Paul Gauguin. Pensare, lottare, amare

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Paul Gauguin. Pensare, lottare, amare

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La visione dopo il sermone, 1888

Paul Gauguin (Parigi, 7 giugno 1848 – Hiva Oa, 8 maggio 1903) è stato uno dei più grandi pittori mai esistiti.

Era un tiepido 7 giugno quando l’animo sensibile e tenace dell’artista vide la luce. La sua vita fu intensa perché alla continua ricerca di emozioni sempre più profonde, superando i confini dell’immaginazione. Troppo spesso fece i conti con le difficoltà finanziarie, cambiò mestiere e pelle ma l’amore per la pittura fu la sua ancora, fu come un faro durante la tempesta. Gli anni della formazione furono segnati dalla forte vicinanza all’Impressionismo, ma presto quelle pennellate l’una accanto all’altra alla scoperta delle vibrazioni della luce divennero meno corpose, sino a fondersi in piatte macchie di colore.

Il disegno pulito, la forma del reale nella sua essenzialità fu alleggerita e alla luce tolse il potere rivelatore. Tolse alle ombre la forza espressiva, volle che fosse la linea di contorno a diventar più profonda, come i solchi che pensieri e parole scavano nella nostra mente. Di vita reale la sua mente si nutriva e da essa veniva ispirata, ma Gauguin la seppe rielaborare e riformulare per giungere alla sintesi di forme e colori e… cloissonisme fu!

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La nascita di Cristo, figlio di Dio (Te Tamari no Atua), 1896

Nella Visione dopo il sermone del 1888 è sorprendente la modernità, la forza del colore dello sfondo e delle chiare forme dei copricapo delle donne bretoni. Esser dinanzi alla tela è davvero un’esperienza emozionante. Le donne sono appena uscite dalla chiesa, noi siamo alle loro spalle e possiamo vedere ciò che loro stanno immaginando: la lotta tra Giacobbe e l’angelo, appena raccontata da parroco. Gauguin per riprodurre un’immagine, puro frutto della  fantasia, sceglie di rappresentare le figure in maniera sproporzionata, senza alcun riferimento al reale. Tra le donne bretoni e il gruppo in primo piano c’è un’interruzione della visione, voluta e abilmente costruita, attraverso il tronco obliquo che divide l’olio in due. La realtà viene così distinta dalla fantasia, allontana le donne dalla suggestione ma tutta l’opera è armoniosa  grazie all’equilibrio cromatico.

Lontano dal suggestivo impressionismo, Gauguin è una spanna avanti rispetto agli colleghi contemporanei. Il sintetismo ormai sta assumendo una posizione definitiva nel suo codice espressivo, che rende la pittura espressione della mente. La pittura è la visione dei pensieri,  di un ricordo realmente vissuto o di un desiderio profondo.

Nell’opera tahitiana del 1895 Te tamari no atua (La nascita di Cristo, figlio di Dio) la ragazza dalla pelle ambrata è distesa sul lucente letto giallo. Lei che dorme e sogna è la protagonista, alle sue spalle c’è una donna che tiene tra le braccia il bimbo divino. L’opera è dunque espressione del pensiero della donna che si intreccia con il sogno e con la vita reale dell’artista, in quegli anni legato alla giovanissima Pahura. La quattordicenne darà alla luce quella figlia sognata e amata che morirà nel 1896, senza superare il primo anno di vita; l’anno seguente Gauguin apprese che anche la figlia Aline lo aveva lasciato prematuramente.

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Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove andiamo?, 1897

Il dolore cieco, senza conforto, e la vita imprevedibile, ancora una volta malevola col pittore, lo porterà ad una lunga riflessione. Sarà ancora una volta la pittura a raccontarci il viaggio personale di Gauguin, alla ricerca di risposte universali alle domande Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?. L’omonimo olio su tela del 1897 sconvolse gli animi della critica e d’altronde lo smarrimento coinvolge tutt’oggi chiunque ammiri il capolavoro di Boston. Fu il pittore a svelarne l’inafferrabilità del significato e il mistero che quelle figure terranno per sempre nascosto, il mistero della vita che ci trascina in un vortice di pensieri e sensazioni sino alla morte.

Vita che partorisce, ama, ferisce, uccide e immortala!

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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