Mariangela Melato, fino in fondo (quando il teatro è vita)

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Mariangela Melato, fino in fondo (quando il teatro è vita)

Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Altrimenti, non cominciare mai.
Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare perdere fidanzate, mogli, parenti, impieghi
e forse la tua mente.

L’isolamento è il regalo, le altre sono una prova della tua resistenza,
di quanto tu realmente voglia farlo.
E lo farai a dispetto dell’emarginazione e delle peggiori diseguaglianze.
E ciò sarà migliore di qualsiasi altra cosa tu possa immaginare.
Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Non esiste sensazione altrettanto bella.

quaderni-attori-milanesi-formenti-mariangela-melato-cinema-teatro-televisione_1 (1)Il lettore più attento avrà riconosciuto la poesia di Bukowski Lancia il dado, quello meno attento (ma insomma dai vabbè) avrà riconosciuto il primo verso, che vaga smarrito per la Rete come falso aforisma, a volte attribuito giustamente ad Hank, altre volte nemmeno quello; sui lettori che non appartengono alle due categorie precedenti non facciamo commenti e caliamo il classico velo.

Anzi, un sipario.

Perché la citazione quasi totale della poesia del Buk mi è sovvenuta come epifania leggendo Anna Melato sulla sorella Mariangela: grande attrice tout court, immensa, incommensurabile attrice di teatro.

Una che ha provato fino in fondo.

L’occasio di parlare dell’attrice, volata sul ponte l’11 gennaio del 2013, risiede nell’uscita in libreria di due volumi: Magnetica Mariangela (Manfredi Edizioni), riunisce le foto del celebre fotografo teatrale Tommaso Le Pera e propone anche testimonianze di amici, attori, registi che hanno lavorato con l’attrice (tra gli altri Renzo Arbore, Giorgio Armani, Gabriele Lavia, Anna Melato, Eros Pagni, Toni Servillo, Franca Valeri); Mariangela Melato, tra cinema, teatro e televisione (Mimesis), è invece una lunga e documentata analisi, attraverso interventi di studiosi, di tutti gli aspetti e le sfumatura dell’unicità dell’arte della Melato, dal teatro al rapporto con il Teatro Stabile di Genova, ma ovviamente anche il cinema e la televisione, con in più un’intervista all’amico giornalista Maurizio Porro.

Anna-Melato-e-Mariangela (1)
Mariangela e Anna Melato

Sulla scorta di queste pubblicazioni, la sorella Anna, anche lei attrice, cantante, doppiatrice, ha tratteggiato più di un ritratto di Mariangela, da cui non poteva non emergere la donna forte e volitiva che dimostrava di essere, ma anche l’attrice e l’artista con tutta una serie di fragilità: nati in una famiglia che non esitiamo a definire piccolo-borghese (i tre figli della coppia condividono evidentemente un gene recessivo dell’arte, anche il fratello Ermanno è fisarmonicista), dopo studi di pittura a Brera studia all’Accademia dei Filodrammatici e a nemmeno vent’anni esce di casa per seguire il regista Fantasio Piccoli.

Ma dobbiamo ammetterlo, la nostra propensione per l’anagrafica non è pari a quella di Fazio, anzi ci vantiamo di assomigliare assai più a Montalbano in questo: Mariangela Melato non è stata un’attrice bensì un’icona e di lei seppur in maniera anche sovrapponente e confusa sappiamo i titoli, i nomi, i premi: Per grazia ricevuta – Nino Manfredi, La classe operaia va in paradiso – di Elio Petri – Nastro D’Argento, La polizia ringrazia – Steno, Lo chiameremo Andrea – Vittorio De Sica,  Il generale dorme in piedi – i Ugo Tognazzi. Ovviamente Lina Wertmüller: Mimì metallurgico ferito nell’onore (Nastro D’Argento) Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…”; Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto. E ancora premi David, Nastri d’Argento e partner come Mastroianni, Sordi, Celentano, Villaggio, Tognazzi, Pozzetto, Monicelli, Comencini, Stoppa, Placido, Proietti, Salce, Arbore, Volonté.

Dopodiché, a fronte di cotanto cinema, Mariangela brilla per il teatro: Fo, Strelher, Ronconi, Visconti, Garinei e Giovannini, Lavia. Se per gli inizi però è anche naturale sentire Anna descrivere la sorella sotto il segno della tenacia

Lei voleva fare davvero l’attrice, ma intanto in teatro faceva la trovarobe, la suggeritrice, il tecnico delle luci. Un po’ alla volta i miei genitori hanno ceduto, perché hanno capito che la sua passione era talmente viva, che non potevano imporle di fare un altro mestiere. Mariangela è sempre stata tenace, non si riusciva a farle cambiare posizione su niente.

Cover-completa-Magnetica (1)Potrebbe forse stupire sentire che per tutta la carriera la Melato ebbe il bisogno di sapere tutto a memoria, anche le parti degli altri attori cui poi faceva da sostegno alla bisogna, non per sentirsi superiore ma per sentirsi sicura, e quindi studiava, studiava sempre, e prendeva appunti che ora sono gestiti dall’Associazione Mariangela Melato, perché lei ci teneva ai suoi amici attori, ha regalato tutti i suoi libri di teatro al Piccolo (che giustamente le ha dedicato il Teatro Studio), e quando era malata «recitava lo stesso perché la sua preoccupazione principale era dover sospendere le recite e lasciare senza stipendio la compagnia».

Una che ci provava fino in fondo, insomma.

Una che Luchino Visconti, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Garinei e Giovannini, Gabriele Lavia li sapeva impressionare con la sua preparazione al punto che quelle personalità si confrontavano con lei, ma anche perché la sua dedizione era tale che a Visconti che le chiedeva se fosse disponibile a tagliarsi i capelli rispose «Anche i piedi!».
Una che in buona sostanza non si sposò mai, né ebbe figli, perché il suo amore per la recitazione ebbe il sopravvento su tutto e trasferì la propria affettività sui nipoti, i figli di Anna, che «amava come fossero suoi figli».

Una che ci ha provato fino in fondo, per dirla con Bukowski. E che ci è riuscita in pieno.

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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