Pharmacy2: il ristorante-farmacia di Damien Hirst

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Pharmacy2: il ristorante-farmacia di Damien Hirst

Pharmacy 2 (1)Si chiama Pharmacy2 il nuovo ristorante aperto da febbraio nel cuore di Londra, a Lambeth, dal noto artista britannico Damien Hirst, che (ri)dà vita alla sua particolare ed innovativa idea di cucina. L’idea di un concept restaurant farmaceutico infatti era stata lanciata da Hirst per la prima volta quasi vent’anni fa quando, nel 1998, aveva inaugurato Pharmacy a Notting Hill, in collaborazione con Matthew Freud. Il locale, pur avendo ottenuto una buona accoglienza e un consenso generale, era stato poi chiuso nel 2003, per problemi con i proprietari dell’edificio.

Questa volta la collaborazione che ha consentito la nascita di Pharmacy2 è tra Hirst e il famoso chef e imprenditore Mark Hix che curerà il menù del ristorante. La scelta gastronomica è ispirata innanzitutto alla cucina inglese, ma anche alla vicina tradizione culinaria europea e mediterranea, con un’attenzione particolare alle materie prime locali e di stagione.

Un ambiente molto particolare, che propone scaffali zeppi di analgesici e di antibiotici colorati, spirali di DNA in 3D e finte pillole incastonate nel marmo dei pavimenti e nelle sedie in pelle. Dietro il bancone la scritta “prescriptions” mantiene viva l’illusione di trovarsi di fronte al banco di una farmacia.

Damien HirstI tre elementi fondamentali su cui si basa questo progetto sono quindi cibo, arte e salute, tutti temi molto cari a Hirst, che non esita ad accostarli, stravolgendo l’immaginario di un ristorante tradizionale. L’idea di colpire il visitatore e di suscitare clamore attraverso le sue opere è tipica di Damien Hirst, che a partire dagli anni novanta si è affermato sulla scena artistica britannica, per poi passare in breve tempo ad avere fama internazionale, fino ad essere decretato genio indiscusso dell’arte contemporanea. Le opere più conosciute realizzate da Hirst sono corpi di animali imbalsamati e immersi in formaldeide: in particolare squali, pezzi di mucca, tigri e pecore. Tutte realizzazioni che negli anni hanno suscitato le proteste degli animalisti, nonostante l’artista abbia più volte sottolineato che gli animali da lui usati vengano acquistati già morti.

Un’altra idea persistente nel lavoro di Hirst è quella del farmaco e delle sostanze che immettiamo nel nostro corpo senza sapere se portino danno o salute. Si viene così a creare una dipendenza, da lui indagata soprattutto in relazione all’azione del fumare, che per Hirst rappresenta un vero e proprio microcosmo dentro di sé. Il fumo viene da lui definito un “suicidio teorico”, nel senso che la morte non è auto-inflitta deliberatamente, ma la gente sa che sarà uccisa e, nonostante questo, continua a partecipare.

opera di HirstL’idea di morte è una costante nelle opere di Hirst, così come quella di nascita. Poli opposti che portano a un’ambiguità di messaggio, dispiegando nello stesso tempo un’incredibile quantità di sfumature, che gli consentono di stabilire un livello di comunicazione immediata con lo spettatore. Questo sembra l’intento che sta dietro anche a Pharmacy2: un locale innovativo che, a prescindere dal consenso o meno che potrà suscitare, farà certamente parlare di sé. Se passate da Londra, perché non farci un salto e giudicare voi stessi?

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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