La bellezza dell’imperfezione: Manzoni Piazzalunga, Pugliese e Marìn

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La bellezza dell’imperfezione: Manzoni Piazzalunga, Pugliese e Marìn

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Giovanni Manzoni Piazzalunga – Smile

La bellezza domina i nostri giorni. Centinaia di immagini di corpi nudi si affollano nella mente senza alcun pregiudizio perché la nostra società aspira ad un valore più alto: rendere la bellezza dell’imperfezione come valore aggiunto. Esser perfetti non vuol dire necessariamente luce, proporzione, gioia, equilibrio e sublimazione: Giovanni Manzoni Piazzalunga, Matteo Pugliese e Javier Marìn esprimono pienamente tutto questo. In opere grafiche o scultoree riescono a lasciar emergere da corpi concitati, tesi, morbidi o avvinghiati tutta l’essenza dell’essere umano.

Giovanni Manzoni Piazzalunga (1979) resta legato al segno grafico, rendendolo vibrante e intenso con macchie di colore sapientemente accostate. Ispirato sin dagli anni della formazione da Michelangelo, gestisce il talento con consapevolezza per poter esprimere l’esigenza tutta contemporanea di introspezione, in un’atmosfera intima. Le macchie di colore esaltano i corpi e non la luce ma l’ombra sottolinea il fulcro delle composizioni, con accentuata sensualità e dinamismo. Grandi opere come Carneade, chi era costui si inseriscono tra il murales messicano e composizioni barocche, per vigore e accentuati contrasti chiaroscurali.

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Matteo Pugliese

Per Matteo Pugliese (1969) i corpi scolpiti di ascendenza michelangiolesca si spingono nello spazio con forza espressiva senza remore, pur non  producendo evidenti fratture nel “fondo” da quale emergono. Perché? Probabilmente perché negli Extra Moenia la spinta che li anima non vuole creare uno strappo violento con le origini: sono moti dell’animo, concepiti da una forza generatrice di riflessione ed emozione senza ambire a distruzione.

In Javier Marìn (1962) la fisicità è talvolta ridotta in pezzi, con la volontà di rendere imperfetti corpi che, per maestosità e ardite torsioni, rimandano ai grandi pittori del Manierismo cinquecentesco. L’umanità è ricomposta sottolineando l’imperfezione e la mutabilità della condizione umana. Grandi opere di grande fragilità quelle dell’artista messicano che denuncia, in grandi sculture come Hoy es Hoy, la straordinaria tempra della bellezza  che sopravvive nonostante il caos contemporaneo.

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Javier Marìn – Hoy es Hoy

Rispetto alle opere citate, i tre artisti sono impegnati da tempo in nuove ricerche espressive molto interessanti.
Manzoni Piazzalunga in punta di piedi sta esplorando il mondo della meccanica e della tecnologia, con attenzione alle problematiche socio-politiche della società consumista. Pugliese superando la possente bellezza scultorea di corpi nudi, cerca nei Custodi e in Scarabei di rendere tangibili solidità o leggerezza, meditazione o sperimentazione. Marìn invece progetta grandi composizioni che pongono al centro dell’opera la denuncia del crollo delle ideologie e dei valori, con la conseguente necessità di costruire un mondo nuovo.

Umanità concitata,
disinibita e frammentaria  perché imperfetta.
Bella perché urla  la sua fragilità,
l’arte è nuova eppur antica
per il  bisogno di parlarci ancora
di valori eterni.

 

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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