La “Genesi” di Salgado in mostra a Lubiana, Capitale Verde d’Europa

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La Genesi di Salgado in mostra a Lubiana, Capitale Verde d’Europa

locandina orizzontale salgadoPresso Galleria Jakopič e nel Museo civico di Lubiana, capitale slovena, si terrà fino al 31 agosto Genesi, la bellissima esposizione del fotografo di fama internazionale Sebastião Salgado (8 febbraio 1944, Aimorés, Brasile), curata e progettata Lélia Wanick Salgado.

La mostra, pensata in occasione della presentazione del progetto culturale dell’anno 2016 di Lubiana, vincitrice del premio Capitale Verde d’Europa di quest’anno, figura come una delle più promettenti esposizioni mai realizzate fino ad oggi in Slovenia. Essa vanta infatti ben 245 scatti del fotografo Brasiliano, tanto che per la sua complessa realizzazione è stata necessaria la collaborazione tra numerosissimi enti e sponsor locali ed internazionali.

La totalità delle immagini esposte è in bianco e nero e ritrae elementi naturali, flora, fauna e abitanti indigeni delle regioni più incontaminate della Terra: i santuari naturali, il Sud del pianeta, l’Africa, l’Amazzonia e il Pantanal e l’emisfero Nord, che rappresentano il 46% della massa terrestre del nostro pianeta. Un progetto unico, che si è concluso dopo più di 8 anni di lavoro, nel corso dei quali Salgado ha compiuto 32 viaggi intorno al mondo alla ricerca della della vita e della natura incontaminata in tutta la sua grandiosa vastità.

salgado-lucertolaQuello di Lélia Wanick e di Sebastião Salgado si figura come un inno alla libertà e alla natura, che devono continuare nella loro simbiotica coesistenza. La natura è, in fondo, la vita stessa. L’obiettivo del progetto è quello di smuovere la coscienza collettiva su questo dato di fatto spesso trascurato, attirando l’attenzione sull’urgenza di agire per la salvaguardia dell’ambiente, con particolare attenzione agli sconvolgenti cambiamenti climatici in atto.

Genesi è il terzo imponente lavoro di Sebastião Salgado, dopo Lavoratori (1993) e Migrazioni (2000) che avevano saputo sconvolgere milioni di persone mostrando loro le tragiche condizioni di vita di lavoratori e migranti nel mondo. Esso rappresenta, così come lo ha definito Salgado stesso, una lettera d’amore al pianeta e si pone come fulcro di una ricerca decennale sul senso della vita dell’uomo sul pianeta.

Nelle fotografie di Salgado esposte a Lubiana l’uomo non è soggetto ma diventa oggetto osservatore, lasciando spazio alla natura più pura. Guardando le sue opere ci si sente travolti da quel senso di infinito, che in nulla differisce da quel sublime senza il quale i poeti romantici non avrebbero potuto respirare e non c’è sensazione più vera.

Sebastião SalgadoL’uomo di oggi dovrebbe tornare alle origini della vita, fermarsi ad osservare l’immensità della natura intorno a sé, ritrovarsi ad amarla così come meriterebbe naturalmente. Non tutti possiamo agire a favore della natura con progetti della portata di quelli realizzati nel corso degli anni da Sebastião Salgado, che è stato investito tra gli altri di premi dall’UNICEF, dall’Accademia di Arti e Scienze degli Stati Uniti, dall’UNESCO Brasile e di Rio de Janeiro e dal World Wildlife Fund brasiliano come ringraziamento per la sua attività costante a favore del Pianeta, ma ognuno di noi, ogni giorno, dovrebbe riflettere sui delicati meccanismi della natura e agire in armonia perfetta con essi, sempre. 

Questo è il più grande messaggio che emerge dalla visione del documentario Il Sale della Terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, quest’ultimo figlio di Sebastião, la cui la proiezione sarà inclusa nella presentazione del fotografo a Lubiana, e questo è il messaggio che la vita intera di un uomo come Salgado vuole e riesce a trasmetterci.

Se solo riuscissimo per un attimo a dimenticare tutto ciò che è superfluo e a fonderci nei bianchi infiniti e nei neri luminosi di alcune delle fotografie, potremmo coglierne l’immediatezza e il senso dell’esistenza con uno sguardo soltanto, per la durata della risacca di un’onda, il vero respiro della Terra nei nostri polmoni.

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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