Lucrano su Anne Frank, altro che diritti d’autore!

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Lucrano su Anne Frank, altro che diritti d’autore!

Un ossimoro.

Un assurdo e involuto contrasto storico rivive prepotente.

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Mein Kampf, pubblicato per la prima volta nel 1925

L’antitetica lotta tra il bene e il male ancora dà prova del suo potere sugli uomini che ne rimangono invischiati sempre, anche quando i comportamenti non sembrano poi così direttamente violenti. E invece.

Mi riferisco a ciò che è accaduto all’inizio del 2016 nel mondo dell’editoria mondiale e, più in particolare, dei diritti d’autore. Infatti a gennaio è stato dato alle ristampe il libro di un autore molto particolare: l’uomo che, proprio in un mondo occidentale che già allora si diceva evoluto e pieno di buoni propositi dopo lo sfacelo umano della Grande Guerra, riuscì a concretizzare l’idea stessa di male in pochi, pochissimi anni: Adolf Hitler.
Il libro in questione è il Mein Kampf, ovvero La mia battaglia, trascrizione di idee e pensieri politici durante il periodo di reclusione nel carcere di Landsberg am Lech dopo il fallimento del colpo di Stato di Monaco del 9 novembre del 1923. Il testo che Hitler scrisse in parte anche come trascrizione degli insegnamenti di filosofia politica del suo professore Karl Ernst Haushofer (testo quello di Hitler che, tra l’altro, venne definito dal Times poi “Bibbia Laica” perché presunta fonte laica di idee nazionalsocialiste) è stato dato alle ristampe poiché i diritti d’autore finivano proprio nel 2015 e tutti gli editori oggi sono liberi di poterlo ristampare, tradurre e riadattare in qualsiasi lingua. Nulla di male. Credo in totale buona fede che la conoscenza di tutto è bene che sia accessibile, soprattutto in funzione del senso storico di ogni opera. Forse è per quello che Il Giornale ha deciso di venderlo in allegato al quotidiano…

Sempre all’inizio del 2016 però, sono terminati i diritti d’autore anche sul manifesto di quell’abominio che Hitler a pochi anni dal suo Mein Kampf riuscì a realizzare: il Diario di Anne Frank. Anne (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, febbraio o marzo 1945) iniziò a scriverlo nel giorno del suo 13° compleanno, quando appunto le fu regalato, e avrebbe potuto essere ripubblicato liberamente proprio a partire dal 2016 e invece, guarda un po’, si sono svegliati presunti difensori del diritto della piccola Anne che hanno vietato la “liberazione” ufficiale del testo della giovane ebrea massacrata in un campo di sterminio nazista. La fondazione svizzera Anne Frank Fonds, infatti, che gestisce i diritti d’autore sul diario ha dichiarato che Otto Frank, padre della giovane Anne, aiutò la figlia a scrivere il diario e quindi è da considerare a tutti gli effetti co-autore della testimonianza più famosa al mondo contro il nazismo. Ora, poiché il sig. Otto Frank morì nel 1980, i diritti scadranno soltanto nel 2050. Secondo le leggi europee in materia di proprietà intellettuale sui libri, infatti, i diritti del copyright scadono a 70 anni dalla morte dell’autore. Nulla contro i diritti d’autore, che anzi sono sacrosanti perché tutelano l’opera di ingegno ed è assolutamente rigoroso che esistano in linea generale. Ma ora, non è meglio valutare ogni singolo caso per bene?

Anne Frank
Anne Frank

Non è davvero assurdo che non si lasci libero di essere pubblicato e divulgato come bene dell’umanità intera un testo tanto prezioso come quello di Anne Frank, senza stare a lucrare sull’effettiva divulgazione? Internet in questo sembra dare ragione alla voglia di conoscenza e alla promulgazione della libertà di testi come questo. Infatti, contro l’allungamento dei diritti d’autore del Diario il Professor Olivier Ertzscheid dell’Università di Nantes e la parlamentare francese Isabelle Attard hanno pubblicato in rete la versione integrale, in lingua originale, dell’opera anti-nazista per eccellenza. Ovviamente, versione leggibile in maniera del tutto gratuita.

Ripeto, è senz’altro corretto che il diritto d’autore tuteli “i diritti morali ed economici dell’autore dell’opera, ma anziché nasconderci dietro cavilli pseudo-legali, perché non diciamo le cose come stanno: chi decide di prolungare i diritti su un testo come questo d’importanza storica imprescindibile sta solo lucrando a suo gusto sulla memoria della giovane ebrea, che, ricordiamolo bene venne deportata e uccisa in un campo di sterminio, quello di Bergen Belsen, nel 1945. Ci possiamo anche girare attorno, far finta di continuare aprioristicamente a credere sempre che la legge è legge, che il diritto d’autore è in ogni caso giusto perseguirlo e difenderlo. Che la proprietà intellettuale va sempre difesa a prescindere. Piuttosto, perché non proviamo a pensare in maniera più profonda.

Non è forse vero che l’autentico DIRITTO MORALE dell’opera di ANNE FRANK  si esplica fattivamente oggi nell’essere finalmente LIBERA, accessibile a tutti gratuitamente, affinché il MONDO NON DIMENTICHI ?

Valentina Ferrario

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