Sfrat-Art presenta “Effetto Placebo”, mostra collettiva di Camera 237

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Sfrat-Art presenta Effetto Placebo, mostra collettiva di Camera 237

20160427080329447600Il 7 maggio il Museo di arte contemporanea Krotone (Mack) ha aperto le sue porte per il vernissage della prima mostra del collettivo Camera 237, composto da nove gli artisti accomunati dalla stessa passione e dalla voglia di urlare verità ad una realtà sempre più anestetizzata al flusso continuo di immagini, che ripetendosi passano inosservate: Angelo Gallo, Isabella Marino, Denise Melfi, Tommaso Palaia, Martina Parretta, Stefano Pullano, Giovanni Saladino, Lucrezia Siniscalchi, Valentina Siniscalchi.

Ognuno proveniente da diverse esperienze artistiche e uniti dall’arte come strumento per entrare in contatto con sé stessi e con gli altri, attraverso un’esperienza individuale e di gruppo che nasce dalla realtà e dall’immaginazione. Le loro sperimentazioni, la loro tecnica diventano bagaglio personale per creare e gestire la propria individualità.

La mostra, Organizzata dall’associazione Sfrat-Art e resa possibile dalla collaborazione con la Fondazione Odyssea, nasce con l’obiettivo di esplorare il rapporto tra individuo e mass media. Spiega la curatrice Dorotea Li Causi: «Ogni opera è una denuncia sociale contro determinate strategie di mercato, contro l’appropriazione di tutte quelle forme di dialogo mediatico che sono gestite da chi ha il potere».

IMG_1654Il titolo della mostra, Effetto Placebo, è esemplificativo: «Un placebo è una sostanza inerte o un trattamento medico senza alcuna proprietà terapeutica, mentre l’effetto placebo, o risposta placebo, è la conseguenza della sua somministrazione». Partendo da questa nozione enciclopedica dobbiamo operare uno spostamento prospettico che ci condurrà al dualismo percezione reale/percezione indotta, veicolato dal mezzo televisivo: non a caso, il percorso espositivo intervalla alle opere d’arte vecchi televisori, a volte decostruiti, che pleonasticamente assurgono a simbolo di una visione necrofila della realtà e, in quanto tale, incapace di trasmettere nulla di vitale.

I Want you è l’opera che apre l’esposizione e che introduce l’osservatore in un vortice unilaterale di immagini e suoni, volti a distruggere più che a costruire. Chiaro è il riferimento al famosissimo manifesto per l’arruolamento nell’esercito degli Stati Uniti – I Want you for U.S. Army –  ma subliminale il messaggio, che gioca col significato di “volontà” intesa, secondo una lettura personale, come libertà di ricercare la verità attraverso il dubbio. L’esposizione si trasforma così nel cammino dell’uomo moderno: come un Amleto del XXI secolo, siamo incapaci di dare risposte a domande che non sappiamo o non vogliamo porci.

Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini.

Jean BaudrillardIl delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà

IMG_1676-minIl surplus dell’artificio ha colmato le nostre carenze con iniezioni allucinogene che hanno il potere di catapultarci in quella realtà distopica così cara alla letteratura. È in questo nostro universo anti-utopico che l’IO ha compiuto uno sdoppiamento: reale e virtuale diventano le facce della stessa medaglia, faticando a trovare una linea di confine. Immersi in questa realtà incompleta è sempre più difficile riconoscersi: «Solo voltandomi riesco ad evadere» è il messaggio dell’opera che si legge solo se guardiamo il riflesso nello specchio, che beffardamente riflette anche la nostra immagine. Il riflesso speculare di chi in realtà non riesce ad evadere da se stesso perché ha bisogno di continue istruzioni che garantiscano una sola sfaccettatura dello “stare al mondo”. E allora, siamo solo burattini immobili che comprerebbero “miracolosi sentimenti monodose”, se solo fossero pubblicizzati: «Novità! Emozioni in provetta».

Installazioni, videoarte, illustrazioni digitali, scultura, disegni, pittura e animazioni video sono tutti i mezzi utilizzati dagli artisti per l’elaborazione di un concetto che pur ammettendo infinite possibilità ha solo una soluzione: un urlo magistrale, quello dipinto da una mano ferma e fredda, in una composizione angosciante che ti avviluppa e ti trascina giù.

Sono un uomo o una macchina?

Jean Baudrillard

Per poter rispondere a questa domanda, c’è solo una strada: piazza Castello – Palazzo Barracco, Mack – Museo d’arte contemporanea di Krotone. Effetto Placebo sarà in programma fino al 31 maggio 2016.

Foto di Isabella Marino

Teresa Straface per MIfacciodiCultura

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