Le “piccole ceneri” dell’amore tra Salvador Dalí e Federico Garcia Lorca

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Le “piccole ceneri” dell’amore tra Salvador Dalí e Federico Garcia Lorca

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Salvador Dalí, Federico García Lorca e Pepín Bello

È il 1922. Alla Residencia de Estudiantes, famoso collegio a Madrid ospitante rampolli dell’alta borghesia spagnola, arriva un giovane impacciato, con l’aria un po’ trasognata e un aspetto singolare. Ha diciotto anni, fa il pittore ed ha un interesse particolare per l’arte cubista. Il suo nome è Salvador Dalí, un ragazzo timido e aggraziato che attira l’attenzione di un poeta sei anni più grande di lui e molto in vista alla Residencia: Federico Garcia Lorca, uno dei poeti più importanti della letteratura spagnola. Tra i due nasce subito un’amicizia particolare, fatta soprattutto di intesa intellettuale. Sono spiriti affini che vedono il mondo con gli stessi occhi. Insieme a un altro grande artista di quell’epoca, Luis Buñuel, vivono anni magici che influenzeranno per sempre la loro arte e la loro personalità.

È difficile dare un nome al tipo di relazione che univa i due artisti. Di fatto, non si hanno prove di una vera e propria relazione romantica tra loro. Della fitta corrispondenza tra i due non è sopravvissuto nulla, se non alcune delle lettere di risposta di Dalí al poeta, e abbiamo a disposizione solo alcune testimonianze di altri intellettuali, come ad esempio quella di Indro Montanelli che intervistò sia Lorca che il pittore surrealista.

Montanelli incontrò e conobbe dapprima il poeta gitano nel 1934, un anno prima della sua morte. Nel corso dell’intervista, venne fuori il nome di Salvador Dalí. Allora, Lorca, che fino a quel momento sembrava piuttosto annoiato dalla presenza del giornalista, si animò d’improvviso. Montanelli ha scritto in proposito:

Aperto un cassetto, ne trasse, per mostrameli, i disegni che il suo meraviglioso amico, come lui lo chiamava, gli aveva mandato da Cadaqués. Erano dei Dalí surrealisti avanti lettera: rocce con volti umani, molli mostri marini, spugne calcinate a spasso su grucce lungo la spiaggia…

dalilorcagross (1)I disegni vennero fatti in occasione di un episodio che fu rievocato anche dal pittore di Figueres, durante la sua intervista con Montanelli avvenuta in seguito.

Una notte si erano trovati, Federico e Salvador, in un villaggio di Estremadura. Non essendo riusciti ad addormentarsi, per causa delle cimici che infestavano il loro giaciglio, si erano alzati per veder sorgere l’alba su quel severo paesaggio, ancora avvolto nella bruma… Proprio allora, in quella solennità di luce e di sfondo, irruppe un montone, fuggito da una “tanca” lì presso. Si disponeva a brucare i rari fili d’erba che venavano esilmente di verde quella petraia, quando fra le rovine sbucarono una mezza dozzina di maiali neri che con furia selvaggia si avventarono su di esso e in un battibaleno lo divorano. A quello spettacolo, Salvador, impassibile, si mise a ridere come un ragazzo. Poi, cavato di tasca un album, si diede a ritrarvi con la matita la scena, imprestando al montone sbranato e agonizzante il volto del notaio Dalí, suo padre.

Ma è anche e soprattutto l’arte stessa dei due una testimonianza vitale del rapporto che li legava. Nel dipinto Piccole Ceneri, secondo gli esperti, vi sono chiari riferimenti alla storia tra i due. Il film Little Ashespellicola del 2008 diretta da Paul Morrison che cerca di ricostruire la relazione amorosa tra i due (seppur in maniera fuorviante), prende il titolo proprio da questo celebre lavoro di Dalí. L’opera, secondo la ricostruzione del film, sembrerebbe raffigurare una giornata di passione trascorsa realmente dai due, al mare, durante un’estate dei magici anni alla Residencia.

fgl-con-dali1 (1)Lorca, invece, scrisse la celebre Ode a Salvador Dalí, dove è ben chiaro l’affetto che egli prova per Dalí e l’ammirazione incommensurabile per il suo genio artistico (lo definisce farfalla vincolata che medita il volo).

Garcia Lorca morì il 19 agosto del 1936, ucciso da militanti del movimento politico CEDA (di stampo cattolico, conservatore e nazionalista) perché di sinistra, omosessuale e massone. All’epoca dei fatti, Dalí si trovava già a Parigi, il suo genio stava già spopolando nei salotti intellettuali francesi e il suo metodo critico- paranoico cominciava a lasciare già un segno indelebile nella storia dell’arte.

Non sapremo mai, probabilmente, quale fosse la vera natura della relazione tra i due, e nemmeno Salvador Dalí volle mai confessarla apertamente, nemmeno molti anni dopo la morte del poeta. Ma forse è proprio questo il suo fascino: la sua ambiguità e il suo non avere etichette hanno reso il loro rapporto uno dei più iconici nella storia dell’arte mondiale.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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