e critici d’arte come Cees Nooteboom, Salman Rushdie, Orhan Pamuk, Nélida Piñon, William Christie, Renée Fleming, Ludovico Einaudi, Miguel Barceló, Isabel Muñoz, Cai Guo-Qiang e José Manuel Ballester, tutti innamorati dell’opera di Bosch e disposti a darne una personalissima interpretazione. Lo spettatore può così scoprire aspetti che fino a poco prima non aveva notato, tanto l’arte di Bosch è densa di contenuto.

Nel mentre la nostra attenzione viene riportata continuamente all’opera, come soggetto dell’indagine. Essa ci viene infatti mostrata magistralmente tramite panoramiche e dettagli che fanno sì che lo spettatore abbia l’impressione di trovarsi davvero di fronte all’opera di Bosh, con un sottofondo musicale che rende l’Italia partecipe dell’iniziativa: il pianoforte di Ludovico Einaudi, con il suo brano Passaggio, tratto dall’album Le Onde.

Il Giardino delle Delizie prende così vita e non possiamo non restare rapiti dalla sua essenza così sconvolgente e strana che ci ricorda un po’ l’atmosfera di alcuni film di Tim Burton o una lettura in chiave oscura di alcuni quadri di Mirò. Ante litteram però.

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Il Giardino delle Delizie

Incredibile ma vero, l’opera di Bosch, per quanto appaia ai nostri occhi oggi più attuale che mai e ci sembri a tratti parte di sperimentazioni d’arte moderna, si colloca all’interno dell’arte medioevale. Il Medioevo è nell’immaginario collettivo un periodo di buio dal punto di vista culturale, caratterizzato dall’oscurità dei sensi e delle passioni, ma è giunto forse il tempo di stravolgere questo pregiudizio.

Se è ammissibile che il panorama culturale del Medioevo nel complesso non possa competere con quello di altre epoche di fioritura culturale che seguirono ad esso, come il Rinascimento, è altresì vero che senza di esso nessuna rinascita culturale avrebbe potuto realizzarsi. L’ispirazione di Bosch trova le sue radici proprio in quel rigore oscuro che viene erroneamente considerato sterile e la sua opera ci appare oggi più che mai uno spunto di riflessione senza eguali, senza mancare di eccellenza nella realizzazione pittorica e grafica oltre che contenutistica.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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