#TheMuseumChat: su Instagram si chiacchiera coi musei

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#TheMuseumChat: su Instagram si chiacchiera coi musei

TheMuseumChat- La Venaria Reale (1)Girovagando per il web mi sono imbattuta su Instagram, tra una foto di un’insalata e quella di Belen in palestra, finalmente in qualcosa di più interessante: si tratta di #TheMuseumChat. Nato da un’idea di Stefano Bonomelli, che sul social potete trovarlo come Mastroste, si tratta di una chiacchierata con i musei italiani che si aprono al pubblico in una mini intervista su un social network come IG, che con la potenza delle immagini mette in relazione utenti di tutto il mondo. Un progetto appena nato, creativo e interessante, frutto di chi – come Mastroste – fa parte di una generazione intraprendente che naviga sulla scia delle potenzialità del web.

Questa volta è toccato a Mastroste mettersi in gioco, trovandosi per una volta dall’altra parte, in una conversazione simile a quella che affronta con #TheMuseumChat.

Una chiacchiera in chat con il museo – geniale – come è nata l’idea?

M: Il progetto #TheMuseumChat nasce come naturale espressione del profondo rispetto che nutro per Instagram, inteso come un incredibile medium comunicativo in grado di veicolare un contenuto autentico in modo diretto ed univoco, unitamente alla mia naturale passione per il mondo dei Musei. Diciamo che ho sentito l’esigenza di ripagare IG di tutto quello che è riuscito a darmi, sia umanamente che professionalmente, nel corso di questi anni: quale modo migliore se non unire il mio lavoro alla possibilità di dialogo e confronto costruttivo che solo un social come IG può regalare?

Ti abbiamo stanato alla partenza, il progetto è appena nato, che riscontro stai avendo dalle Gallerie, accettano la sfida?

M: Posso dirti che la sensazione iniziale è stata di grande stupore: nonostante il modo molto naif di approccio (una mail, tanta voglia di fare e nulla più), ho trovato una disponibilità disarmante, grande pazienza e voglia di confrontarsi. Credimi, non potevo chiedere di meglio. Di questo, sento davvero il bisogno di ringraziare i responsabili digital e social dei vari Musei che hanno accettato di partecipare: sapere che qualcuno, nel pieno del proprio lavoro, ha deciso di dedicare un po’ di tempo a questo progetto (che ovviamente non richiede budget o altro) mi ha ripagato di tutto.

Mastroste (1)Qual è il rapporto tra Mastroste e il museo? Viste le foto che realizzi, ti immagino attento osservatore. Il tuo occhio dove ama soffermarsi in particolare?

M: Il rapporto tra Mastroste e l’universo dei musei è quello che lo “Stefano reale” vive nella vita di tutti i giorni: nutro un profondo rispetto per quelle istituzioni culturali (nel senso più ampio del termine) che hanno deciso di ricercare un rapporto più diretto, costruttivo e profondo col proprio pubblico, da qualche anno a questa parte. L’idea stessa di poter veicolare un contenuto culturale di qualità con un linguaggio adatto al mezzo, nel caso specifico i social networks, mi rende orgoglioso di far parte di quell’Italia che non ha mai smesso di difendere e promuovere il proprio background storico artistico, in modo smart.

Cosa ti aspetti da questo percorso intrapreso?

M: Mi aspetto di riuscire ad avviare un dialogo costruttivo tra i musei che decidono di partecipare e il pubblico che, con mia grande soddisfazione, decide di prendersi dieci minuti di tempo nel leggere le interviste e rispondere in modo partecipativo: non esiste soddisfazione più grande nel leggere un botta e risposta serratissimo tra l’utente (che è anche visitatore) e il Museo in questione (che diventa interlocutore attivo e attento dei bisogni e delle curiosità di chi commenta).
Obiettivo finale è quello di poter condividere un vero e proprio “wall di suggestioni museali” dove i tanti spunti di riflessione che Musei piccoli e grandi hanno deciso di condividere non cadono nel vuoto, ma vengono recepiti, metabolizzati e magari diventano a loro volta spunti di dialogo continuo. Mi piace pensare che una lettura così “intima” del Museo, che decide di raccontarsi al proprio pubblico in modo sincero e aperto al dialogo, spinga il pubblico stesso a rileggere i Musei non più come luoghi misteriosi e indecifrabili, ma come veri e propri nodi focali di partecipazione sociale attiva e propositiva. E poi, sono luoghi troppo belli, impossibile resistere. Se qualcuno avesse voglia di partecipare al progetto, trova tutti i miei contatti @mastroste.

ChIVB2-WIAAcdPeFino a qualche anno fa per poter entrare a distanza nelle sale dei più grandi musei il massimo che il pubblico aveva a disposizione era il “tour virtuale”. A 360° certo, ma con una visione più che altro d’insieme e poco dettagliata delle opere individuali. Da qualche tempo invece i musei stanno diventando sempre più “social” catturando il pubblico anche fuori dall’orario delle visite. Molti musei italiani prendendo spunto dai “colleghi” stranieri, più avanti di loro di qualche anno, si sono messi in gioco aprendosi un profilo IG. In questo modo a colpi di hastag e di click, i musei più lungimiranti hanno fatto entrare i visitatori di tutto il mondo nelle loro sale, diffondendo le collezioni e le bellezze delle loro architetture con una fotografia!
Una “rivoluzione” digitale da non sottovalutare perché nasconde una vera e propria strategia di marketing e comunicazione. A stupirmi è stata l’attività dei medio-piccoli musei, molto più attivi sui social, rispetto alle più grandi realtà che mancano addirittura di un sito internet aggiornato. Grazie all’utilizzo giusto del web stanno crescendo e ampliando la loro community: una strategia innovativa nell’era digitale 2.0!

Tra i canali italiani il museo con più seguaci è la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, che ne conta circa 42 mila, a seguirlo sul podio il MAXXI di Roma (23k) e il Museo del ‘900 di Milano (18k).

 

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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