L’arte dei rifiuti: il progetto “Strand” di Stuart Haygarth

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L’arte dei rifiuti: il progetto Strand di Stuart Haygarth

dezeen_Strand-by-Stuart-Haygarth_12 (1)Nel febbraio 2011 l’artista anglosassone di fama internazionale Stuart Haygarth a seguito di una passeggiata lungo le coste a sud dell’Inghilterra, da Gravesend a Land’s End, raccolse ogni oggetto nel quale si era imbattuto con l’obiettivo di elevare quei semplici rifiuti a pura opera d’arte.

Accendini, bambole, pettini e scarpe, ciò che apparentemente poteva sembrare solo immondizia, si trasforma in un mosaico di colori fra passato e presente, attraverso una metodologia precisa e ordinata, raggruppando e poi fotografando i vari oggetti, divisi precedentemente per tipologia o per colore. Gli oggetti riuniti rappresentano una sorta di archivio, un intreccio di storie di vite sconosciute che si uniscono diventando riflesso della propria società. Inoltre l’autore tenta di trovare in questi vecchi oggetti una nuova bellezza che la distacchi del tutto dalla sua funzione originaria e che gli dia una nuova identità. Il risultato è il connubio fra rigore formale e un senso estetico straordinariamente sviluppato, attraverso il quale le immagini realizzate tendono ad attrarre per la brillantezza dei colori e per l’immediatezza visiva. Ogni oggetto ha una sua voce e ogni voce narra la sua storia, la sua vita, ma non si tratta solo di questo, questi “cimeli” raccontano molto di più, parlano di un’umanità del tutto disinteressata al benessere della propria madre terra.

Stuart Haygarth
Stuart Haygarth

L’uomo non sarà felice finché non avrà distrutto il suo mondo, finché non avrà deturpato violentemente tutto ciò che lo circonda, inquinando ed uccidendo. Un accusa molto forte, riassunta nel volume edito da Art/Book Publishing Strand (termine che in inglese antico significa spiaggia), intitolato come il progetto di Haygarth, a cura di Robert Macfarlane and Deyan Sudjic, due personalità inglesi molto presenti nel panorama culturale contemporaneo. L’uno giornalista e scrittore di best-seller di notorietà internazionale, l’altro il direttore del Design Museum di Londra, la cui passione per l’arte crebbe durante il praticantato di giornalismo. Entrambi analizzano il lavoro di Haygarth da due punti di vista differenti: Macfarlane ne considera le caratteristiche concettuali, incentrando il discorso sul tema principale, l’inquinamento, mentre Deyan abbina l’arte di Haygarth ad artisti del calibro di Andy Warhol, Arman, Cesar, Burri, Pistoletto, Tàpies o Beuys, tutti artisti che hanno sempre creato un intimo legame concettuale fra arte, scarti e società contemporanea.

Strand_front-cover (1)I rifiuti costituiscono un vero e proprio mondo, parallelo a quello delle merci, un immenso giacimento di grande valore creativo oltre che un documento fedele delle nostre abitudini e del nostro stile di vita.
Il mondo dell’arte ha cominciato ad interessarsi all’uso di oggetti di scarto a partire dalla seconda metà del XX secolo, proprio attraverso l’operato di Andy Warhol, il grande maestro della Pop Art, le cui affermazioni e visioni ancora oggi ridondano negli ambienti culturali di tutto il mondo.

Gli scarti sono probabilmente brutte cose, ma se riesci a lavorarci un po’ sopra e renderli belli o almeno interessanti, c’è molto meno spreco.

Nella maggior parte dei casi gli artisti non si limitano ad un semplice uso estetico degli oggetti di scarto, ma giungono, come abbiamo visto anche in Haygarth, ad un’interpretazione metaforica della condizione umana, riconfermando l’arte come straordinario strumento di sensibilizzazione e civilizzazione.

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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