Al MET di New York va in scena la moda nell’era della tecnologia

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Al MET di New York va in scena la moda nell’era della tecnologia

Iris van Herpen.© Nicholas Alan Cope
Iris van Herpen. © Nicholas Alan Cope

Il 3 maggio è stata inaugurata una delle mostre più attese dell’anno. Si tratta della rassegna annuale dedicata alla moda dal Metropolitan Museum of Art (MET) di New York, intitolata Manus x Machina: Fashion In An Age Of Technology. L’esposizione, visitabile fino al 14 agosto, è dedicata alla relazione tra tecnologia e artigianato nella creazione di abiti di alta moda e di prêt-à-porter. La mostra comprende modelli realizzati a mano, a macchina ma anche alcuni grazie all’uso di stampanti 3D. Come quelli di Alexander McQueen e di Hiris van Herpen che sono stati modellati con le tecnologie della stampa 3D, della progettazione a computer e del taglio laser. In mostra sono presenti più di 150 abiti che vanno dal XX secolo fino ai giorni nostri.

Come di consueto, la mostra è stata inaugurata con un grande evento di beneficenza a cui hanno partecipato tutti i più famosi personaggi del mondo dell’arte, della musica e dello spettacolo che hanno indossato tutti abiti creati grazie al connubio tra moda e tecnologia. Vi sarà sicuramente capitato di vedere su Facebook, Instagram e sul web le più stravaganti foto e scatti delle celebrities del momento avvolti nei loro abiti in tema.

L’obiettivo della mostra e della serata di beneficenza, come ha affermato il curatore Andrew Bolton, era quello di «Esplorare la dicotomia tra haute-couture fatta a mano e i capi realizzati a macchina». Le due realtà, apparentemente opposte, in questi ultimi anni, si sono avvicinate sempre di più, catturando l’una alcuni elementi dall’altra. La mostra vuole infatti dimostrare che in verità la distanza non c’è mai stata e sancire per sempre la riconciliazione.

Manus x MachinaAl centro della sala principale è stato posizionato un sontuoso abito da sposa di Chanel, una costruzione neo-rinascimentale con uno strascico lungo parecchi metri interamente ricamato d’arabeschi d’oro. Il vestito è di neoprene e i ricami sono stati fatti alternando lavoro manuale ad applicazioni a macchina, da questo si evince il tema della mostra. L’esposizione è divisa per temi “decorativi” e racconta come, con il passare degli anni, sia cambiato quello che viene concepito come esclusivo, prezioso e sartoriale. Ecco perché le piume voluminose del vestito di Yves Saint Laurent sono messe a confronto con quelle di silicone di Iris Van Herpen, il tailleur Bar del 1947 di Christian Dior (all’epoca scandalosamente all’avanguardia) è appaiato al miniabito di placche metalliche di Paco Rabanne e al vestito-transformer radiocomandato di Hussein Chalayan, il pratico completo nero di Coco Chanel del 1925 è abbinato allo chemisier di nylon chiuso da una zip di Miuccia Prada.

È quindi evidente come l’antica riflessione che accompagna la nostra civiltà tra natura e artificio, o più semplicemente tra mano e macchina è stata modificata. Questa dicotomia negli anni è stata superata, anzi c’è come un ritorno al passato.

La moda più avanguardistica non è però già andata oltre la tecnologia intesa come futuribilità? Ormai, sembra una certa idea di lusso coincidere con il concetto stesso di primitivismo (e c’è chi parla infatti di tecno-primitivismo). Ed ecco allora a New York i teschi, le piume e le pelli tribal-couture di McQueen e di Hiris van Herpen. La tecnologia al servizio della moda sembra in definitiva plasmarsi e superarsi attraverso la sua stessa evoluzione, che comprende un tempo e uno spazio non necessariamente posti nel futuro. Una bella sfida.

Fabio Massaccesi – IO Donna

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Met Gala 2016

Questo è un altro chiaro esempio che dimostra che la riflessione più profonda viene sempre a New York accompagnata dalla frivolezza più sfrenata. Ecco che un evento culturale si trasforma in una festa esclusiva, causando un passaparola e una capillarità di proporzioni gigantesche. Anche se molti non sanno dell’apertura della mostra sicuramente avranno visto e sapranno parlare della parata di star che hanno sfilato la notte più importante dell’anno per gli amanti del fashion. Fra gli ospiti più attesi e commentati ci sono stati sicuramente: Madonna, Beyoncé, Colin Farrell, Ben Stiller, Lady Gaga, Emma Watson, Katy Perry…

Ogni anno infatti questo vento rappresenta il più importante appuntamento di fundraising per il museo americano. Vip della moda, dell’arte, divi e miliardari partecipano sfoggiando i vestiti più originali e stravaganti. Ancora una volta la cultura e l’arte vengono cosi messe in risalto. Lo scorso maggio per la mostra “Through the Looking Glass” gli incassi furono di 10 milioni di dollari.

Il premio di regina del red carpet, quest’anno è senza dubbio stato vinto da Claire Danes. L’attrice statunitense ha infatti stupito tutti con un abito davvero speciale: si tratta di un vestito da sera senza spalline con un lungo strascico che si illumina al buio, da vera e propria Cenerentola, grazie a delle speciali fibre ottiche.

Ecco che ancora una volta i nostri amici d’oltreoceano ci stupiscono con giochi di fuoco, riuscendo a far parlare di loro e nello stesso tempo investendo da buoni filantropi in eventi benefici e di grande importanza per la comunità. Ecco che il mero evento diventa lo strumento per migliorare e accrescere la visibilità di questi colossi dell’arte mondiale. Perché non prendiamo esempio noi italiani? Non dico sia sempre giusto tutto questo sfarzo, ma a volte il fine giustifica i mezzi.

Laura Cometa  per MIfacciodiCultura

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