“Archiflop”, gli errori più clamorosi dell’architettura raccolti in un libro

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Archiflop, gli errori più clamorosi dell’architettura raccolti in un libro

Archiflop_il libro.jpgùÈ ironico fin dal titolo il libro uscito ad aprile edito da 24 Ore Cultura, la collana del gruppo IlSole24Ore. Archiflop. Storie di progetti finiti male è un progetto a più mani a cura di Alessando Biamonti, che raccoglie nel volume una serie di progetti edilizi e urbanistici in cui la modellazione architettonica e teorica si trova a scontrarsi con le necessità e le dinamiche del mondo reale. Il libro si apre con un’introduzione generale al concetto di fallimento e di rovina nella storia culturale della civiltà umana, per poi selezionare, divisi per aree tematiche, una serie di casi pratici di veri e propri fallimenti architettonici, basati su previsioni, pianificazioni, idee errate da parte dei professionisti, dei politici.

I capitoli riportano cinicamente a mo’ di titolo le spesso supponenti supposizioni degli ideatori del progetto rispetto alle effettive disponibilità e necessità dell’ambiente in cui operavano: Pensavamo di essere tantissimi, Pensavamo di diventare ricchissimi, Pensavamo di divertirci tantissimo sono solo alcuni degli ironici slogan di apertura alle tematiche in realtà particolarmente rilevanti nell’ottica di un’analisi critica di quella che risulta spesso un’architettura fine a sé stessa, troppo avulsa dal contesto tanto fisico quanto umano.
Si scopre così che in provincia di Trapani si può incontrare una spettrale città costruita ex-novo dopo la distruzione del vecchio centro abitato per un terremoto, completamente disabitata e priva di vita, in cui trovano posto però mostre e opere d’arte decontestualizzate e prive di visitatori. Ancora, il progetto mai terminato di centrale nucleare Krymska in Crimea e molti altri, tra ecomostri abbandonati e luna-park americani.

Archiflop_centrale Krymska Crimea
Centrale Krymska Crimea

Questa Guida semiseria ai più clamorosi casi di errore. Fallimento e sfiga in Architettura (tale è il sottotitolo dato al volume) si propone come un articolato e brillante collage di schede su singoli progetti, a cura delle designer Silvia Maria Gramegna e Oxana Nosnova, una ricca documentazione fotografica, mappe e un glossario semiserio che copre i termini da “abuso edilizio” a “tutela paesaggistica”, lessicalmente e non solo.

Il curatore, l’architetto e professore di design al Politecnico di Milano Alessandro Biamonti, così commenta la sua opera:

La storia dell’uomo si è dunque costruita su strati di macerie e di fallimenti, ruderi con cui abbiamo da sempre convissuto. Nonostante la nostra familiarità con questi paesaggi in rovina, non è ancora completamente diffusa l’accettazione del fatto che le cose, le persone, i pensieri possano a un certo punto risultare inadeguati, e che proprio questo sia spesso l’agente attivatore di qualcosa di nuovo. Forse questo ha a che vedere con l’idea che la teoria dell’evoluzione darwiniana preveda che la specie inadeguata scompaia, mentre meno cruento è il destino per l’agire degli esseri umani, che ai fallimenti possono sopravvivere e, anzi, uscirne fortificati e pronti per affrontare nuove sfide.

Archiflop_gibellina nuova provincia di Trapani
Gibellina Nuova in provincia di Trapani

Archiflop. Storie di progetti finiti male si conclude infatti con una proposta attiva: “Adesso ci pensiamo noi!” dove gli autori propongono il progetto della ri-funzionalizzazione della torre Galfa di Milano, edificio in disuso dal 2006, trasformandola in un parco urbano verticale.

Il discorso circa il recupero delle strutture in disuso sembra essere diventato un vero e proprio caposaldo della nuova prospettiva internazionale negli ambiti dell’architettura e della progettazione urbana. Era chiaro già da tempo che servisse un nuovo sguardo in un mondo sempre più attento all’ecosistema, inteso tanto come ambiente naturale quanto come partecipazione umana: è importante un punto di vista attento, partecipativo, che sappia interrogarsi soprattutto sul senso e sul contenuto dell’edilizia e dell’urbanistica e sappia proporre risposte elastiche e innovative agli errori del passato, non giudicandoli, bensì andando avanti.

Giulia Corino per MIfacciodiCultura

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