“Jeff Buckley. So Real”: in mostra a Bologna le fotografie di Merri Cyr

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Jeff Buckley. So Real: in mostra a Bologna le fotografie di Merri Cyr

Jeff Buckey 2 (1)La mostra Jeff Buckley. So Real inaugurata il 12 maggio e visitabile fino al 11 giugno presso la galleria Ono Arte di Bologna, ripercorre l’ascesa di Jeff Buckley e la sua purtroppo rapidissima carriera attraverso 22 fotografie realizzate dalla fotografa americana Merri Cyr, che riuscì a ritrarlo in modo così intimo e delicato da essere quasi commovente.

La vita di Jeff Buckley (Anaheim, 17 novembre 1966 – Memphis, 29 maggio 1997), figlio della violoncellista Mary Guibert e del cantautore Tim Buckley, che lo abbandonò poco dopo la nascita e che morì per overdose nel 1975, fu intensa e tragicamente rapida come un battito d’ali di farfalla.

Il talento fu forse l’unico dono che Tim Buckley lasciò al figlio e Jeff Buckley si avvicinò alla musica in giovanissima età e trascorse letteralmente anni sommerso da essa: Nina Simone, Billie Holiday, Van Morrison, Judy Garland, Bob Dylan, Édith Piaf, Elton John, The Smiths, Bad Brains, Leonard Cohen, Robert Johnson e Siouxsie Sioux erano solo alcuni degli artisti ai quali si ispirò. Quando il patrigno Ron Moorhead gli regalò il 45 giri di Physical Graffiti dei Led Zeppelin, il destino di Jeff Buckley sembrava già stato scritto. Di lì a poco si ritrovò a New York, a calcare quei palchi che tanto aveva sognato, e nel 1993 uscì Grace, il suo indimenticabile album d’esordio, che contiene la cover del brano Hallelujah di Leonard Cohen, che stupì il mondo intero.

Jeff Buckley 3 (1)Tra il 1994 e il 1996 Jeff Buckley viaggiò con la sua musica per arrivare con il suo tour fino in Australia, Regno Unito, Irlanda, Scandinavia, Giappone, Francia e Germania. Subito dopo il tour iniziò a lavorare al suo secondo disco Sketches for My Sweetheart the Drunk che purtroppo Jeff Buckley non vide mai concluso.

Canticchiando Whole Lotta Love dei Led Zeppeling, la sera del 29 maggio 1997, mentre si stava recando agli studi di registrazione, Jeff Buckley volle fermare il suo furgone perché sentì l’intrinseco desiderio di bagnarsi nelle acque del Wolf River, affluente del Mississippi: morì per annegamento nelle acque di quel fiume ed il suo corpo fu ritrovato solamente il giorno seguente. Jeff Buckley aveva 31 anni. Una morte stupida, forse, ma tremendamente poetica, che ce lo fa ricordare con tutto l’amore del mondo, lo stesso che percepiamo quando riconosciamo un suo intro di chitarra, e quasi ci sembra di vederlo, “asleep in the sand with the ocean washing over” poco prima di sparire nell’azzurro.

Merri Cyr incontrò Jeff Buckley nel 1992 quando, senza averne mai sentito parlare, fu inviata dalla rivista Paper per realizzare un servizio sull’artista. Da quel momento Merri Cyr lo seguì ovunque, ritraendolo non solo sulla scena ma soprattutto nei momenti della sua vita quotidiana e privata. Le fotografie di Cyr furono usate per ricoprire le pareti della chiesa dove fu celebrato il funerale di Buckley e in seguito raccolte nel libro fotografico A wished for song: a portrait of Jeff Buckley, probabilmente uno dei libri più belli di sempre per gli appassionati di musica.

Jeff Buckley 6 (1)Guardando le immagini di Merri Cyr, Jeff Buckley ci sembra così lontano che gli occhi diventano quasi lucidi a pensare a quanta bravura e quanta bellezza se ne sia andata in un attimo soltanto. Ma allo stesso tempo la commozione è dolce, perché questa mostra è la dimostrazione che l’arte non muore mai: una delle icone del rock, che resterà sempre immortale nella nostra memoria, è il protagonista di alcuni tra gli scatti più belli che una ragazza innamorata della fotografia e che sogna di fare la fotografa abbia mai visto. I colori, le luci, la semplicità della composizione e la sincerità dello sguardo di Jeff Buckley fanno delle fotografie di Merri Cyr reliquie di speranza per un mondo che in fondo sotto la superficie di petrolio nasconde l’acqua più limpida. Lo sapeva Jeff Buckley, e doveva crederci per davvero mentre cantava Lilac Wine, sempre in lotta, per quell’amore che voleva ricevere, per poi poterlo a sua volta donare, ma che fin da piccolo gli aveva causato forse troppe ferite.

I love you, but i’m afraid to love you
I lost myself on a cool damp night
Gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
Lilac Wine, I feel unready for my love…

Chiara Parodi per MIfacciodiCultura

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