Dan Brown, l’uomo da 70 milioni di critiche

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Dan Brown, l’uomo da 70 milioni di critiche

il codice da vinci (1)Era il lontano 2003 quando venne pubblicato Il Codice Da Vinci, dello scrittore statunitense Dan Brown (Exeter, 22 giugno 1964). Tutti ne parlavano, era arrivato ai vertici delle classifiche dei libri più venduti non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia, Francia e Gran Bretagna. Un vero e proprio successo editoriale. L’autore era al suo quarto romanzo ma fu il vero primo successo: i libri precedenti erano Crypto del 1998, Angeli e Demoni del 2000 e nel 2001 Le verità del ghiaccio (tutti ripubblicati successivamente).

Il Codice Da Vinci vendette ben 70 milioni di copie. Fu preso d’assalto dalla critica internazionale: i pareri più disparati si erano espressi tanto sul libro quanto sull’autore. Alcuni lo ritenevano un genio, colui che aveva dato slancio ai thriller a tema storico, dallo stile semplice e scorrevole, un autore straniero capace di dar lustro e risalto all’età medievale e rinascimentale italiana, che ha fatto riscoprire luoghi troppo spesso dimenticati. Infatti molti turisti decisero di visitare le città di Roma e Firenze proprio perché incuriositi dai suoi testi. 

Però non mancarono certo anche le critiche negative. Dan Brown venne accusato di alterare la realtà, di usarla a suo piacimento, e nei suoi libri furono trovate parecchie lacune ed errori storici, resi più evidenti nella versione originale in lingua inglese (i traduttori italiani, dove hanno potuto, hanno apportato lievi modifiche per correggere le inesattezze, soprattutto per i nomi dei luoghi o edifici). Inoltre venne sottolineata una certa ridondanza nei temi dei suoi testi: la massoneria, il rompicapo da risolvere e il poco tempo a disposizione. I personaggi, a lungo andare, perdono la loro caratterizzazione nel corso del racconto e ciò rende poco credibile l’intera storia: un professore di Harvard, con le sue doti e il suo background culturale non può perdersi in rompicapi semplici, quasi infantili!

libro (1)Col passare degli anni l’interesse nei confronti di questo discusso scrittore non è certo diminuito. A fasi alterne Dan Brown torna sempre sotto la luce dei riflettori, che sia per un nuovo libro o per il film che ne sarà tratto: è di questi giorni la notizia che si terrà il prossimo 8 ottobre a Firenze la première mondiale del film tratto dal suo libro Inferno, diretto nientemeno che da Ron Howard e che vede la partecipazione di Tom Hanks, già visto nel Codice.

Sembra suscitare domande alle quali non si riesce mai a dare domande certe. Quando decisi di leggere Il Codice Da Vinci, 5 anni dopo la sua uscita, ero molto incuriosita, non fosse altro per le recensioni così opposte che mi era capitato di leggere. Fino a metà libro la lettura è scorsa rapida, a tratti persino avvincente; aveva catturato la mia attenzione e curiosità. Ma poi, la catastrofe. Ecco saltare fuori l’irreale, non solo per le situazioni davvero assurde, se non grottesche in cui si ritrovano i protagonisti, ma per la scarsa serietà che investe i personaggi. Come bambini che tentano di fare i grandi, ma che alla fine si perdono in un bicchier d’acqua.
Mi sono ritrovata a concordare con chi in precedenza aveva espresso pareri non entusiasti non solo sul libro, ma sull’autore stesso. In conclusione, si può dire non ho amato Il Codice Da Vinci e dopo essermi vagamente avvicinata ad Inferno, ho deciso che i testi scritti da Dan Brown non fossero fatti per me. Per quanto leggere a volte sia anche un modo per spegnere il cervello, ciò deve avvenire comunque grazie a testi in grado di portarmi a vivere altre vite; invece le vicende raccontate dallo scrittore americano sono piatte, sempre uguali e si percepisce che non c’è il benché minimo sforzo di provare ad inventare qualcosa di vagamente diverso.

Non si può certo negare che i testi di Dan Brown non abbiano suscitato molte controversie, insinuando il dubbio sulla veridicità dei Vangeli e sul ruolo della Chiesa, aprendo numerosi dibattiti, spesso dai toni astiosi se non anche violenti. Si è arrivati a discutere di questioni spesso taciute e rese poco note al grande pubblico e di questo gliene diamo atto.

Inferno - Dan BrownQuello che mi lascia perplessa del fenomeno Dan Brown non è solo la nascita di una serie di romanzi tutti più o meno uguali che seguono un loro filone, ma è anche l’assenza di riflessione da parte dei suoi lettori circa il fatto che la sua è letteratura d’intrattenimento, perché è ciò che fa, ci intrattiene. I suoi testi non insegnano, non accusano e se gli si vuole attribuire un merito maggiore si commette un errore. Non si sta leggendo un analisi approfondita o uno studio sulla vita di Gesù, le sue sono “storie” messe insieme in modo accattivante, unendo religione, misticismo, arte, luoghi lontani e mistero, che danno vita ad un racconto piacevole, a tratti troppo fantasioso, ma nulla di più.

Tutto ciò è semplicemente la testimonianza della triste realtà e cioè che il mondo dell’editoria è un business, il guadagno spesso va a discapito della qualità e libri come Il Codice Da Vinci o Inferno vendono perché la massa dei lettori medi trova facile leggerli, considerandoli “abbordabili”.
In rari casi, libri del genere hanno il pregio di avvicinare le persone alla lettura: oggi è Dan Brown, magari, un domani, sarà McEwan. Il salto è possibile e, come per tutte le cose, prima di correre si deve camminare. Certo, sarebbe preferibile costruire le basi su qualcosa di più solido e valido, ma in un mondo in cui il pressappochismo e la vacuità sono all’ordine del giorno, non dobbiamo stupirci troppo del numero di libri che il signor Brown è riuscito a vendere.

Ci si augura che gli stessi autori si impegnino di più e prendendo atto del loro ruolo nella cultura di massa, ma poiché lo stesso Dan Brown ha affermato in un’intervista che «Una delle ragioni per cui non leggo romanzi è perché non riesco a digerirli», non gliene si può fare una colpa se non presta eccessiva attenzione ai suoi lavori. Forse, il signor Brown, la prossima volta, prima di iniziare un suo “lavoro” dovrebbe provare l’ebrezza data dalla lettura di un buon libro, superando il suo disamore per la lettura stessa. Provare per credere!

Gaia Del Riccio per MIfacciodiCultura

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