A Mantova una mostra per ricordare il patrimonio culturale distrutto o in pericolo

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A Mantova una mostra per ricordare il patrimonio culturale distrutto o in pericolo

Khaled Assad, direttore sito archeologico di Palmira (1)
Khaled Assad, direttore sito archeologico di Palmira

Salvare la memoria (La bellezza, l’Arte e la Storia) – Storie di distruzioni e di rinascita è il titolo della mostra che, dal 24 marzo scorso fino al prossimo 5 giugno, è possibile visitare a Mantova, presso il Museo Archeologico Nazionale. Un titolo già di per sé molto significativo, che ci porta subito nel cuore di questo progetto: tentare di proteggere e salvaguardare il patrimonio artistico mondiale e di restaurarlo quando il recupero di “ciò che rimane” resta l’unica alternativa.

Un posto centrale è stato giustamente riservato a una delle città che fino a qualche anno fa molti neanche conoscevano, ma che disgraziatamente oggi chiunque saprebbe indicare su una cartina geografica: Palmira. Triste simbolo della guerra civile che dal 2011 devasta la Siria, Palmira è sede di uno dei più importanti siti archeologici del Medio Oriente, dal 1980 patrimonio dell’UNESCO. E proprio al direttore del sito archeologico di Palmira Khaled Assad, decapitato barbaramente dai jihadisti dell’Isis lo scorso anno, è stata significativamente dedicata questa mostra.

Tra i tre piani del Museo Archeologico si snoda questa ricca storia, fatta di immagini, filmati, documenti, reperti e testimonianze dirette che hanno l’obiettivo di mantenere vivo non solo il ricordo ma il patrimonio artistico stesso. Un patrimonio che troppo spesso è vittima indifesa di violenza e distruzione, spesso causate da quella stessa mano che gli aveva dato vita e forma. Iconoclasta (dal greco eikòn “immagine” e kláō “rompo”): colui che distrugge immagini, sacre o ritenute di una certa importanza per un popolo o una comunità. Ma ad essere iconoclasta non è solamente l’uomo, se intendiamo il termine nel suo significato più ampio: lo sono anche terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche e tutti quegli eventi naturali che anticipano l’effetto del tempo, investendo con la loro forza incontrastabile ciò che fa da ancoraggio al nostro passato.

Caschi Blu della cultura (1)Come rivela il sottotitolo della mostra, sono storie di distruzioni che si accompagnano però ad altrettante storie di rinascita. La forza della restituzione che contrasta quella della devastazione, causata tanto dall’uomo quanto da catastrofi naturali. In quest’ottica la scelta di Mantova per ospitare questo progetto pare tutt’altro che casuale. La città lombarda era stata duramente colpita da un terremoto nel 2012, che aveva causato il crollo del cupolino della Basilica di Santa Barbara e danneggiato gravemente una parete della Camera degli Sposi del Mantegna, uno dei luoghi simbolo della città.

Una rinascita resa possibile ogni giorno dall’azione di molti (ma spesso invisibili) Monuments Men, uomini e donne che rischiano la vita per tentare di portare in salvo opere d’arte minacciate da guerre, distruzioni e catastrofi naturali, per riconsegnarle poi all’umanità di cui sono patrimonio. E a tale proposito una menzione particolare va ai Caschi Blu della Cultura: storici dell’arte, studiosi, restauratori e carabinieri del comando tutela patrimonio culturale, pronti a intervenire in aree di crisi per salvaguardarne il patrimonio culturale.

Almeno in questa direzione, l’Italia sembra aver imboccato la strada giusta.

Alessia Sanzogni per MIfacciodiCultura

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