Italia nascosta – La Scarzuola

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Italia nascosta – La Scarzuola

Teatro dell'acqua (1)
Teatro dell’acqua

In Umbria in provincia di Terni nascosta tra la folta vegetazione si trova la suggestiva e poco conosciuta Scarzuola, un’immaginifica località in cui si fondo post moderno, architettura medievale, tradizione e bel paesaggio italiano.

Si racconta che dove ora sorge questo complesso abbia soggiornato San Francesco e il nome Scarzuola deriverebbe proprio dalla pianta che il santo utilizzò per costruirsi una capanna, la scarza. Neanche un secolo dopo, nel 1282, il nobile Nerio di Bulgaruccio dei Conti di Montegiove nello stesso luogo fece edificare una piccola chiesa e un convento francescano che venne definitivamente abbandonato solo alla fine del 1700.

L’architetto milanese Tomaso Buzzi nel 1956 rilevò l’intero complesso e dedicò oltre vent’anni della propria vita alla creazione di una città ideale in cui natura e cultura si potessero fondere.

Per la sua folle architettura il celebre architetto si ispirò allo scritto cinquecentesco di Francesco Colonna Hypnerotomachia Poliphili che narra le vicende del giovane Polifilo alla ricerca dell’amata in un’ambientazione altrettanto fantasiosa che diventa metafora di un viaggio iniziatico di maturazione spirituale.

Elementi mostruosi, riferimento a Bomarzo (1)
Elementi mostruosi, riferimento a Bomarzo

Stesso fine iniziatico anima la Scarzuola, in un percorso coinvolgente e in un certo senso anche estraniante il visitatore passa dal duecentesco convento francescano ad edifici che ammiccano al simbolismo, alla metafisica di De Chirico, al revival colto di gusto ellenizzante e alle espressioni più mature dei giardini rinascimentali in cui la natura veniva piegata dalla tecnica dell’uomo alle più complesse configurazioni geometriche.

L’intero complesso è concepito come un grande teatro su cui si affastellano con potente slancio verticale molteplici scenografie.

I riferimenti culturali di Buzzi sono sostanzialmente infiniti, basta girarsi e scoprire un po’ di rinascimento italiano, un po’ di Villa Adriana a Tivoli, un arco di trionfo romano, il bugnato grezzo di Giulio Romano e molto altro ancora.

Scale e scalette prolificano in ogni dove di tutte le dimensioni, con o senza alcuna funzione e incastrandosi tra loro in un effetto finale che avvolge e disorienta come se all’improvviso si fosse caduti in opera di Escher dove riferimenti prospettici e dimensionali sono totalmente annullati.

Partenone e Colosseo, Acropoli di Scarzuola (1)
Partenone e Colosseo, Acropoli di Scarzuola

Gli specchi d’acqua vogliono essere un rimando alla Villa Adriana a Tivoli, mentre le enormi figure mostruose rimandano al parco manierista di Bomarzo, nella parte alta si staglia un piccolo Partenone e alle sue spalle il Colosseo in rovina affiancato da un arco trionfale a tre fornici su di un alto podio.

Il binomio città – teatro è molto forte, i vari volumi che si moltiplicano in modo disordinato su livelli sempre diversi sono infatti come unificati da una grande platea a gradoni e gli scenari che si vengono a creare spesso ricordano le scenografie di verzura che i nobili dal rinascimento e per tutto il ‘700 si fecero costruire nei propri giardini per mettere in scena onirici spettacoli teatrali.

La città di Buzzi sembra moltiplicarsi mentre la si visita e proprio questo era l’effetto che desiderava ottenere, una germinazione continua di spazi e di pensieri.

Elisa Pizzamiglio per MifacciodiCultura

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