Back To Day. 22 giugno

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Quando si tratta di recensire un film di Uwe Boll – il regista tedesco responsabile di “Alone in the Dark” e di “In the Name of the King” – i critici si scervellano per trovare gli insulti più elaborati; sul sito di recensioni Rotten Tomatoes il suo film “più reputato”, “Assault on Wall Street” (2013), ha un 25% di pareri positivi, e quello più aborrito, “Alone in the Dark” (2005), l’1%. So che i numeri non vogliono dire niente, però ci vuole arte per ottenere un “uno su cento”; almeno non si accontenta del grigiore del “18 politico” universitario. La motivazione del punteggio recita: “Inetto sotto praticamente ogni punto di vista, Alone in the Dark potrà non funzionare come thriller, ma va benone per qualche risata incredula con tanto di manata in fronte”.

Nella gloriosa genia di coloro che sono stati reputati i peggiori registi mai vissuti, Uwe Boll viene trattato con acrimonia perché non è vintage come Ed Wood, che snaturava la fantascienza e l’horror con un’amabile naiveté, o il nostrano Tanio Boccia, artigiano del genere “peplum”. Tranquillo Uwe: il tempo farà giustizia, un giorno sarai rimpianto, pure tu!

In effetti il tempo è stato inclemente con Boll: gli tocca spartire il compleanno – oggi compie cinquantun anni – con l’incommensurabile Billy Wilder (1906-2002), artefice di innumerevoli capolavori celeberrimi come “La fiamma del peccato” (1944) e “A qualcuno piace caldo” (1959) o meno noti come “Arianna” (1957) e “Baciami, stupido!” (1964). Se fossimo registi, anche per noi nascere il 22 giugno sarebbe stata una maledizione.

A qualcuno piace il peggio polpettone,

ed in questo caso è Boll l’Istituzione.

 

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

 

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