Salvatore Settis, una vita per i Beni Culturali

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Salvatore Settis, una vita per i Beni Culturali

SALVATORE-SETTIS(1)Salvatore Settis è giunto al suo 75esimo compleanno. Storico dell’arte, archeologo, preside della Scuola Superiore Normale di Pisa, è da tutti conosciuto per la sua attiva presenza nell’ambito del dibattito riguardo i Beni Culturali del nostro paese.
Da sempre il suo pensiero è andato a fondo nell’indagine di quelli che sono i problemi relativi alla salvaguardia e alla valorizzazione delle opere d’arte presenti sul territorio, andando ad analizzare il ruolo che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali in tutte le sue istituzioni e sovraintendenze, ha e ha avuto in questo ambito.
Polemica è la sua posizione in relazione al rapporto tra arte ed economia come gestito dell’istituzione statale. La sua opinione è chiara:

Malgrado si sia data le leggi migliori del mondo, oggi l’Italia maltratta l’arte: è stranamente diventata un Paese ignorante e regredito dove prevalgono l’incultura e l’indifferenza verso la devastazione del paesaggio e dell’ambiente.

La storia della legislazione del patrimonio artistico italiano è infatti la più ricca di provvedimenti e leggi rivolte al mantenimento delle bellezze presenti sul suolo italiano, ma troppo spesso la mancanza di attenzione nei confronti di queste porta ad una scarsità di valorizzazione e un’ancora peggiore assenza di tutela effettiva. Settis si è infatti pronunciato in merito alla recente riforma del ministero attuata da Dario Franceschini, attuale ministro dei Beni e delle Attività Culturali, facendosi portavoce dell’opinione secondo cui

Questo Paese commette di nuovo l’errore di spostare l’attenzione sulla valorizzazione dei monumenti, rispetto alla loro tutela. Ma non ci può essere valorizzazione senza tutela.

Certo, la mancanza di fondi è di gran lunga il problema principale che vede l’impossibilità, in modo particolare, di nuove assunzioni per i Ministeri che sarebbero invece fondamentali per guardare al rispetto dell’articolo 9 della costituzione, un punto fondamentale su cui lo storico si sofferma.
Forse qualcosa sembra oggi muoversi nell’ambito dei beni culturali, grazie alle aperture dei nuovi bandi per alcune posizioni aperte, ma è ancora molto il lavoro necessario, soprattutto per portare sotto lo sguardo degli italiani quello che è sempre stato, secondo l’autore, un grande paradosso delle misure per i beni artistici del paese, ovvero l’attenzione prevalentemente all’economia dei siti in un contesto di scarsità di fondi che portano quindi a scelte “a risparmio” e spesso più volte ad uno sfruttamento del territorio in una modalità rivolta ad un interesse più turistico che non uno tutelante i beni stessi e l’ambiente.

image4(1)È sempre per un problema di spending-review che il Ministero si è trovato a limitare quella che invece è, secondo Settis, un provvedimento positivo dell’ultimo periodo, che ha portato ad una maggiore autonomia venti tra i più importanti musei italiani affidati a nuove direzioni.
Sono passati ormai quattordici anni dal famoso saggio Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale (Torino, Einaudi 2002) con cui Salvatore Settis andava a mettere sotto torchio la tendenza, di quella che è stata definita Italia S.p.a., a svalutare il patrimonio nazionale delegando compiti e iniziative a livello locale. Ad oggi l’idea è leggermente più positiva verso il futuro dei beni culturali del paese, anche se ancora «si continua a svendere i beni pubblici, delegando l’iniziativa» mentre «le regole per la tutela del paesaggio si allentano continuamente». La possibile prospettiva che sembra venire adottata, sebbene con molta cautela e lentezza, è quella per cui a «fronte di queste carenze si sta affacciando l’idea di privatizzare il patrimonio culturale o di vendere una parte dei monumenti con il pretesto di adottare il “modello americano”».
L’idea di rendere maggiormente positiva l’impresa privata nell’ambito della valorizzazione, sembra effettivamente essere la migliore soluzione verso la possibilità di una maggiore entrata di denaro e iniziativa. Sebbene questo porterebbe a diverse perdite per lo stato e per il compito del ministero, lasciano pensare, a valorizzare la tesi del professore, ad esempio, i recenti avvenimenti che hanno visto la perdita di un ingente ammontare di stanziamenti europei per i beni culturali per l’incapacità e la mancanza di attenzione mostrata da parte degli “addetti ai lavori” del patrimonio artistico del paese.
Certo è che il problema del patrimonio culturale italiano rimane fondamentale e all’ordine del giorno ed ancora è necessario portare avanti quell’obiettivo già proposto da Settis: «Poiché gli italiani non se ne occupano, ci vuole un movimento d’opinione (e di indignazione) internazionale» un movimento di interesse che vada a sopperire alle carenze, non tanto di una istituzione statale che, sebbene con scarsi risultati tenta in preterito di utilizzare le scarse risorse, ma di un’opinione pubblica disinteressata, salvata solo da quel gruppo ristretto di amatori e cultori che vedono nel patrimonio artistico una componente di identità nazionale da salvaguardare.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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