In Messico una mostra itinerante ricorda i desaparecidos

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In Messico una mostra itinerante ricorda i desaparecidos

86 paia di scarpe pendono da lunedì scorso dal soffitto del Museo de la memoria indomita di Città del Messico: esse, raccolte dall’artista Alfredo Lopez Casanova, sono state donate dai parenti delle tante, troppe, persone scomparse in Messico, Argetina, Honduras, Guatemala e delle quali i famigliari forse mai ne conosceranno la fine e la sorte.

7404780-3x2-700x467 (1)Il fenomeno dei desaparecidos in America Latina è una vera e propria piaga che dagli anni ’70 ad oggi ha mietuto un numero enorme di vittime, di cui 28 mila solo in Messico, colpito nel 2014 da uno dei casi più clamorosi e scioccati degli ultimi anni, quando 43 studenti della Escuela Normal Rural de Ayotzinapa scomparvero nel nulla.

Motivi politici e narcotraffico sono i due motivi principali delle sparizioni in un continente piegato da dittature militari, guerriglie estremiste molto violente e signori della droga più potenti di molti governi.

Considerata dal 1998 un crimine contro l’umanità, la desapariciòn forzada non solo distrugge la vita di chi viene rapito, ma anche dei suoi famigliari, spesso abbandonati dalle istituzioni, che fanno i conti con la perdita immotivata di una persona cara.

La desapariciòn è intollerabile perché anche se non uccide non ti permette di vivere.

Questa frase della scrittrice Elena Poniatowska campeggia sul muro del museo, mentre le scarpe appese e le foto delle persone scomparse ci raccontano un dolore e una sofferenza immensa, l’impotenza davanti alle ingiustizie del mondo tenute nascoste in favore del potere. Ci sono dei messaggi sulle suole di quelle 86 paia di scarpe: sono di speranza e di amore, ultimi mezzi che rimangono per sopravvivere davanti a tanta disperazione. Rappresentano una lotta difficile e costante portata avanti da chi vorrebbe conoscere la verità ed ottenere giustizia.

150250698-af0717d7-b251-4013-bf59-5b67a2faa37a (1)Casanova ora ha l’obiettivo di portare questa mostra in tutto lo stato messicano ed anche negli Stati Uniti, secondo lui responsabili a loro volta delle sparizioni, raccogliendo sempre più scarpe e testimonianze affinché nulla venga dimenticato.

Quella in questa mostra è un’arte fortemente sociale, che vuole nel suo piccolo dare un contributo ad una causa. Più di un documentario e più di un libro, quelle ballerine, quegli stivali, quelle sneakers appese colpiscono inevitabilmente lo spettatore, che si trova davanti a tutte quelle scarpe non abbastanza usate per girare il mondo ed esplorare vita, destinate a rimanere un simbolo di chi un tempo le possedeva. Scarpe dai passi mancati, bloccate fuori dal tempo, che contengono un volto, un nome, una storia spezzata da forze superiori sconosciute che si rifiutano di fornire informazioni circa queste persone scomparse nel nulla.

Ma il potere dell’immagine è più forte, soprattutto se sostenuta dalla collettività: la forza dell’arte risiede nel suo non avere cordini né limiti, perciò questa toccante esposizione è pronta a varcare i confini, girare e coinvolgere sempre più persone senza paura, per non dimenticare gli scomparsi, sostenersi e chiedere ancora una volta, in maniera ancora più forte, risposte e giustizia.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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