Boltanski per Ustica: gli specchi neri dell’ingiustizia

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27 giugno 1980, ore 20:08.

L’aereo DC-9 Itavia decolla da Bologna e si dirige verso Palermo.

I resti dell'aereo DC9 - Museo per la Memoria di Ustica di Bologna
I resti dell’aereo DC9

Ore 21:04, la torre chiama l’aereo per l’autorizzazione all’atterraggio ma non riceve alcuna risposta. L’aereo è scomparso.
Soltanto all’alba del giorno dopo verranno trovati i resti del velivolo squarciato e i primi cadaveri dei passeggeri a bordo, 81 tra donne, uomini e bambini, nessun sopravvissuto, una strage, un caso ancora aperto tra errori militari, operazioni internazionali in un contesto ancora di guerra fredda, parole taciute.

In occasione dell’ultima Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice (il 9 maggio) il MAMbo di Bologna assieme alla Associazione Parenti delle vittime della Strage di Ustica, ha deciso di ricordare il tragico evento perché fatti come questi non devono essere dimenticati, perché l’ingiusta morte di 81 persone non deve passare inosservata. Il lutto e il cordoglio di una strage che colpì l’Italia intera, la rabbia di chi non ha ancora ottenuto piena giustizia per le tante vite spezzate sfociano nell’arte, che ancora una volta si esprime per ricordare vite spezzate, facendoci comprendere come una disgrazia del genere poteva capitare davvero a chiunque.

Ha preso dunque vita il il Museo per la Memoria di Ustica di Bologna, presso il quale è collocata un’installazione permanente di Christian Boltanski (Parigi, 1944), artista, fotografo e regista francese tra i più importanti artisti del panorama francese ed internazionale, noto soprattutto per le sue installazioni artistiche: le sue opere hanno una potenza comunicativa incredibile e sono pervase dal tema della morte, del lutto e della perdita.

Da sempre l’opera di Christian Boltanski analizza il concetto di tempo, l’aspetto reliquiale della testimonianza e la sua esposizione attraverso forme installative rigorose e suggestive.
Per Boltanski la dimensione evocativa del ricordo impone visioni molteplici e soggettive, ogni narrazione viene abbandonata per divenire solitudine del pensiero individuale, per rimandare all’azione e alla ridefinizione di una realtà che ci vede sempre e costantemente protagonisti e complici.

Estratto della presentazione del Museo della Memoria di Ustica

I resti dell'aereo - parte posteriore
I resti dell’aereo – parte posteriore

L’impatto appena si entra nel museo è fortissimo: si vedono subito quei resti distrutti, ricostruiti su una struttura di metallo per dare ancora la parvenza del velivolo, si gira nel ballatoio costruito tutto intorno e non si riesce a staccare gli occhi da quei brandelli di metallo lacerati. L’aereo è incorniciato dall’installazione di Boltanski, sovrastato da 81 luci in memoria delle vittime, che si accendono e spengono nel tempo di un battito di cuore, attorno, 81 specchi neri, come nera è l’ingiustizia e la menzogna, che riflettono l’immagine delle persone che percorrono il ballatoio mentre dietro ogni specchio, 81 altoparlanti sussurrano frasi, parole pronunciate da uomini e donne, ragazzi, bambini, pensieri comuni, riflessioni quotidiane volte a sottolineare la fatalità, la casualità della vita e della morte. Pare quasi che dietro quegli specchi neri, ci siano davvero delle persone, che osservino, le loro parole sono quasi un respiro ed accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso intorno all’aereo distrutto.

Intorno ai resti, l’artista ha disposto 9 grandi casse nere contenenti oggetti appartenenti alle vittime, oggetti quotidiani, scarpe, vestiti, occhiali, simboli che identificano la scomparsa dei corpi, vittime inghiottite dall’oscurità del mare, oggetti invisibili agli occhi delle persone in visita, che possono soltanto osservarli in piccole foto poste  nella Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH 870 una pubblicazione volta a coinvolgere direttamente l’individuo nei fatti, in ciò che è successo, nella ricerca della verità.

Gli specchi neri del ballatoio
Gli specchi neri del ballatoio

L’opera di Boltanski è volta per far comprendere, in ultima istanza, che l’arte, come la verità, non è qualcosa che rimane in superficie ma è da cercare sul fondo, come la carcassa di quell’aereo che ora non vola più e riposa nell’edificio costruito apposta per lui vicino alla sede delle tramvie bolognesi. Una costruzione ben studiata, realizzata per custodire la prova principale di un’indagine ancora in corso, prova che è diventata un’opera d’arte che scava nell’animo delle persone e deposita un ricordo incancellabile.

In occasione del 36° anniversario della Strage di Ustica, oltre a voler ricordare il potente film di Renzo Martinelli Ustica uscito a marzo, segnaliamo che presso il Giardino della Memoria, antistante il Museo, fino al 10 agosto si terranno spettacoli, concerti e reading per non dimenticare, per mantenere viva l’attenzione su una disgrazia che ancora chiede giustizia. Come spiega Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei Parenti delle Vittime:

Concludiamo il cammino verso la verità questa è la richiesta pressante che ci accompagnerà in tutte le iniziative per questo XXXVI Anniversario della Strage di Ustica.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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