Le stagioni di Severini, fleurs et masques

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Le stagioni di Severini, fleurs et masques

Gino-Severini-Danseuse-articulem
Danseuse articulée, 1915

Nella solenne cornice della Villa dei Capolavori, dove è custodita la collezione della Fondazione Magnani – Rocca, a Mamiano di Traversetolo (Parma), fino al prossimo 3 luglio è ospitata la mostra monografica dedicata al pittore Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966) in occasione del cinquantenario di morte. Artista molto eclettico, in continuo sviluppo stilistico, nonché personificazione degli anni delle avanguardie, come traspare dalla visione d’insieme di tutta la sua produzione.

La mostra è incentrata sui due capolavori permanenti della fondazione, la Danseuse articulée e Natura morta con strumenti musicali. Intorno a queste tele, volute fortemente dal fondatore Luigi Magnani, si snoda tutto il percorso espositivo con circa 100 opere. Tra queste, 25 sono opere inedite, recenti scoperte mai esposte in Italia fino a questo momento.

La ripartizione dell’esposizione Severini. L’emozione e la regola è tematica, più che cronologica, in ogni sala si affrontano le diverse stagioni stilistiche vissute dal pittore. Si parte dai primi anni, quando Severini era allievo di Giacomo Balla e si avvicinò al divisionismo alla ricerca di un linguaggio differente che potesse distaccarsi dalla generazione precedente. Si arriva poi al futurismo, una parentesi della sua vita che lo vede in prima linea: entrato nel gruppo su invito di Filippo Tommaso Marinetti, è nel 1910 tra i firmatari del Manifesto della pittura futurista insieme a Balla, Boccioni e Carrà. Rispetto ai colleghi appassionati alla macchina e alla velocità, il suo tema predominante sarà invece la danza. Riproduce il movimento della ballerina, in numerose versioni, analizzando prima il moto-descrittivo per poi tendere all’astrazione nella serie Espansioni di luce, in cui si percepisce il movimento ma nessuna figurazione. La ballerina si è trasformata in una tela caleidoscopica fatta soprattutto di luce e colore.

Severini autoritratto
Autoritratto

Infine il linguaggio cubista, a cui approda attraverso la scomposizione, per il suo rigore formale. Severini si divide tra Roma e Parigi, creando un cubismo proprio, un linguaggio personale che Van Doesburg definisce cubismo psichico. Sono gli anni delle nature morte, dei paesaggi e della scomposizione degli oggetti.

Dal cubismo l’artista passa al neoclassicismo, come gran parte dell’arte europea del Dopoguerra. Si dedica a tematiche classiche, al ritratto e alla commedia teatrale, alle maschere. Approfondisce l’arte sacra e la decorazione religiosa contemporanea, avvicinandosi alle tecniche murali di ampie dimensioni dell’affresco e del mosaico. Sono questi gli anni ’30 – ’40, in cui esplora oltre la sua confort zone, come dimostrano i disegni di studi, in mostra in questa sezione finale, sulla composizione del Castello toscano di Montegufoni, con il Salottino delle Maschere musicanti, e la decorazione della Maison Rosenberg a Parigi.

Per ultimo Fleurs et masques, il libro d’artista, con tavole incise che mostrano il cammino e l’arrivo dello stile di Severini, alla continua ricerca della perfezione.

Diverse stagioni, diverse tappe, un vero e proprio viaggio stilistico.

 

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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