0x0 = Heinz Mack: il Minimalismo alla Galleria Cortesi

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0x0 = Heinz Mack: il Minimalismo alla Galleria Cortesi

-Licht-Lamellen in der Wüste- (1)Tra tutti i conflitti della Storia, la Seconda Guerra Mondiale è stato sicuramente il più brutale, al punto da essere definito come Guerra totale. Infatti ha risentì ancora più del precedente conflitto modiale del fenomeno della massificazione e si basò su ideologie estreme: per la conclusione dello stato di belligeranza, la potenza nemica andava annientata completamente.

Dopo quest’esperienza traumatica, l’Occidente intero si è trovato completamente spaesato. I letterati e gli intellettuali sono arrivati ad interrogarsi su come soprattutto il Vecchio Continente sia arrivato ad auto-distruggersi, mettendo in discussione tutte le tradizioni secolari in un’ottica di rifondazione del pensiero. Sul piano artistico questo ha favorito nuovi movimenti avanguardistici, come accaduto per esempio in Germania col Gruppo Zero, creato alla fine degli anni Cinquanta da Otto Piene ed Heinz Mack. Ed è quest’ultimo ad essere al centro della mostra Heinz Mack. The Visible Reminder of Invisible Light attualmente in corso (11 maggio – 22 giugno) alla Galleria Cortesi di Lugano, un’istituzione esistente dal 2013 su volontà dall’imprenditore Stefano Cortesi.

Foto di Lothar Wolleh (1)Una figura emblematica quella di Mack, perché nato in un Paese che chiedeva un autentico rinnovamento e riscatto da un passato doloroso all’insegna della coercizione totalitaria e della xenofobia. Egli riuscì ad intraprendere gli studi universitari già nel contesto post-nazista dandosi prima alla Pittura, poi alla Filosofia. In questo modo riuscì ad entrare in contatto sia con gli stilemi classici, sia con le Avanguardie Storiche e l’Espressionismo Astratto. Sulla base di questi stimoli estetici, decise così di avviarsi verso una serie di sperimentazioni in aperto contrasto con le regole antiche e gli spazi istituzionali delle esposizioni artistiche, nonché con il sistema di critici e curatori che si stava progressivamente configurando.

A fare da filo d’Arianna del suo percorso, nelle sue svariate declinazioni, fu il binomio luce-movimento. Innanzitutto ciò lo condusse a tendere sempre più al “grado zero” della figuratività, ottenuto inizialmente solo tramite il monocromo e successivamente anche grazie all’uso di materiali industriali come metallo e vetro, in aperta ribellione verso la dimensione artigianale-tradizionale: scelte analoghe a tanti altri contesti neo-avanguardistici europei, come per l’Azimuth e la Scuola di Piazza del Popolo in Italia.

-Lichtrelief- (1)Mack aderì dunque pienamente alla poetica minimalista, che riduceva i vecchi dipinti o sculture a Oggetti specifici (come li avrebbe definiti Donald Judd, artista americano coevo e dall’estetica molto simile): la loro impersonalità nelle forme uniche ed essenziali metteva in risalto la loro natura di oggetti correlati fortemente col contesto espositivo ed il pubblico. Soprattutto quest’ultimo si trovava così in una dimensione inedita per il mondo dell’Arte, per cui la fruizione diretta all’insegna del dualismo soggetto-oggetto diveniva parte integrante dell’opera stessa. Questa visione, per cui l’intera filiera creativa (dalla concezione alla ricezione) assumeva rilevanza nella comprensione del prodotto artistico, non a caso si fondava su una libertà creativa assoluta. Ciò favorì fortemente Mack nell’uscita dai confini museali classici in nome di inedite installazioni monumentali o meno (a seconda della natura effimera o meno degli interventi) in piazze cittadine o addirittura in ambienti inusuali come i deserti o i ghiacci.

Il Minimalismo del Gruppo Zero sconfinò perciò, come accaduto anche in contesto americano, nel mondo della Land Art. Sarebbe sbagliato però parlare di una banale evoluzione. Si ha a che fare invece con l’estrinsecazione sempre più libera e diretta di una domanda mai risolta della Storia del pensiero umano (e che forse è meglio che rimanga tale per l’esistenza stessa dell’Arte), a cui si tenta di rispondere tramite la creazione artistica: che cos’è la Scultura?

Filippo Villani per MIfacciodiCultura

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