Riapre il Tate Modern Museum con un nuovo look e nuove opere

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Riapre il Tate Modern Museum con un nuovo look e nuove opere

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Veduta della mostra di Meshac Gaba presso il Museum of Contemporary African Art Tate Modern, Londra (2013)

Il museo più visitato al mondo si rinnova. Il Tate Modern Museum di Londra riapre i battenti quest’oggi, giovedì 17 giugno con moltissime novità: spazi ampliati, nuovi artisti e soprattutto nuove opere.

L’ex centrale termoelettrica di Bankside che dal 1995 ospita l’arte moderna internazionale è stata ampliata di ben 10 piani, aumentando la capacità di accogliere l’arte, maggiore del 60% rispetto a prima. In questo modo si potrà dare spazio alle novità offerte dal mercato. Fra le new entry del museo d’Oltremanica troviamo artisti provenienti dalle più disparate aree geografiche del mondo. Dall’America Latina all’Africa, Asia e Medio Oriente ed Europa dell’Est: quella che si potrebbe definire un’apertura a tutto tondo alle nuove frontiere dell’arte. Una delle nuove acquisizioni più importanti è costituita dalle opere di Meschac Gaba, artista beninese che lavora e abita tra la Repubblica del Benin e i Paesi Bassi, la cui arte critica esplicitamente il consumismo e lo sfruttamento degli occidentali nei confronti dell’Africa. Tema preponderante del suo lavoro è la valuta dei Paesi occidentali e africani: il disequilibrio economico e gli sprechi, all’ordine del giorno, si concretizzano in oggetti e installazioni il cui fine primario è indurre alla riflessione lo spettatore.

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Sheela Gowda, installazione Open Eye Policy presso il Van Abbemuseum (2013)

Altra novità del Tate Modern Museum è Sheela Gowda, artista indiana che vive a Bangalore. Anche le sue installazioni e sculture toccano tematiche che riguardano il suo paese, in particolare la crescita economica e il persistere della superstizione, due elementi che si direbbero in contraddizione. Così nelle sue opere vengono utilizzati capelli umani che, un tempo tagliati per essere dati in sacrificio agli dei, al giorno d’oggi assumono potere economico, essendo pagati e utilizzati per le parrucche. Il tema dello sfruttamento è sempre presente. Il lavoro delle donne che in India realizzano i bastoncini di incenso, tanto amati dagli occidentali, diventa la tematica di alcune installazioni fortemente critiche.

Infine il Tate ospiterà l’arte di Cildo Meireles, scultore e artista brasiliano, conosciuto anche in Italia per la sua magnifica capacità di mettere in rapporto l’opera e lo spettatore, teatralizzando il momento di questo incontro. Seduzione e coinvolgimento sono i tratti che caratterizzano il suo lavoro. Le opere di Meireles rapiscono lo spettatore rendendo partecipi tutti i sensi: vista, tatto, udito,  gusto, il senso della temperatura, dell’equilibrio, del rischio.

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Cildo Meireles, How To Build Cathedrals (1987)

Il Tate Modern Museum opera una scelta molto coraggiosa e innovativa, accogliendo artisti che in Europa devono ancora affermare il proprio nome e che soprattutto sono in totale contrasto con il “nostro” modo di vivere il mondo. La nuova riapertura del museo si prefigura come un’ulteriore occasione per mettere in discussione il nostro stile di vita, per acuire il nostro spirito critico e stimolare il buon senso per far entrare in quel complesso di considerazioni non solo il nostro bene, ma anche quello degli altri.

 

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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