Mirò al MUDEC: strategia di marketing o filantropica proposta culturale?

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Mirò al MUDEC: strategia di marketing o filantropica proposta culturale?

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L’étoile matinal, 1940

Fino al 11 settembre 2016 le opere di Joan Mirò sono esposte al MUDEC di Milano. La mostra Joan Mirò: la forza della materia è l’occasione per scoprire l’affascinante mondo dell’artista catalano, che fa del linguaggio simbolico il mezzo di rottura rispetto a quel modo di fare arte “particolarista” e attento al dettaglio (L‘étoile matinal Stella mattutina appartenente alla collezione Costellazioni del 1939-1940).

La curatrice dell’esposizione, Teresa Montaner, Chief Curator della collezione Fundació Joan Miró di Barcellona, attinge dalla collezione della Fundació Joan Miró di Barcellona e da quella della famiglia dell’artista, raccogliendo un totale di 100 opere prodotte tra il 1931 e il 1981. La mostra ripercorre gran parte della carriera artistica di Mirò, dal periodo parigino, passando attraverso gli anni del grande successo, fino alla fine del suo percorso. Mirò morì, infatti, nel 1983 a Palma di Maiorca. Il percorso presentato documenta la spiccata vena surrealista dell’artista che lo stesso Andrè Breton, fondatore del movimento, aveva apprezzato, definendo l’artista catalano «il più surrealista di tutti noi».

La maniera di Mirò è, infatti, molto particolare e distinta. In questo linguaggio fatto di segni e immagini semplici, quasi elementari, assume grande valore anche la poesia a cui Mirò sempre si riferisce. Questa maniera che ricorda l’arte primitiva, si accompagna alle influenze di altre forme d’arte contemporanee, che hanno influenzato il concetto della sua arte.

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Femme, 1981

Inoltre molto risalto è dato alla materia. Questa appunto, come dimostra il titolo della mostra, è un elemento fortemente presente nel suo lavoro, che non è solo uno strumento di espressione, ma anche e soprattutto unentità fine a se stessa. L’utilizzo di materiali inusitati che sfruttano tecniche innovative, sono i pilastri su cui si regge la forte intenzione innovatrice di Mirò che ha come primo proposito quello di infrangere le regole dalla pittura convenzionale, che andrebbe anzi «stuprata, uccisa e assassinata».

Dopo Gauguin, quindi, il Mudec propone nuovamente un’esposizione monografica di un artista che si avvicina a quel tipo di pittura primitiva. In questa scelta emerge sicuramente l’intento di offrire un percorso tematico coerente, ma attenzione: il salto da una ben pensata intenzione didattica ad una più scaltramente (e banalmente) commerciale, è breve. Ancor più se si nota che i successivi appuntamenti chiamano in causa i nomi altisonanti di artisti quali Basquiat e Frida Kahlo, amatissimi e in cima alla scala dei trend del pubblico dei social. Certo è che questa abilissima opera di marketing riscuoterà un enorme entusiasmo e successo da parte di quel pubblico che si riempie la bocca di citazioni (molto spesso a sproposito). Senza voler essere per forza diffidenti, la stagione 2016 del Museo delle Culture sarà un buon modo per imparare a conoscere veramente quegli autori “stuprati, uccisi e assassinati” dai social-addicted. Che questa sia una furbesca strategia o una filantropica operazione volta alla conoscenza e all’istruzione delle masse, sicuramente darà spazio alla cultura e alla buona informazione.

Sono già curiosa dei progetti per il 2017. Gauguin, Mirò, Basquiat, Frida e poi? Ci starebbe bene un bel Picasso (peccato che ci abbia pensato Palazzo Reale qualche anno fa…)

 Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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