La Manifattura Italiana Tappeti Artistici protagonista al Palazzo Ducale di Genova

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La Manifattura Italiana Tappeti Artistici protagonista al Palazzo Ducale di Genova

Particolare Gabbiani di Enrico Paulucci delle Roncale, 1960, bozzetto per foulard per la Leonardo da Vinci, archivio MITA Nervi di M.A. Ponis, in comodato presso Wolfsoniana
Enrico Paulucci delle Roncale, Particolare Gabbiani (bozzetto per foulard per la Leonardo da Vinci), 1960

Fino al 19 giugno la Loggia degli Abati di Palazzo Ducale a Genova ospita la mostra Tessuti d’artista – Arte e design produzione della MITA 1926-1976 dedicata alla preziosa produzione della Manifattura Italiana Tappeti Artistici. L’esposizione è un viaggio in cui colori, materiali, racconti di vita e invenzioni si fondono e fanno la storia di una manifattura interamente italiana che ha saputo evolversi tra le Guerre. Un’intuizione nata dalla geniale innovazione di Mario Alberto Ponis nell’«utilizzare dei nuovi ritrovati meccanici nella fabbricazione dei tappeti classici annodati a mano»: fu proprio l’imprenditore di origini fiorentine, appassionato di meccanica e invenzioni, l’ideatore dei modelli dei telai utilizzati all’interno della fabbrica di Nervi, Genova.

Collezionista d’arte, in mostra ci sono le terracotte dipinte e i gessi di Arturo Martini con il quale Ponis collaborò (Arazzo con angelo): quest’ultimo riuscì anche a lavorare con i maggiori esponenti dell’arte italiana di quel periodo, come il futurista Fortunato Depero con il quale intrattenne una ricca corrispondenza, testimoniata da numerose lettere, una proficua collaborazione e dal bozzetto per il tappeto Numeri del 1927.

Mauthausen di Emilio Scanavino, 1957, stampa serigrafica su canapa, archivio MITA Nervi di M.A. Ponis, in comodato presso Wolfsoniana
Emilio Scanavino, Mauthausen, 1957

In Tessuti d’artista – Arte e design produzione della MITA 1926-1976 si possono vedere anche i frutti dell’amicizia con Giò Ponti, che progettò per MITA, in lana annodata, il Tappeto a quadretti e Seggioline (1935) e pubblicizzò l’attività della fabbrica all’interno della sua Domus, del rapporto lavorativo con l’architetto Mario Labò e la DIANA (Decorazioni Industrie Artistiche Nuovi Arredamenti) che portò alla presentazione di alcuni tappeti MITA alla IV Triennale d’arte decorativa e industriale moderna di Monza del 1930.
La mostra è dunque una ricca carrellata di tessuti intrecciati ed in particolare risaltano Ormeggio di Enrico Paulucci delle Roncole, un arazzo in cui lana e cotone creano un intersecarsi tra le barche astratte e il mare, Camogli di Emanuele Rambaldi, dove la cittadina viene descritta come fosse una cartolina con le sue reti in cui sono impigliate conchiglie e strumenti musicali, ed ancora l’Arazzo per la sala riunioni della sede RAI di Genova di Albo Bosco, in cui linee verticali convergono in triangoli e cromie decise presentando le meraviglie del capoluogo ligure.

Rosoni di Flavio Costantini, 1963, bozzetto per tessuto, archivio Manifattura Italiana Tappeti Artistici Nervi di M.A. Ponis, in comodato presso Wolfsoniana
Flavio Costantini, Rosoni ( bozzetto per tessuto), 1963

Ma gli arazzi e i tappeti furono solo l’inizio della produzione della Manifattura Italiana Tappeti Artistici, infatti vi fu una svolta grazie alla collaborazione con Gustavo Pulitzer Finali e Giovanni Zoncada, progettisti d’interni navali, e alla ristrutturazione delle navi per conto dell’Italia – Società di Navigazione.
In seguito a questo rinnovamento apportato nel secondo Dopoguerra, si incrementarono le produzioni di tessuti per decorare abitazioni, navi, locali e la rete di collaborazioni si infittì con Eugenio Carmi allora direttore artistico dell’Italsider che firmò non solo arazzi e tessuti ma anche oggetti di design come svuotatasche e centrotavola, in collaborazione con il gruppo di grafici della Firma come Flavio Costantini e Marco Biassoni, autori di tessuti serigrafati di grande impatto e riconoscibilità per il tratto grafico e la carica dei colori, con Gillo Dorfles, autore di geometrie astratte, e Rocco Borella oltre ad Aurelio Caminati, l’informale Emilio Scanavino e i fratelli Giò e Arnaldo Pomodoro. I tessuti e i bozzetti si susseguono in nuvole di cromie e trame che si infittiscono e intrecciandosi tra loro raccontano storie di viaggi rallegrati dalle serigrafie stampate su cotone o canapa di Emanuele Luzzati, Oscar Saccarotti, Dino Predonzani oltre a pannelli decorativi (Circus di Luzzati, una processione di colorati e festosi carri circensi per far divertire nella sala bambini di I classe dell’Andrea Doria) e a foulard commissionati dalle diverse compagnie e poi donati come ricordo alle signore una volta terminata la crociera, come Gabbiani creato da Enrico Paulucci delle Roncole per la Leonardo da Vinci.

La passeggiata attraverso i 50 anni di questa meravigliosa fabbrica va a terminare con arazzi, bozzetti e locandine che inneggiano alla fortuna della Manifattura Italiana Tappeti Artistici all’interno di concorsi e Triennali di Milano, concludendosi con una drammatica quanto riflessiva serigrafia su canapa di Emilio Scanavino, Mauthausen, l’ultimo grido di umanità attraverso la Porta Mongola per omaggiare ed evocare i colori la libertà che trovano sfogo nell’arte.

Marta Marin per MIfacciodiCultura

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