Antonello da Messina, tra bellezza e mistero

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Antonello da Messina, tra bellezza e mistero

La mano più bella che io conosca nell’arte.

imagesNel 1914 Roberto Longhi definiva così la mano dell’Annunciata del 1476 circa, capolavoro di Antonello da Messina nato probabilmente nel febbraio del 1430. Le sue poche opere che oggi conosciamo, considerando la sua ricca produzione in parte andata persa, documentano come l’artista di origini meridionali abbiamo appreso le novità rinascimentali senza abbandonare l’attenzione ai dettagli propria della tradizione fiamminga.

La conoscenza del grande pittore cominciò solo nel 1860 quando lo studioso Cavalcaselle, dopo un viaggio in Sicilia, rimase felicemente colpito dalla bellezza meditata dei soggetti raffigurati, con attenzione alla resa prospettica e luminosa tanto diei luoghi quanto dei corpi scrupolosamente definiti.

Antonello da Messina raggiunse Napoli, dove fu allievo di Colantonio, per poi approdare a Venezia dove conosce Giovanni Bellini. Sono anni di grande fermento, basti pensare che nello stesso 1496 Mantegna terminò a Mantova la decorazione della Camera degli Sposi!

Antonello da MessinaNella tavola conservata a Palermo l a Vergine Annunciata sta ascoltando attentamente l’angelo che le porta la lieta notizia, non sorride e nemmeno si stupisce ma resta quasi senza respiro e con un cenno della mano sembra chiedere un attimo di riflessione, ripensando a tutta la giovinezza volata via e alla straordinaria vita che l’attende.

Quelle mani delicate e così giovani sembrano muoversi nello spazio, sono quelle mani che il grande storico dell’arte elogiò  che ci danno sia la dimensione spaziale della scena sia la profonda tensione spirituale che la anima. Lei è una giovane donna che non guarda l’angelo come sino a questo momento l’iconografia mariana aveva proposto, e come lo stesso Antonello da Messina aveva dipinto nell’opera omonima del 1474, ma guarda nel vuoto e quello smarrimento è così intimo anche per la delicatezza con la quale l’altra mano socchiude il velo.

Da questo momento non sarà più lei a decidere della propria vita, è questo l’ultimo momento solo suo. Guarda nel vuoto come scrutando dentro di sé  e trovando la forza che le farà dire: «Eccomi!»

Questo capolavoro sorprende ancora oggi e spinge a pensare che tanti artisti – anche quotati – dovrebbero confrontarsi con opere di tale grandezza per abbassare la propria autostima e spingersi verso forme espressive di pari valore, pur prodotte ben 500 anni dopo.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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