Fedez e San Gennaro nei graffiti iperrealisti di Jorit Agoch

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Fedez e San Gennaro nei graffiti iperrealisti di Jorit Agoch

federico
Fedez

In un luogo lontano dal lusso e dalla bellezza, ai confini della modernità, con poche regole da seguire e tanta vita da vivere possono accendersi due occhi palpitanti su un freddo blocco di cemento.

Jorit Agoch, street artist napoletano, cresce in un luogo periferico e trova nel talento per la pittura i colori dell’anima. Grandi ritratti iperrealisti invadono facciate di palazzi, illuminando quartieri sopraffatti dall’incuria di chi ci abita e chi le governa. Nessuna polemica esplicita, Agoch decide di dare ad ogni volto un solo nome e così il ritratto di Bonito Oliva, teorico della Transavanguardia, diventa semplicemente Achille.

Grandi volti, colori brillanti, ombre che disegnano il profilo per uno sguardo che si accende.

Achille è un uomo di mezza età che negli occhi vividi esprime tutta la forza delle parole, che possiede e utilizza affinché l’arte si sveli al mondo, così i ritratti dei rapper  Fedez o J-Ax.

achille
Achille

L’artista, formatosi all’Accademia di Belle arti di Napoli, in ogni volto mette a fuoco l’inquietudine e il vigore senza rinunciare al piacere puramente visivo. Nessun dettaglio, nessun riferimento a ruoli o classi sociali eppure noi riconosciamo quel viso, lo sentiamo nostro e lo scrutiamo  con sorpresa e  disarmo,  comprendendone la provenienza.

Ael è la piccola rom che dal quartiere Ponticelli di Napoli ci guarda. Nei suoi occhi c’è la forza espressiva del ritratto celeberrimo di bambina afghana di Mc Curry, ma quei pochi capelli al vento la addolciscono e percepiamo come una mano tesa verso di noi. Questa bambina è l’infanzia negata e triste di chi solo in uno scarabocchio o in una favola può scoprire il mondo. Libri, quaderni e matite colorate accanto a lei non sono un ostacolo  ma un ponte per esser più vicini.

ael
Ael

Gennaro è il volto del Santo patrono della città partenopea, pelle ambrata e labbra disegnate. Sorprende la città la sua presenza, nel cuore pulsante dove i bambini si rincorrono tra scooter e venditori ambulanti, i suoi occhi guardano  il cielo invocandone la benedizione e noi immobili e disorientati  ne scrutiamo la bellezza.

Nessun santo, dottore, cavaliere o sir. Uomini e basta, basta un nome per ribadire che siamo tutti uguali sotto il cielo!

Jorit Agoch, proprio come i grandi graffitisti tedeschi o americani contemporanei, pone l’accento sull’uomo e sul rapporto con le periferie. Si inserisce nel filone della street-art iperrealista , con rimando alla necessità delle nuove generazioni di trovare riferimenti sociali. I suoi viaggi e la libertà che gli appartiene gli consentono di osservare la realtà, senza pregiudizio o condizionamento, cercare in altri occhi, rughe o sorrisi le emozioni che non hanno bisogno più di parole.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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