World Press Photo 2016: gli scatti in mostra a Milano

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World Press Photo 2016: gli scatti in mostra a Milano

Warren Richardson, confine Serbia-Ungheria (1)
Warren Richardson, confine Serbia-Ungheria

Sono ormai 22 edizioni che la Galleria Carla Sozzani ospita gli scatti vincitori del World Press Photo, il più importante concorso a livello internazionale di foto-giornalismo. Le 41 foto premiate ogni anno formano una mostra itinerante e fino al 5 giugno saranno ospitate a Milano in 10 Corso Como.

L’impatto con questa mostra è sempre molto forte perché i temi scelti dai fotografi sono trattati nella maggior parte dei casi in modo diretto, non si risparmiano sangue, cadaveri, scene di immensa tristezza e la sensibilizzazione all’argomento ritratto passa quasi sempre attraverso una sensazione sgradevole, in genere il classico pugno nello stomaco.
Anche le immagini che lasciano maggiore spazio all’immaginazione e che presentano temi meno cruenti raccontano in ogni caso storie difficilmente felici e, come ci si aspetterebbe da un concorso di foto-giornalismo di tale qualità, l’elemento di denuncia è sempre dichiarato e ineludibile.

Da SX, Franscesco Zizola e Dario Mitidieri (1)
Da sinistra, Franscesco Zizola e Dario Mitidieri

Che il WPP non scoppi di allegria non è quindi una novità, lo è però che quest’anno si abbia l’impressione che i vari fotografi si siano accordati su un singolo tema e che poi questo lo abbiano sviluppato in tutte le sue sfumature di tragicità. I soggetti della maggior parte degli scatti sono i profughi e così è anche per la foto dell’anno.
Warren Richardson ha infatti immortalato un uomo che fa passare un bambino al di sotto del filo spinato che divide Serbia e Ungheria e l’ha intitolata La speranza di una nuova vita, titolo che racchiude il significato dello scatto e che lo rende atemporale. La foto è stata scattata in una reale situazione di pericolo e la scelta del fotografo di non usare il flash è proprio dovuta alla necessità di non attirare lo sguardo della polizia che sorveglia la frontiera.

A scegliere lo stesso tema sono stati anche i due italiani premiati, Francesco Zizola con le immagini degli immigrati provenienti dalla Libia e che dopo essere stati soccorsi stanno per attraccare sulle coste italiane e Dario Mitidieri. Quest’ultimo ha scelto la forma di un tradizionale ritratto di famiglia, ma non tutti i membri di questa famiglia siriana sono riusciti a raggiungere il campo profughi e quindi al posto del padre si staglia una sedia vuota.

Da SX, Tim Laman e Mauricio Lima (1)
Da sinistra, Tim Laman e Mauricio Lima

Le sorti dei siriani e delle loro città sono mostrate anche dallo stuolo di bambini morti di Abd Doumany, dai barconi carichi di profughi di Sergey Ponomarev e dalle città distrutte di Sameer Al-Doumy.

Il pregio di un concorso di foto-giornalismo deve essere la veridicità delle immagini e non la varietà, però il fatto che tanti fotografi di tante nazionalità diverse abbiano scelto i rifugiati come loro tema deve far riflettere e rende palese come la questione sia più che mai centrale in questo momento storico.

Ci sono però fotografi che hanno voluto denunciare situazioni meno conosciute o decisamente poco accessibili.

Mauricio Lima ha immortalato il popolo dei Munduruku che vive lungo le sponde di uno degli ultimi fiumi brasiliani senza dighe, il Tapajòs. Questa situazione però è sul punto di cambiare perché è stata progettata una centrale idroelettrica che prevede la costruzione di una diga e l’inondazione di molti dei territori di questo antico popolo che in breve tempo si troverà senza una terra e senza identità.
L’americano David Guttenfelder è invece riuscito a ottenere i permessi per entrare in Corea del Nord è ha documentato la situazione medievale in cui vive questo popolo, la sua arretratezza, la sua povertà e i grandi spazi delle città coreane privi però di persone che li abitino.

David Guttenfelder, Corea del Nord (1)
David Guttenfelder, Corea del Nord

Infine il wildlife photojournalist Tim Laman ha vinto il primo premio della sezione natura con delle foto che ritraggono oranghi e che a un primo sguardo possono sembrare semplicemente scatti di grande bellezza di animali liberi nella natura. La verità è però ben più triste, infatti dietro a questa apparenza si cela l’inesorabile e sempre più vicina estinzione di questi animali che a causa del disboscamento non hanno più dove vivere.

Ci sono ancora tante foto di cui parlare e questa mostra permette di vederne molte che meritano di essere guardate e ricordate a lungo sia per i temi che trattano che per la loro innegabile qualità tecnica e in molti casi anche estetica.

Elisa Pizzamiglio per MIfacciodiCultura

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