Adele illumina l’Arena di Verona

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Adele illumina l’Arena di Verona

Adele occhi(1)Adele. Non serve altro, è lei, l’unica. Se pensiamo a chi possa rappresentare in pieno il termine “cantante“, come qualcuno che con la sua voce e la sua interpretazione riesce ad emozionare, ad esprimere ciò che proviamo nel nostro cuore, lei ne è l’incarnazione perfetta.

All’inizio era stata prevista una sola data italiana, il 28 maggio, ma data l’enorme richiesta, è stata aggiunta la data del 29. Il luogo scelto è la magica Arena di Verona. Chi è riuscito a prendere i biglietti per sabato 28 ha avuto la fortuna di assistere al concerto sotto un cielo stellato, in una chiara e limpida serata primaverile e quelli che si trovavano a passeggiare nei dintorni dell’Arena, nei vicoli che circondano il centro, sono stati avvolti dalla calda ed inconfondibile voce della cantante di Tottenham.

Chi come me invece aveva acquistato i biglietti per il concerto del 29, al mattino è stato accolto da una pioggia torrenziale che non ha concesso un attimo di tregua. In fila dal pomeriggio sotto l’acqua battente, si è entrati nell’Arena, e lì è continua l’attesa, avvolti in impermeabili colorati, al riparo sotto variopinti ombrelli. Le luci dei riflettori si rifrangono sulla moltitudine di persone assiepate sulle gradinate e sul maxischermo dietro al palco, troneggiano gli occhi chiusi di Adele.

Alle nove in punto entrano i musicisti, una fila di archi, una di fiati, pianoforte, chitarra, basso, tre coriste. Il pubblico comincia ad applaudire. Sulle prime note di Hello gli occhi si aprono ed entra Lei, coperta da un improbabile kway bianco, padrona assoluta del palcoscenico. E dopo One and Only si avvicina al pubblico, accalcato sotto il palco, e rivolgendosi ad una spettatrice che la stava filmando le dice di godersi quel momento di spettacolo dal vivo, eliminando qualsiasi filtro, che rischia di anestetizzare e spersonalizzare le emozioni. Avvolta nel suo abito nero luccicante di lustrini, non ha bisogno di coreografie, di ballerini di contorno o di giochi di riflettori, è la sua voce, limpida e tonante, seducente e purissima, che riempie l’Arena, che scatena l’entusiasmo dei suoi fans. Dopo aver intonato Water Under the Bridge e Rumour has It, conscia dell’”attesa spasmodica del pubblico”, annuncia con ironia che il suo prossimo brano sarà quella “fuck song” di 007-Skyfall, che l’ha consacrata nell’Olimpo delle star.

FullSizeRender(1)Adele si rivolge al pubblico, per raccontare e condividere i motivi che l’hanno ispirata, come un amore finito, che le ha spezzato il cuore, e rimanda alla nostra mente alle parole di Send My Love (To Your New Lover) e Someone Like You. È qui che le luci dei cellulari si accendono per illuminare il cielo carico di nubi, e le voci si alzano per cantare. L’entusiasmo si scatena con Set Fire to the Rain e When We Were Young e raggiunge l’apoteosi con Rolling in the Deep, l’ultima canzone della serata.

Adele non si muove speditamente sul palco, è sobria nei suoi movimenti mentre canta, ma si avvicina negli intervalli tra le canzoni per parlare alla platea, dimostrandoci che è una donna come noi, che dice parolacce, che è una diva fuori dagli schemi. È ironica, sa ridere sguaiatamente, come se fossimo in un pub londinese a bere birra. Chiede da che parte del mondo sono venuti a sentirla e si sorprende quando trova anche un islandese tra il pubblico; ma ci sono anche i messicani, ai quali confessa di amarne molto la cucina, neo zelandesi, brasiliani, tedeschi ed è felice quando scopre che ci sono anche dei suoi connazionali, arrivati fino a Verona per ascoltarla cantare.

Chi ama Adele sa che i suoi concerti sono essenziali, senza sbavature nell’esecuzione dei brani, senza incertezze e spettacolarizzazioni superflue, solo la sua musica, la sua energia, il suo calore che è riuscito a riscaldare la serata umida dell’Arena, e perché no, forse anche a fermare la pioggia, assenza gradita durante tutto il concerto.

Gaia Del Riccio per MIfacciodiCultura

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