“Fai bei sogni”: il film di Bellocchio tratto dal libro di Massimo Gramellini

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Fai bei sogni: il film di Bellocchio tratto dal libro di Massimo Gramellini

fai bei sogni coverFai bei sogni è il secondo libro scritto da Massimo Gramellini, edito nel 2012 da Longanesi. È il romanzo della sua vita: non solo nel senso del libro che gli ha portato straordinario successo, ma anche nel senso per cui questo romanzo è la storia della sua vita, la sua esperienza davanti a quello che la vita gli ha riservato.

Gramellini parla del percorso che porta allo svelamento di una verità che mai avrebbe voluto conoscere, della quale mai avrebbe voluto essere partecipe. Tale verità fa nascere un mostro crudele, il timore di vivere, il cui nutrimento è togliere l’energia vitale dell’uomo per non farlo vivere appieno. Un evento come la perdita della propria madre in tenera età (quel 31 dicembre 1969) porta scombussolamento nell’intera esistenza. Nessuna cosa sta più al suo posto, i tempi di reazione alla vita si modificano. Questo ci vuole far capire il giornalista torinese: solo il raggiungimento di un amore molto grande può colmare questa inadeguatezza, quell’abbandono, quell’enorme sofferenza di non essere amati più. Un amore che parte soprattutto dal superamento di se stessi.

massimo gramelliniFestival Internazionale del Cinema di Cannes. Sezione Quinzaine des Réalisateurs. Per la regia di Marco Bellocchio il best seller gramelliniano diventa un film (la cui data di uscita non è ancora stata resa nota). Con parole sintetiche ed efficaci Bellocchio ci spiega il perché della sua scelta:

Nel libro ho trovato una tragedia umana che mi ha molto coinvolto, il dolore di Massimo che perde la mamma adorata a nove anni, la sua ribellione a questo dramma ingiusto; poi, col passar del tempo, l’adattamento per sopravvivere a una perdita incomprensibile.

Siamo negli anni ’60 a Torino. Una madre giovane e bella e un bambino timido che si vogliono terribilmente bene. Insieme ballano, giocano, mangiano, passeggiano. Il bambino estasiato dalla propria madre pare non accorgersi dell’infinita tristezza inspiegabile che la affligge. Eppure dei segnali gli fanno intendere che sua madre non sarà per sempre così, anzi, che non sarà più e basta.
A nove anni non si può capire cosa sia il male, né cosa sia la morte né tutto il mistero che la avvolge. A quaranta diciamo che non lo si vuole capire, perché gli strumenti per farlo ci sarebbero. Soltanto che Massimo ha tardato ad avvicinarsi alle vie per comprendere il suo dramma, dramma che ha influito sulle sue scelte, sulla sua sensibilità, che lo ha reso l’uomo che è.

Non è mai intervenuto sul copione di Bellocchio, non si è mai intromesso durante le riprese, così ha dichiarato. Per lui stesso il film sarà una sorpresa, un’attesa, una suspense che, indipendentemente dall’apprezzamento del pubblico, sarà un peso esplicito davanti ai propri occhi da metabolizzare, un boccone troppo grosso da ingoiare, come se fosse appartenente a qualcun altro, finito nel proprio piatto per sbaglio.

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Il cast del film a Cannes

La libertà del progetto di Bellocchio ha permesso di mettere in luce vari aspetti della biografia di Gramellini: il difficile rapporto col padre, la faticosa gavetta per raggiungere risultati nel mondo del giornalismo – mestiere così contraddittorio quanto affascinante -, la guarigione dagli attacchi d’ansia, l’incontro fortuito e fatale con Elisa. Il tutto per cominciare una vita nuova, più coraggiosa e sincera.

Il giudizio concreto si potrà emettere solo quando il film sarà nelle sale, anche se i dieci minuti di applausi alla serata di presentazione del festival possono costituire un buon inizio. Soltanto allora potremmo notare quanto Valerio Mastandrea se la cavi nei panni di Massimo adulto e quanto Berenice Bajo in quelli della futura moglie, mentre i ruoli dei genitori del giornalista sono ricoperti da Guido Caprino e Barbara Ronchi. Ma sicuramente, al di là del fatto che il ritmo dell’opera possa conquistare o meno, il punto focale dovrebbe essere sempre lo stesso: la rielaborazione non solo di un lutto, ma del senso della stessa vita. Esattamente quella vita che Gramellini cerca di far trapelare, di tirare fuori da ogni suo pezzo di carta stampata, da ogni lettera a cui ha risposto per la fantomatica rubrica di Cuori allo specchio, da ogni riflessione sulla nostra attualità.

Solo così Massimo è riuscito a sognare di nuovo, e in qualche modo a dire al bambino che è ancora vivo in lui, “fai bei sogni”, perché sono possibili.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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