E-Motion Pictures: George Lucas, Sofia Coppola, Cate Blanchett e Tim Roth

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E-Motion Pictures: George Lucas, Sofia Coppola, Cate Blanchett e Tim Roth

In un precedente articolo parlavo di come il mondo fosse fatto di coincidenze e di come queste, nel mondo del cinema, fossero ancora più evidenti e fortunate. Oggi, 14 maggio, ne è un’altra prova: è il compleanno di quattro artisti, diversi tra loro per professione e età anagrafica, che tuttavia hanno dato moltissimo al cinema mondiale.

Sto parlando di Cate Blanchett (14 maggio 1969), Sofia Coppola (14 maggio 1971), Tim Roth (14 maggio 1961) e George Lucas (14 maggio 1944). Talentuosi, immaginifici, con un carisma personale che perfora lo schermo, in un modo o nell’altro queste quattro personalità hanno plasmato la storia del cinema.

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George Lucas e Darth Vader

Prendiamo George Lucas: padrino come tutti sappiamo della saga di Guerre Stellari, è stato capace di creare dal nulla un vero e proprio mito, asfaltando i giudizi negativi della critica e abbracciando, con un’abnegazione ammirevole, lo sconfinato affetto che i fan hanno dimostrato per la sua creatura. Guerre stellari è tutt’ora un prodotto leggendario, che affonda le sue radici negli anni Settanta e la cui eredità non solo è stata raccolta e preservata dagli affezionati ma tutt’ora vive – o meglio, rivive: è dell’anno scorso il primo capitolo della nuova trilogia targata la Disney, che ha visto un cast completamente nuovo ad affiancare le vecchie glorie che avevano reso un’icona la saga originale. Ma Lucas, che ha ridefinito gli standard per l’applicazione della tecnologia nei blockbuster hollywoodiani, è anche responsabile di un’altra leggenda: Indiana Jones, pur essendo stato diretto da Steven Spielberg, è stato ideato e battezzato da Lucas stesso che ha investito tanto sul “marchio” Indiana Jones tanto sul suo regista, che conobbe uno slancio ulteriore per una carriera già ampiamente rodata e avviata al successo, dopo Lo Squalo (1975) e Incontro ravvicinati del terzo tipo (1977).

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Sofia Coppola sul set della pubblicità per H&M

Ma Spielberg non è stato l’unico regista a godere della benedizione di Lucas: anche Francis Ford Coppola è stato un regista che ha collaborato con lui, fondando lo studio American Zoetrope. Coppola, ça va sans dire, è un’altra leggenda del cinema ma non è l’unico ad aver portato lustro alla famiglia: la figlia Sofia, infatti, si è fatta notare molto velocemente, ottenendo la consacrazione definitiva quando ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale per il film Lost in Traslation (2003) e diventando la seconda donna nella storia del cinema a ottenere la nomination come Miglior Regista. La prima era stata Lina Wertmuller. Il suo esordio come attrice ne Il padrino – Parte III (1990) ma è dietro la macchina da presa che ha ottenuto i suoi migliori successi: il suo stile, diventato iconico tanto per tipo di narrazione che per stilemi ricorrenti, è basato spesso su personaggi femminili memorabili, sull’utilizzo di una colonna sonora smaccatamente indie, su un tono sognante ma mai zuccheroso e su una glorificazione quasi reiterata della pop-culture: tutti ricordano ancora le anacronistiche converse rosse presenti nelle inquadrature delle ricchezze della Marie Antoinette (2006) interpretata da Kirsten Dunst.

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Cate Blanchett in Elizabeth: The Golden Age

Un’altra celebre regina è stata portata sullo schermo: in Elizabeth (1998) Cate Blanchett interpreta Elisabetta I, la Regina Vergine. L’Oscar, perso ma ampiamente meritato, è stato il preludio di una lunga carriera, sfavillante e invidiabile. Cate Blanchett è stata Galadriel nella trilogia del Signore degli Anelli (2001, 2002, 2003) diretta da Peter Jackson ma è stata soprattutto Katharine Hepburn in The Aviator (2004): giunge finalmente l’Oscar (curiosamente, per un’attrice già a sua volta quattro volte vincitrice della statuetta) e il risultato viene nuovamente ottenuto nel 2014 quando viene premiata per l’isterico ritratto della casalinga disperata Jasmine in Blue Jasmine di Woody Allen. Appassionata di teatro, Cate è la direttrice del teatro di Sidney e un appassionato avvocato della questione femminile: celebre il suo discorso durante la cerimonia degli Oscar 2014, dove – con la classe che le è propria – rivolse una dura critica a chi ancora redeva nella poca rimuneratività dei film che poggiassero su spalle femminili: il mondo è rotondo, gente!

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Tim Roth ne Le Iene, di Quentin Tarantino

Parlando sempre di regine, a Cannes un paio d’anni fa fu proiettato Grace di Monaco. La protagonista era Nicole Kidman ma il Re di Monaco era interpretato da Tim Roth. Roth, membro della cosiddetta Brit Pack che riuniva anche Daniel Day-Lewis e Colin Firth, è diventato famoso per essere stato un attore feticcio di Quentin Tarantino, recitando ne Le iene (1992), in Pulp fiction (1994) e in Four rooms (1995). Ha ricevuto una nomination come miglior attore non protagonista per Rob Roy (1995) e nel 2001 ha recitato ne Il piante delle scimmie di Tim Burton. Ha recitato in Funny Games (2008) e ha ottenuto un buon successo nella serie televisiva Lie to me. Da notare come Roth fosse stato preso in considerazione per il ruolo di Hannibal Lecter (poi andato a Anthony Hopkins) e abbia rifiutato il ruolo di Severus Piton nella saga di Harry Potter.

Giulio Scollo per MIfacciodiCultura

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