L’arte e la bellezza della cucina giapponese in mostra a Genova

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L’arte e la bellezza della cucina giapponese in mostra a Genova

Se pensiamo alla cucina giapponese ci vengono subito in mente sushi, riso, bacchette, tè e sake, non pensiamo alla nobile arte del taglio, alla raffinatezza dei cibi, all’eleganza delle composizioni, perché noi occidentali mangiamo prima con lo stomaco e la bocca; i giapponesi cibano gli occhi di bellezza e l’anima di rispetto.

39581-Ayu_S-0430_VI-2-ridottaLe opere esposte nella mostra 食べ物の美 TABEMONO NO BI bellezza, gusto e immagine della tavola giapponese presso il Museo d’arte orientale Edoardo Chiossone, disegnano un Giappone la cui tradizione culinaria, detta washoku, si sviluppa durante il periodo Edo (secoli XVII-XIX) grazie ai fervidi scambi commerciali, all’industrializzazione di grandi città quali Kyōto e Ōsaka e alla necessità di una nuova urbanizzazione di Tōkyō (Edo) con il conseguente sviluppo di una nascente classe operaia legata al consumo di piatti semplici e frugali come i soba o gli udon.
Una cultura inserita nel patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per il rispetto dell’utilizzo delle risorse naturali offerte dall’arcipelago, una cultura fortemente influenzata dal culto Shintō dove la natura viene considerata sacra, equilibrio della vita ed espressione del divino, dove le sette divinità della fortuna tra cui Ebisu protettore dei pescatori, Benzaiten dea del mare, Daikokuten protettore delle messi navigano, protetti dalla gru simbolo di felicità e fortuna, su placide acque. È proprio l’acqua l’elemento fondamentale per la coltura del riso e la pesca, con i loro prodotti che sfamano la popolazione e offrono lavoro, come mostrato nella quotidianità del mercato del pesce di Nihonbashi a Odawara e nel meraviglioso trittico che ritrae uno dei lavori tutt’oggi scomparso: le pescatrici subacquee in apnea che raccolgono l’abalone. L’awabi è un mollusco che veniva raccolto dalle ama (donna del mare) ed una volta aperto veniva scuoiato in strisce ed essiccato per ricavarne il noshiawabi, pietanza proteica e di buon auspicio.

downloadDopo una piacevole passeggiata tra bronzi votivi, bruciaprofumi, disegni di mercati e città fiorenti si approda alla parte della mostra dedicata alle suppellettili in lacca, porcellana e bronzo patinato. Ci si sofferma con vivo interesse su servizi individuali o da cerimonia, per lo svezzamento di maschietti di 4 mesi decorati in oro, fino al servizio da merenda: una decorata valigetta con scomparti a vista in cui sono inserite, impilate una sull’altra, scatole (bentō ) raffiguranti 24 modelli di pietà filiale, una sorta di moderna schiscetta.

Dai pranzi frugali e all’aperto, passiamo alle case da tè e ai ristoranti pre-moderni, come quello caratteristico posto su delle palafitte che serve ai commensali il pesce appena pescato nelle acque dolci del fiume Kamo a Kyōto.

images-vernice-fresca-201602091637-2813-f1000x768Tuttavia a seguito del rinnovamento Meiji (1868-1912) molte cose cambiarono nell’antica terra del Sol Levante: nuove leggi per gli stranieri sulle tariffe d’importazione e il diritto di extraterritorialità forzano l’affluenza dell’Occidente. A subire il mutamento fu anche quella incontaminata tradizione culinaria con l’inserimento di nuove ricette adattate per i forestieri, nuove suppellettili e la reintroduzione della carne. bandita dal culto buddista. Anche le botteghe e i ristoranti mutano vestendosi di grossi lampadari in cristallo, mostrandoci il tipico pranzo domenicale degli stranieri seduti attorno ad una tavola rotonda serviti da schiavi di colore. Sul mare, non troppo lontano, galere olandesi che si allontanano dall’isola di Dejima, nei pressi di Nagasaki con un altro carico di “Giappone”.

La mostra prosegue con tazze, una dōbin (teiera) decorata a rilievo e interi servizi per sencha, ovvero il tè infuso alla maniera cinese. L’esposizione si chiude con una meravigliosa collezione di porcellane finissime impreziosite da smalti cloisonné, barattoli da tè invetriati, frullini di bambù per mescolare il tè in polvere (matcha), kama (bollitore per l’acqua) con anse a forma di cicala: tutti oggetti indispensabili per Cha no yu (acqua calda per il ), la sacra cerimonia del tè. Un momento che non si limita alla sola preparazione e consumazione della bevanda, bensì apporta all’ospite un senso di equilibrio e distacco dal mondo grazie ai gesti semplici e fluidi che vengono compiuti. Un atto di celebrazione in cui tutti gli esseri coinvolti sono uguali e si “inginocchiano” davanti alle stesse regole secondo i principi di armonia, rispetto, purezza e tranquillità.

INFO

食べ物の美 TABEMONO NO BI bellezza, gusto e immagine della tavola giapponese

Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone
piazzale Giuseppe Mazzini 4, Genova

Dal 31 Ottobre 2015 al 26 Giugno 2016

www.museidigenova.it

Marta Marin per MIfacciodiCultura

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