Malaga dedica una mostra a Jackson Pollock, pittore dell’inconscio

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Malaga dedica una mostra a Jackson Pollock, pittore dell’inconscio

pollockLo scorso 21 aprile è stata inaugurata al Museo Picasso di Malaga la mostra temporanea su Jackson Pollock, intitolata Murale: Jackson Pollock, l’energia resa visibile, che si concluderà non prima dell’11 settembre 2016.

Pollock, uno tra gli artisti più influenti e controversi della pittura nordamericana del XX secolo, nacque a Cody nel 1912 e si trasferì a New York, diciotto anni più tardi, sotto consiglio del fratello, per studiare pittura. Durante gli anni della grande depressione americana, fino al 1943, conobbe da vicino le idee e le opere di artisti messicani quali Siquieros, Orozco e Rivera, che influenzarono notevolmente nel suo stile.
Ma Pollock ebbe modo di toccare con mano anche opere di grandi contemporanei spagnoli del calibro di El Greco, Pablo Picasso e Joan MiròGuernica fu esposto per la prima volta a New York nel 1939 ed il giovane Pollock ne rimase così affascinato che, da questo incontro cruciale, ne nacque una serie di disegni basati sui personaggi angosciati, umani ed animaleschi del mondo di Picasso.

La mostra, che ha come nucleo centrale Murale, l’opera che diede successo e fama all’artista, si articola in una selezione di 41 opere che comprende, oltre a quelle del pittore statunitense, altri capolavori realizzati tra gli anni ’40 e ’50 di altri personaggi quali Adolph Gottlieb, Lee Krasner (moglie di Pollock), David Reed, Charles Seliger e Andy Warhol. Inoltre, una prima sezione è dedicata alla fotografia, dove si possono osservare le realizzazioni di Barbara Morgan, Herbert Matter, Aaron Siskind e Gjon Mili.

murale
Murale

Murale: Jackson Pollock, l’energia resa visibile è una mostra che vuole indagare a 360° le influenze che ricevette Pollock dagli artisti a lui contemporanei. Rimase infatti profondamente affascinato dalla mostra Fotografia in azione, esposta nel 1943 al MoMA: all’interno di essa vennero presentate fotografie che mostravano il movimento dei soggetti fotografati, immortalando ora ballerine danzanti sul palcoscenico, ora giochi di luce; immagini capaci di donare al fruitore un senso di energia. Pollock partendo da queste influenze, elabora così, durante i suoi anni di permanenza a Long Island, una nuova tecnica pittorica capace di celebrare nei suoi quadri il connubio tra energia e colore. Dà il via a quella che successivamente prenderà il nome di Action Painting: secondo questa tecnica il colore, una volta che la tela fosse stata distesa per terra, doveva venire lasciato sgocciolare liberamente su questa, oppure venire schizzato direttamente con le mani e con l’aiuto di bastoni o pennelli.

Il dripping si prefigge quindi come scrittura automatica surrealista tradotta in pittura.

L’artista, durante la realizzazione dell’opera, si trovava come in uno stato di trance e veniva mosso da una sorta di danza, come se stesse celebrando un antico rituale. Questo perché sembra si sia ispirato alla tecnica di pittura sulla sabbia dei nativi americani e così come loro traevano immagini dal mondo degli spiriti, così Pollock le traeva da quello dell’inconscio.

Quando sono “nel” mio dipinto, non sono cosciente di ciò che sto facendo. È solo dopo una sorta di fase del “familiarizzare” che vedo ciò a cui mi dedicavo. Non ho alcuna paura di fare cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc., perché il dipinto ha una vita propria. Io provo a farla trapelare. È solo quando perdo il contatto con il dipinto che il risultato è un disastro. Altrimenti c’è pura armonia, un semplice dare e prendere, ed il dipinto viene fuori bene.

image1(1)Tutte le componenti che influenzarono l’artista le ritroviamo in Murale, un’opera che gli fu incaricata nell’estate del 1943 dalla mecenate Peggy Guggenheim. Nell’opera vengono sintetizzati i richiami dei murales messicani, la visione cubista picassiana, il movimento della fotografa sperimentale degli anni Quaranta e le visioni ancestrali dei nativi americani.
Considerata come una risposta vitalistica alla raffinata cultura europea, l’opera nasce dal desiderio di descrivere i luoghi selvaggi dell’America dell’ovest, rendendo visibile l’energia ed il movimento nonostante ci si stesse muovendo su una superficie bidimensionale.

Grazie alla figura di Pollock, il Museo Picasso di Málaga torna con questa importante esposizione ad analizzare gli effetti, in termini di antagonismo o meno, che l’arte di Pablo Picasso ebbe sulle generazioni successive alla propria, dalla seconda metà del Ventunesimo secolo fino all’attualità.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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