Gianni Berengo Gardin: nel posto giusto al momento giusto

0 943

Gianni Berengo Gardin: nel posto giusto al momento giusto

Gianni Berengo GardinVera Fotografia è la rassegna che ripercorre tutta la carriera di Gianni Berengo Gardin, in mostra a Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 28 agosto. Reportage, immagini, incontri con oltre 200 stampe in cui emerge la verità fotografica, segno distintivo di uno dei più grandi fotografi italiani viventi.
Origini emiliane, classe 1930, dall’età di 24 anni Berengo Gardin è il fotografo che più di tutti ha raccontato l’Italia, la storia e le tradizioni del suo popolo, immortalando eventi memorabili con una semplicità unica, trovandosi sempre nel posto giusto al momento giusto.

Preparatevi ad un viaggio nel tempo, dove tutto sembra fermo e ancora intatto.

Quella che vedrete non è una semplice mostra fotografica ma il racconto dell’uomo, delle città, della nostra nazione. Si parte dagli anni ’50, quando il fotografo ligure si trasferisce a Venezia con la sua famiglia dopo la guerra. Le immagini immortalano eventi come l’acqua alta a Piazza San Marco, i turisti che posano con i piccioni e gli innamorati che si baciano sotto i portici. Una Venezia spesso sotto la pioggia, desolata all’alba e fredda in un’atmosfera magica. Molto diversa dalla città che ritrae successivamente, negli anni 2000, in cui le grandi navi da crociera invadono il paesaggio lagunare e la vita quotidiana. Balconi cittadini delle piccole stradine che si affacciano sul pontile delle navi, un reportage che documenta un problema attuale e fortemente discusso.

Napoli,_1958,_Gianni_Berengo_Gardin[1]
Napoli, 1958

Il filone di questo viaggio è diviso per città, ognuna esplorata prima dall’esterno per poi addentrarsi nelle strade, raccontando tradizioni, luoghi, culture. Dal generale al particolare operando come una lente d’ingrandimento sull’Italia. Emergono così ritratti differenti: il Carnevale d’Ivrea con il lancio delle arance, i bambini delle strade napoletane che fanno capriole e anziani che giocano a carte posizionando un tavolo per la strada. Le automobili ferme per ore ad osservare il mare, il lavoro in fabbrica e nei campi. Gli innamorati che si abbracciano per strada, sugli autobus, sulle panchine, quando un tempo era proibito e considerato un oltraggio al pudore.

Con un linguaggio in bianco e nero Gianni Berengo Gardin rende eterni momenti indimenticabili, passati, spesso dimenticati. L’umanità è al centro del suo obiettivo. La vita dell’uomo, la sua natura, la sua cultura, sono le protagoniste indiscusse della sua osservazione. Egli non si considera un artista, ma un fotografo-giornalista, che ha sempre voluto documentare, come bisogno primario, tutto ciò che stava accadendo intorno a lui.

Homo sum, humani nihil a me alienum puto (sono un uomo e nulla di ciò che è umano mi è estraneo) è il motto che meglio descrive l’attività di questo straordinario fotografo. Le valigie di cartone degli emigranti, il lavoro dei pastori, le risaie del Vercellese, i viaggi in vaporetto, gli operai, le lotte e le manifestazioni, il lavoro del lampionaio, gli accampamenti degli zingari. Tutto ha osservato e registrato la sua macchina fotografica, l’amata Leica.

Klat_Gianni_Berengo_Gardin_Milano_1959 (1)
Piazzale Dateo, Milano, 1959

«La fotografia è cultura» dice Gardin e serve per raccontare e far conoscere. La sua più forte e diretta attività è stata la denuncia di ciò che accadeva nei manicomi, l’uso della camicia di forza, la rasatura a zero che serviva ad umiliare i malati e le chiavi delle celle appese alla cintura dei controllori, attraverso immagini forti divenute storiche.       

Questa mostra celebra l’attività di Berengo Gardin e il suo racconto del nostro Paese, un’Italia dal punto di vista sociale più che poetico. Adesso a 86 anni il desiderio dell’artista è continuare a fare libri fotografici, «documentare ciò che sta scomparendo e quel poco di vecchio che è rimasto». Un’attività importante che oggi sta svanendo, in cui sempre più di rado si generano fotografie-verità. Una personalità, quella di Berengo, di cui l’Italia ha sempre più bisogno.

Nel libro puoi raccontare una storia con più fotografie, scavando nel profondo e non rimanendo in superficie.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.