Per la Fondazione Symbola, la Cultura fa Economia

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Per la Fondazione Symbola, la Cultura fa Economia

Fondazione Symbola, Io sono cultura 2016 – l’Italia della qualità e della bellezzaSymbola, fondazione per le Qualità Italiane, ogni anno stila un rapporto sullo stato della cultura in Italia in collaborazione con la Unioncamere,  l’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e Sida Group. Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi è stato pubblicato pochi giorni fa e parla chiaro: la cultura in Italia è una risorsa anche economica.

Io sono cultura viene pubblicato dal 2011 e vuole essere una finestra sulla produttività del settore culturale italiano, privato o pubblico, a scopo di lucro o no profit, monitorandolo di anno in anno. In questo report sono analizzati sia gli enti “classici” produttori di cultura, come musei, teatri, festival o sale concerti, che le attività correlate che traggono beneficio dall’indotto che comporta un’attività culturale (se di successo), come ristoranti o alberghi. Non bisogna storcere il naso se attività commerciali vengono accostate alla cultura, poiché essa può divenire virtuosa risorsa commerciale senza snaturarsi o perdere il proprio valore.

Tornando allo “studio di settore” di Symbola, unico pubblicato annualmente, esso ci dimostra l’importanza delle imprese culturali e il loro peso nell’intero sistema economico: il tanto bistrattato settore creativo, reca un valore aggiunto valutabile in miliardi di euro, il settore culturale produce ricchezza e sostiene il Pil, a discapito di tutti quei genitori che negli anni si sono opposti ai figli con velleità creative indirizzandoli verso la certezza di un lavoro più scientifico. Ma in Italia c’è talmente tanta cultura e creatività che sembra proprio esserci spazio per tutti.

Mentre Juncker, presidente della commissione europea, pone l’investimento in cultura e creatività come fondamentale per il traino di tutta l’economia, è interessante notare il titolo della relazione di Symbola: si parla di crisi, termine ormai quasi in disuso per definire la situazione economica attuale. Mentre fino a pochissimi anni fa parlarne era all’ordine del giorno nonché la scusa per qualsivoglia problema, soprattutto per quanto riguarda la situazione del lavoro, oggi nessuno ne parla più: è terminata o un incomprensibile ottimismo ce l’ha fatta dimenticare? Ne siano ancora immersi? Secondo Symbola sì, ma la cultura sembra essere un modo per archiviarla per sempre.

Projects.BurciagaDrinkCultura (1)Ma veniamo al punto, ai freddi numeri: il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) produce 89,7 miliardi di euro l’anno (6,1 % del Pil) muovendone 249,8 (17% del Pil) poiché come spiega lo stesso Ministro Franceschini «Un euro in cultura produce 1,8 euro di crescita in altri settor: un effetto moltiplicatore che si ripercuote sugli altri settori produttivi in un circolo virtuoso. Le persone che lavorano nel settore sono 1,5 milioni di italiani (6,1% del lavoratori): ancora troppo poche per l’incredibile mole di patrimonio culturale presente in Italia. Di primo acchito potrebbero sembrare davvero tante se non troppe le risorse impegnate nel sistema cultura, ma ricordiamoci le tante lacune e disservizi, l’arretratezza del sistema digitalizzato, per capire che tutta questa ricchezza prodotta dalla cultura andrebbe investita nella formazione di lavoratori specializzati.

Ma guardiamo le buone notizie: confrontando i report di Symbola Io sono cultura dal 2011 al 2015 si evince che l’occupazione nel mondo della cultura è aumentata dello 0,6% e il valore aggiunto che comporta la creatività dello 0,2: dati confortanti se si pensa che l’occupazione in Italia negli ultimi 5 anni ha registrato un -1,5%. E i settori che funzionano di più? A produrre 33 miliardi di euro di valore aggiunto sono le cosiddette “industrie culturali”, quindi editoria, videogame e cinematografia, seguite da quelle “creative”, ovvero comunicazione, architettura e design, che producono 12,7 miliardi. Scendendo in classifica troviamo le arti visive e performative (12,7 miliardi), la conservazione del patrimonio (3 miliardi). Ad aver registrato il maggior aumento di valore creativo e di occupazione è il mondo del Design con un +10,8 % di valore e un notevole +13,8 % per quanto riguarda l’occupazione.

Il turismo si conferma piatto forte dell’economia italiana, il quale per il 37,5% è costituito dalla cultura ed è un dato destinato ad aumentare, se alle bellezze artistiche si va ad associare il variegato e ricchissimo patrimonio enogastronomico italiano. Dopotutto negli ultimi c’è stato un diffuso e martellante ritorno alle tradizioni tipiche, riscoprendo una ricchezza abbandonata che ha inevitabilmente costituito ulteriore valore aggiunto andando a confermare la fama della cucina e dei vini italiani in tutto il mondo, rafforzando il Made in Italy come sinonimo di grande qualità.

Cultura (1)Milano è la locomotiva culturale d’Italia: forse sull’onda positiva di Expo 2015, il capoluogo lombardo è al primo posto sia per il valore aggiunto che per il tasso di occupazione nel settore culturale. A seguire troviamo Roma, Torino, Siena, Arezzo, Firenze, Modena, Ancona, Bologna, Trieste, e le regioni più attive e virtuose sono Lazio, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Marche.

In conclusione, Io sono cultura ci da qualche aggiornamento anche sul celeberrimo Art Bonus: dal 2014, anno di introduzione del credito di imposta che incoraggia gli investimenti, Milano è la locomotiva in tal senso, sono stati infatti ben 2728 i generosi mecenati,  che hanno elargito un totale di 62 milioni di euro di risorse nuove da poter utilizzare per moltissimi progetti culturali.

Più coinvolgimento dei privati per una sinergia col pubblico, una comunicazione capillare ed efficace e soprattutto una facilitazione nei rapporti dovuta alla digitalizzazione di tutto il sistema e le istituzioni sono ciò su cui il settore Cultura deve puntare: in un mondo che va verso lo sharing, il modo di vivere ed approcciarsi ai servizi è in continuo e veloce mutamento, e la cultura deve sapersi adattare senza snaturarsi.

Dunque con la cultura si mangia e anzi, ci mangiano in parecchi, ma ancora non abbastanza: occorre facilitare l’accesso ai lavori nel settore e sostenere una maggiore meritocrazia per poter rendere il settore culturale italiano non solo più produttivo ma anche più efficiente, rendendo giustizia alla tanta bellezza e creatività di cui è permeata l’Italia.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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