Gli intramontabili scatti di Robert Capa in mostra a San Giminiano

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Gli intramontabili scatti di Robert Capa in mostra a San Giminiano

Interno mostraSarà visitabile fino al 10 luglio 2016 presso la Galleria d’arte Raffaele De Grada di San Gimignano (Siena) la mostra fotografica interamente dedicata al padre del fotogiornalismo Robert Capa. L’esposizione è un viaggio vero e proprio attraverso gli anni della Seconda Guerra Mondiale, rappresentata dall’autore in una serie di 78 scatti dalla rara forza comunicativa.

Robert Capa (vero nome Endre Ernő Friedmann), nato a Budapest il 22 ottobre 1913 e morto in Vietnam il 25 maggio 1954, è oggi considerato uno dei fotografi di guerra più importanti di sempre. Divenuto famoso nel 1936 per aver scattato la celebre fotografia che ritrae un soldato dell’esercito repubblicano spagnolo ferito mortalmente da un proiettile, continuò poi la sua carriera documentando i principali conflitti del Novecento, tra cui non solo la Seconda Guerra Mondiale (1941-1945) ma anche la Guerra Civile Spagnola (1936-1939), la Guerra Arabo-Israeliana (1948) e la Guerra Sino-Giapponese (1937-1945).

L’inizio del XX secolo vide un repentino cambiamento nella concezione dell’immagine che c’era sempre stata precedentemente. Prima di Robert Capa altri avevano provato a raccontare gli orrori della guerra, e ne sono due esempi significativi Roger Fenton, che documentò la Guerra di Crimea, e Matthew Brady che invece fotografò la Guerra Civile Americana, ma Robert Capa segnò uno stacco netto con tutti quelli che vennero prima di lui.

foto morte di un miliziano repubblicano 1938Con l’invenzione delle macchine fotografiche di piccolo formato e del retino fotografico l’immagine fotografica guadagnò sempre più il ruolo di strumento comunicativo per eccellenza, capace non solo di arricchire le parole, ma anzi di arrivare laddove queste sembravano impotenti. È in questo periodo che riviste come Vu e Life diventano vere e proprie vetrine per il reportage fotografico, dove il lavoro di Robert Capa trova spazio e ammirazione.

Un giornalista, insomma, ancor prima che un fotografo, che ha saputo fare della macchina fotografica la sua penna prediletta, «estensione del suo cuore e della sua mente», come racconta il fratello di Robert, Cornell Capa, anche lui fotografo.

Robert Capa dedicò la vita intera alla fotografia e lo dimostrano i più di 70mila negativi ritrovati nel suo studio. Selezionare 78 scatti per quest’esposizione, spiega la curatrice della mostra Beatrix Lengyel, è stata un’operazione complessa, ma le scelte finali sono state pensate nel dettaglio, con l’obiettivo di creare un percorso tematico sul Secondo Conflitto Mondiale che seguisse non soltanto un filo cronologico, ma anche e sopratutto quello emotivo ed emozionale.

Ritratto di Robert CapaLe fotografie di Capa non ci mostrano mai gli orrori della guerra nella loro crudezza ma documentano donne, bambini, uomini comuni con le loro fragilità quotidiane. Ritratti di soldati, di anziani, espressioni rubate in modo sempre discreto. Ed è proprio nella discrezione che risiede la loro forza comunicativa. Non l’aspetto macabro della guerra, ma il quotidiano delle persone comuni nell’innaturale e inumana condizione della guerra: questo è quello che voleva rappresentare Capa e questo è ciò che è possibile vedere in mostra a San Giminiamo.

Robert Capa morì nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina per aver calpestato erroneamente una mina durante una missione militare francese. Nulla di eroico, insomma, ma coerente con tutta la sua vita. Robert Capa visse sempre oltre la paura, non fermandosi mai davanti ai rischi, facendo di ogni giorno un giorno da raccontare, per vivere o per morire. La sua volontà è sempre stata quella di lasciare ai posteri il dono del suo lavoro, un lavoro in cui vita e morte si parlano, e lo sanno fare con la calma di due soldati che si stringono la mano in segno di rispetto. Questa mostra vuole essere un biglietto di ringraziamento per il suo dono.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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