Premio Cramum 2016: a chi parla l’arte contemporanea?

0 796

Premio Cramum 2016: a chi parla l’arte contemporanea?

Il vincitore Matteo Fato (1)
Il vincitore Matteo Fato

Fino al 20 maggio sarà visitabile a Palazzo Isimbardi a Milano la mostra A chi parla l’arte contemporanea?, momento conclusivo del premio Cramum giunto alla sua quarta edizione. Il premio è stato creato per far conoscere giovani artisti italiani o semplicemente attivi in Italia, ma provenienti anche dal resto del mondo. Ogni anno viene definito un tema e quindi allestita una mostra con le opere dei 10 giovani artisti esordienti più meritevoli affiancate da quelle di artisti fuori concorso già affermati come Emilio Isgrò e Francesca Piovesan, vincitrice del premio l’anno passato, il tutto curato da Sabino Maria Frassà, fondatore dell’associazione Cramum. Quest’anno il tema era appunto A chi parla l’arte contemporanea? e martedì 10 in occasione dell’inaugurazione è stato votato come vincitore da una giuria formata da 12 specialisti del campo e dai 10 artisti fuori concorso, Matteo Fato con la sua opera Cose naturali.

Flora Deborah, My mother's daughter (1)
Flora Deborah, My mother’s daughter

L’artista vincitore non ci riceverà un premio materiale o in denaro, ma verrà accompagnato in un percorso di crescita che culminerà dopo due anni in una mostra personale allo Studio Messina di Milano, ma quest’anno a sorpresa è stato annunciato che in palio ci sarebbe stata anche la partecipazione alla mostra internazionale Oltre Roma che si terrà nella capitale a novembre.

Merito di questo premio e dei suoi creatori Sabino Maria Frassà e Andi Kacziba è quello di non limitarsi a dare un singolo e breve momento di fama al vincitore, ma di metterlo nella condizione di affermarsi in modo duraturo e di migliorare come artista.
Gli stessi temi scelti dimostrano lo spirito didattico dell’evento che vuole distanziarsi da quell’arte contemporanea elitaria e ai più incomprensibile. La stessa mostra è un momento per imparare per i giovani artisti che infatti non vengono seguiti da un curatore nel collocare le loro opere, ma devono in prima persona relazionarsi con lo spazio per nulla neutro di Palazzo Isimbardi e decidere autonomamente come la loro opera debba presentarsi.

Probabilmente non tutte le opere in mostra hanno centrato il tema e alla fine della mostra non si ha una vera risposta alla domanda A chi parla l’arte contemporanea?, ma probabilmente questa è anche la risposta più esaustiva ottenibile. Sono del parere che l’arte contemporanea non necessiti di una spiegazione e che ognuno debba porsi in modo da poter trovare un significato a quello che sta vedendo, senza escludere la possibilità che quanto percepito in prima persona possa essere diametralmente opposto a quanto era stato pensato dall’artista.

Matteo Fato, cose naturali (1)
Matteo Fato, cose naturali

Indipendentemente dal fatto che l’artista con il suo lavoro scelga di parlare a se stesso, a un famigliare, a nessuno come forma di ribellione o effettivamente al pubblico, in fin dei conti è proprio con gli spettatori che va a misurarsi e il rapporto che ne nasce è effettivamente l’opera d’arte. Altrimenti perché molti artisti oggi sceglierebbero di affidare la realizzazione materiale della loro opera ad altri? Non è l’oggetto in sé l’elemento centrale e fulcro della riflessione artistica. Virando sul concettuale si da molta libertà a chi guarda il lavoro finito che dal momento in cui viene messo in un’esposizione volente o nolente parla al pubblico in un rapporto di scambio.

 

Flora Deborah, una delle finaliste, ad esempio sceglie di esporre delle piccole statuette di ceramica con degli incavi dati dalla pressione di calchi dell’ombelico suo e della madre. Il dialogo originariamente avveniva quindi tra la madre e l’artista, ma in un secondo momento questo si estende a chiunque guardando colga il legame materializzato in questa forma e lo proietti sulla sua persona e sui suoi rapporti famigliari.

La mostra è un’occasione di riflessione e anche per mettersi in gioco andando alla scoperta autonoma dei lavori esposti, chi vorrà potrà poi andare a cercare nel catalogo i singoli artisti e confrontare la propria visione con quella di chi ha creato l’opera.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.