“Altissima Povertà” – Coreografare la poetica del gesto

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Altissima Povertà – Coreografare la poetica del gesto

A Torino, il progetto di Virgilio Sieni prende corpo con il titolo Altissima Povertà, un’ispirazione che trova il suo perno nella poetica del gesto tradotta in passi di danza.

Virgilio Sieni, foto di Umberto Favretto
Virgilio Sieni, foto di Umberto Favretto

L’evento, promosso da La Piattaforma. Nuovi corpi, nuovi sguardi e realizzato da Associazione Didee e Filieradarte, in collaborazione con Virgilio Sieni Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza di Firenze è in programma oggi e domani presso l’affascinante Galleria Grande della Reggia di Venaria.

Inserite e accolte all’interno di Sere d’Estate e Natura in movimento, l’ideazione e la realizzazione dell’opera del coreografo vedono la partecipazione di 75 interpreti che coprono una fascia d’età dai 10 agli 83 anni, coinvolgendo 10 assistenti danzatori e impegnandosi in un faticoso benché soddisfacente lavoro per realizzare i 13 quadri coreografici.

Gli interpreti daranno vita ad una comunità del gesto con l’intento di creare un luogo dove il corpo si apre ad un laboratorio continuo di sguardi, vicinanze e sostegni. ALTISSIMA POVERTÀ indaga la fragilità dei corpi e i motivi figurativi, anatomici, umani, che hanno segnato la tradizione visiva delle scene evangeliche, come metafora del cammino dell’uomo nel mondo.

È ciò che afferma Virgilio Sieni, danzatore e coreografo tra i più rappresentativi nel panorama europeo. Ed è proprio il rapporto, la relazione e lo scontro-incontro con chi abbiamo intorno nella società comune che lega indissolubilmente i quadri coreografici, in una logica di fondo della convivenza e della libertà di movimento nello spazio.

"Altissima povertà", foto di Giorgio Sottile
“Altissima povertà”, foto di Giorgio Sottile

Le note del chitarrista Roberto Cecchetto sono il sottofondo di questa costruzione poetica che punta a un coinvolgimento sinestetico e abbraccio scenico. Un abbraccio che non solo raccoglie chi osserva e partecipa all’arte, ma un abbraccio che rimanda metaforicamente allo spazio comune che ci racchiude e rende vicini all’interno di una collettività.

Il titolo del progetto, infatti, ricalca emblematicamente l’opera di Giorgio Agamben Altissima povertà. Regole monastiche e forme di vita (Neri Pozza, 2011). Agamben in tal volume tenta di rispondere a una serie di questioni e problematiche sorte nella contemporaneità attraverso una profonda riflessione e rilettura del magnetico fenomeno che è il monachesimo occidentale. La giornata scandita temporalmente da fisse impostazioni e regole, liturgie e lavori costanti: questo è ciò che emerge dal contesto storico analizzato da Agamben, ma il senso e profondo significato più alto sta precisamente nell’aver invece affermato la propria vita in quell’altissima povertà.

“Altissima povertà”, foto di Giorgio Sottile

Cosa c’è di più distante dal tipo di vita condotto da tutti noi quotidianamente? Ecco, allora, il suggerimento di pensare all’esistenza come uno spazio comune, un luogo di incontri e in cui ci si trova in prossimità dell’altro. Una vita che, mai così puntualmente come in questo progetto, si incarna in movimento coreografico, in danza e passi dinamici di un corpo inserito in quella comunità del gesto di cui sopra. Una comunicazione che comprende la danza di questo lavoro  suggestivo in nome di un dialogo e significato espressivo, sociale e artistico – interesse principale di Associazione DIDEE.

Quale forma d’arte, la danza crea una comunità artistica. Quale forma d’arte, la danza veicola messaggi a un pubblico composto da più persone contemporaneamente e che si sentono, così, partecipi di una rappresentazione culturale del movimento. Quale forma d’arte, la danza coinvolge il corpo in un gesto di dinamismo armonico − a cui dovrebbe, d’altronde, ispirarsi il modo di vivere di ogni essere umano nel proprio mondo presente.

Sguardi, vicinanze e sostegni (che è quanto affermato dal coreografo Virgilio Sieni) sono i pilastri di una società che è consapevole di essere tale, che ha coscienza del proprio posto nella realtà. Grazie a questo progetto che culminerà nelle giornate del 30 giugno e 1 luglio 2016, si avrà la possibilità di guardare, essere vicini e sostenersi in un gesto di incontro l’uno con l’altro, attraverso l’arte e in nome dell’arte. Ma, soprattutto, ammirando le meraviglie della danza.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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