“Espiazione” di Ian McEwan, classico contemporaneo

0 1.184

Espiazione di Ian McEwan, classico contemporaneo

img16
Ian McEwan

Nel 2001 venne dato alle stampe Espiazione ad opera dello scrittore inglese Ian McEwan (Aldershot, 21 giugno 1948) . Il libro raggiunse vera fama solo nel 2003, diventando un best-seller, consacrando il suo autore alla fama internazionale. Il TIME e The Observer lo hanno inserito nella lista dei 100 migliori libri di tutti i tempi, il che lo ha reso un classico della letteratura moderna, senza nemmeno aver raggiunto la maggiore età.

Il romanzo è un affascinante affresco sull’uso dell’arte, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea. McEwan utilizza in modo geniale i suoi personaggi e gli intrecci per esprimere concetti teorici altrimenti poco fruibili, tra cui la teoria sul Flusso di coscienza e quella Bergsoniana del tempo.

L’opera attraversa decenni e la si può dividere in tre parti che appaiono come cesure del filo narrativo, ma che sono guidate da un unico grande tema: il senso di colpa e l’espiazione.

coverLa prima metà del libro narra le vicende di un’unica calda giornata, nell’estate del 1935, ambientata in una elegante residenza nella campagna Inglese di proprietà della facoltosa famiglia Tallis. Briony, la più giovane delle figlie Tallis, ha scritto un’operetta teatrale intitolata Le disavventure di Arabella la ragazzina vorrebbe metterla in scena quella sera stessa di fronte a tutto il clan, grazie all’interpretazione dei cugini in visita. Poco prima dello spettacolo, nel parco attorno alla villa, una cugina viene violentata e Briony fa ricadere, ingiustamente, la colpa su Robbie Tarner, figlio della loro governante, innamorato di Cecilia, sorella maggiore della giovane protagonista.

Nella seconda parte arriva la guerra che spazza via il vecchio mondo con le sue rassicuranti ipocrisie. Robbie si è arruolato per avere uno sconto di pena e Cecilia ha abbandonato l’agiatezza garantita dalla sua famiglia per diventare un’infermiera dell’esercito. In questa parte l’autore utilizza una focalizzazione alternata sui due giovani innamorati, con una profonda analisi psicologica dei due profili. Straziante è la corrispondenza tra i due, ricca di quell’affetto che ancora li lega e dei dettagliati resoconti bellici. Ogni lettera di Cecilia termina così: «Io non me ne vado. Ti aspetterò. Torna da me».

img14
Una scena del film

Nella parte conclusiva vediamo una Briony ormai adulta che sulle orme della sorella maggiore è divenuta infermiera, alla disperata ricerca di espiazione redenzione per quell’unica scelta che ha cambiato per sempre la vita di due persone. Robbie e Cecilia moriranno in guerra senza mai riunirsi.
Nella terza parte il narratore diventa personaggio, Briony parla in prima persona del romanzo che ha scritto sulla vita di Robbie e Cecilia donando loro un lieto fine, quasi come se possedesse un diritto divino di decisione attraverso la creazione letteraria. McEwan  parla di un romanzo nel romanzo, rendendo labile il confine tra finzione e realtà.

Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere i destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. È la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei.

Lo sforzo letterario di Briony vuole essere probabilmente una catarsi dai peccati commessi in quell’estate del ‘35, ma alla fine si domanderà sempre se avrà attenuto il diritto di espiare le sue colpe.

Nel 2007 è stato realizzato un’affascinante adattamento cinematografico dell’opera, interpretato da Keira Knightley e James McAvoy sotto la direzione di Joe Wright.

 

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.